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Polemiche in Nepal per la strage sull’Annapurna

Non si placano le polemiche per gli incidenti che hanno coinvolto uno dei circuiti di trekking più famosi del mondo, quello dell’Annapurna, dove almeno 30 scalatori sono morti per valanghe o bufere di neve.

LE ACCUSE – Uno degli escursionisti sopravvissuti alla tempesta di mercoledì scorso racconta che le guide nepalesi hanno portato alla morte diversi gruppi, nonostante le previsioni meteo avverse. Una «follia» alla quale alcuni sono scampati decidendo di tornare indietro, ma che ha reclamato decine di vittime e dispersi, alcuni dei quali ancora si cercano da mercoledì, quando insieme tempesta e numerose valanghe si sono abbattute sui numerosi escursionisti che attraversavano la zona dell’Annapurna Circuit.

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UN BILANCIO PESANTISSIMO – La tempesta sull’Himalaya ha finora mietuto una trentina di vittime tra gli escursionisti che si erano incamminati su quella parte dell’Annapuna Circuit, una delle vie più ambite dai trekker di tutto il mondo. Le vittime recuperate finora sono infatti sono di diverse nazionalità e ancora mancano all’appello una settantina tra guide ed escursionisti, tra i quali una trentina di canadesi. Paul Sherridan, un sergente di polizia britannico sentito da BBC, ha accusato senza mezzi termini la «follia» delle guide, che oltre a viaggiare leggere in quanto a dotazioni di sicurezza, hanno spinto gli escursionisti verso la tempesta che sapevano in arrivo, portando loro alla morte e se stessi al suicidio.

PORTATI ALLA MORTE – Sherridan ha raccontato come la tempesta sia cresciuta d’intensità mentre salivano e le guide abbiano incitato a proseguire, fino a quando non si è più visto niente e gli escursionisti non sono più stati in grado di capire dove fosse il cielo e dove il suolo. Il maltempo si è accanito in particolare su un punto di sosta a 4.500 metri d’altezza, dal quale i malcapitati hanno tentato di allontanarsi dirigendosi a valle, cercando di seguire i pali che segnano la pista e muovendosi nella neve fino al petto. Alcuni sono rimasti semplicemente congelati nel tentativo.

IL GOVERNO DEL NEPAL SI PRODIGA – Molti di loro sono ancora dispersi, si spera che abbiano trovato riparo nelle tende o in qualche anfratto, ma le speranze calano con il passare dei giorni, tanto che già chi pesa la tragedia come la peggiore che abbia mai colpito l’attività turistica sull’Himalaya. Il governo segue le operazioni di soccorso con la supervisione di due ministri e non risparmia sforzi, anche se i mezzi di cui può disporre sono quelli che sono.

 

portati alla morte dalle guide, dice uno dei sopravvissuti all’Annapurna