Tecnologia

Il governo combatte la pirateria. Da solo e a modo suo

LA CONTROFFENSIVA – La controrisposta di Guido Scorza, avvocato e presidente dell’Istituto per le Politiche dell’Innovazione è stata più dura che mai. In un articolo pubblicato su Punto Informatico parla di “ipocrisia di Stato” riferendosi alle frasi pronunciate in conferenza stampa da Bondi. Scorza ci avverte che le aperture del governo potrebbero essere solo una farsa:C’è il dubbio che l’istituzione del Comitato serva solo a ratificare e legittimare decisioni di politica legislativa in realtà già assunte nelle stanze dei bottoni. Così d’altro canto, si giustificherebbe il proposito annunciato dal prof. Masi di concludere i lavori in soli 60 giorni su una materia tanto complessa che ha impegnato i cugini francesi per oltre un anno“. E prima di entrare nel dettaglio della questione-pirateria aggiunge: “Sarà difficile prendere sul serio le audizioni che il coordinatore del Comitato ha annunciato di voler aprire e sarà difficile che qualcuno nel Palazzo sia realmente intenzionato ad ascoltare gli addetti ai lavori, i consumatori e gli addetti di categoria“. Scorza analizza, poi, punto per punto i tre articoli di cui è composta la proposta di legge del Governo.

CENSURA? – E’ con l’articolo 3 della bozza, che contiene una delega legislativa in bianco al governo per il varo entro 18 mesi di una nuova legge antipirateria, che si giunge al cuore del problema. Cosa ha in mente il governo? Il governo, si legge nella proposta, dovrà attribuire “specifici profili di diretta responsabilità civile, amministrativa e penale all’operato dei prestatori di servizi della società dell’informazione“. L’espressione “prestatore dei servizi della società dell’informazione” è, però, ambigua e stando alle norme europee rientrerebbero in questa categoria anche gli intermediari della comunicazione, che, fino ad oggi, sono “sottratti per legge a qualsiasi obbligo di sorveglianza sui contenuti immessi nella Rete dai propri utenti e, quindi, da qualsiasi responsabilità“. Questa imposizione di responsabilità agli intermediari della comunicazione significherebbe, spiega Scorza nel suo articolo, “indurre tali soggetti a porre in essere a propria tutela forme di censura privata e limitazione nella diffusione al pubblico di cultura digitale“. Stando all’articolo 3, inoltre, probabilmente verrebbe imposto e ed esteso il monopolio della Siae, sul mercato della intermediazione dei diritti d’autore anche nel contesto digitale: un appesantimento e limitazione, “sia sotto un profilo economico che burocratico, della circolazione dei contenuti digitali” protetti da diritto d’autore. Il governo tende, quindi, a seguire una linea simile a quella percorsa già dalla Francia di Sarkozy, seguendo la logica secondo la quale saranno gli utenti che dovrebbero violare gli altrui diritti d’autore a pagarne le conseguenze in un quadro sanzionatorio già esistente che non è certamente tenero. Sempre nell’articolo 3 si delega al governo l’introduzione di nuove sanzioni, civili, amministrative o anche penali per eventuali violazioni dei diritti d’autore in ambito telematico. Bisognerà monitorare con gli occhi ben aperti, quindi, sull’operato dell’esecutivo.

DISCUSSIONE – Molte posizioni espresse oggi dal governo sono rappresentate sul forum ufficiale della Presidenza del Consiglio, ma l’impressione è che quel dibattito non rispecchi fedelmente le posizioni degli utenti. Non sono certamente teneri, infatti, i commenti inviati su un altro forum esclusivamente dedicato al peer to peer. “Ora come ora il disegno di legge è proprio scandaloso“, si legge. Il messaggio seguente è sulla stessa linea: “Uscirà la solita legge ipocrita, sotto certi aspetti anche ignobile, per cercare di mettere un tappo ad una barca che fa acqua da tutte le parti“. Un altro scrive: “Era l’occasione buona per rivedere l’intero assetto normativo ponendosi, però in un’ottica di favore del p2p. Ed invece si continua a reprimere senza che venga messo in discussione alcunché. Ma, del resto, quando ad una simile riforma ci si approccia senza ascoltare o interloquire con l’altra campana, i risultati non potevano essere diversi…“. E ancora: “Non riesco a capire come mai hanno tanti problemi con le intercettazioni telefoniche, che sono uno sfregio alla libertà di espressione in questo paese, mentre si vuole instaurare una reprimenda ancora più severa nei controlli sul p2p, che al pari di quella sulla intercettazioni è anch’essa uno sfregio alle tanto sbandierate libertà di cui sopra“.

Un commento a Il governo combatte la pirateria. Da solo e a modo suo

  1. Se solo in Italia si potesse lavorare con meno ipocrisia chissà quante cose si potrebbero migliorare..

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