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pubblicato il 3 febbraio 2009 alle 14:30 dallo stesso autore - torna alla home

L’esecutivo affronta il problema dei diritti di copyright senza interpellare gli operatori del settore e si affida ad un forum su Internet per testare le opinioni degli utenti. Il popolo della Rete è preoccupato per una bozza di disegno di legge, apparentemente rispettosa delle libertà individuali, dalla quale potrebbero scaturire norme estremamente repressive e censuratrici

IL FORUM – La pirateria è un mostro che produce 5 miliardi di euro l’anno, che il governo ha deciso finalmente di contrastare: si sta attrezzando a scrivere nuove norme che regolamentino il mercato dei prodotti come film, libri, musica che attualmente40232 decreto pirateria art Il governo combatte la pirateria. Da solo e a modo suo ci accaparriamo indebitamente a costo zero fregando la Siae. E come in ogni democrazia che si rispetti (!) per sondare il campo, invece di affidarsi agli esperti del settore e di coinvolgerli in una discussione sul tema dei diritti d’autore nel mondo del digitale e del multimediale ci si è affidati ad un forum su Internet aperto a tutti. Un’idea innovativa, a quanto pare, se non fosse che il forum in circa una settimana di attività ha raccolto solo poco più di 500 messaggi e pochissime discussioni animate. Il dubbio che si tratti di una farsa nasce spontaneo. Alla mattina di domenica primo febbraio gli ultimi messaggi postati risalivano al venerdì sera. Davvero poco, come se si trattasse di un forum di una lega del fantacalcio tra amici. E, oltretutto, i circa 500 messaggi sono stati inviati da utenti che hanno lasciato nelle varie discussioni oltre 10 messaggi ciascuno, alcuni addirittura 23, 34, 35, 90. Possono bastare qualche decina di navigatori che decidono, per puro caso o no, di imbattersi in un forum antipirateria, ad essere target di riferimento di tutta la Rete? E in caso di idee contrastanti esposte sul forum quali verranno prese in considerazione?

FRANCIA-USA-ITALIA – In Francia già si è provveduto ad una regolamentazione del settore. Anzi ci avevano provato. Dottrina Sarkozy l’avevano chiamata. Si trattava di una disciplina drastica, che qualcuno addirittura definisce medioevale, perché conteneva misure di Bondi Corsaro Il governo combatte la pirateria. Da solo e a modo suoprevenzione eccessive accompagnate da un controllo totale sul traffico telematico. Nel caso un’utente scaricasse materiale illecito da Internet, infatti, sarebbe stato inizialmente avvisato con una mail, nel caso avesse ripetuto il gesto una seconda volta gli sarebbe stata inviata una lettera tramite posta ordinaria, la terza volta gli sarebbe stato impedito l’accesso alla rete. Il provvedimento transalpino approvato a fine settembre, per la gioia degli internauti, fu giudicato negativamente dal Parlamento Europeo, che lo bocciò ad inizio ottobre. Si espresse così la Commissione: “Nessuna restrizione può essere imposta ai diritti e alle libertà fondamentali degli utenti finali, segnatamente in accordo con l’Art.11 della Carta dei diritti fondamentali dell’Ue sulla libertà di espressione e di informazione“. Fu sventato, quindi, ogni pericolo di scomparsa del peer to peer e di trasformazione dei Provider in poliziotti della rete. Negli Stati Uniti, invece, durante l’amministrazione Bush, una norma simile alla proposta francese, il Child Safe Act, che avrebbe potuto introdurre pesanti vincoli alla diffusione e pubblicazione di video e notizie sul web, ebbe la stessa sorte della Dottrina Sarkozy: fu bocciato perchè anticostituzionale. E intanto l’Italia che fa? E’ il 15 settembre 2008 quando con un decreto del Presidente del Consiglio viene istituito d’intesa con il Ministro per i beni e le attività culturali, un Comitato tecnico contro la pirateria digitale e multimediale.

L’OPPOSIZIONE – La vita del Comitato, però, fin dai primi giorni non è stata semplice. Nei giorni successivi alla sua istituzione, Adiconsum, AIIP, Altroconsumo, Assoprovider, Centro Nexa, Società del Politecnico di Torino e Istituto per le politiche dell’innovazione, insomma, tutte le associazioni di consumatori e di operatori del mercato (provider, innovatori, industriali audiovisivi) si fecero vive attraverso una lettera indirizzata al Ministro Sandro Bondi e al Prof. Mauro Masi, Segretario Generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, nella quale esprimevano le loro perplessità sull’iniziativa ed in particolare sulla esclusione dal tavolo delle trattative dei diretti interessati. Si leggeva nella missiva: “Desta preoccupazione la circostanza che nell’istituire ilpirateria cinema art Il governo combatte la pirateria. Da solo e a modo suo Comitato tecnico si sia ritenuto di non coinvolgere sin dall’inizio ed in modo strutturato e permanente i rappresentanti delle numerose categorie interessate e si sia scelto di affrontare il delicato tema della cultura nella società dell’informazione nella limitata e limitante prospettiva della lotta alla pirateria“. Avevano provato a spiegare a Bondi e Masi che sarebbe stato meglio affrontare il problema della lotta alla pirateria di pari passo con l’incentivazione all’utilizzo legale dei contenuti protetti da diritti d’autore, così come avevano pensato di fare in Francia, unico aspetto positivo di una riforma transalpina non condivisibile.

LA RISPOSTA – Qual è stata la risposta dei rappresentanti del governo ai firmatari della lettera? Lo spettro di una nuova dottrina liberticida, alla Sarkozy, era più che mai vivo. La risposta è stata soddisfacente, anche se si tratta pur sempre di parole. Il 14 gennaio proprio gli stessi Bondi e Masi in conferenza stampa hanno annunciato l’avvenuto insediamento del Comitato tecnico contro la pirateria multimediale e digitale con la promessa che il Comitato avrebbe lavorato di concerto con il popolo della rete e che le soluzioni elaborate non sarebbero state, in nessun caso, persecutorie o limitative dei diritti degli utenti. Si parlava di trasparenza e di apertura a tutti gli operatori del settore. “Occorre tener conto del progresso tecnologico trovando soluzioni equilibrate tra le libertà individuali, l’interesse pubblico e le esigenze di un Paese tutelando al contempo il diritto d’autore“, diceva Bondi.

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