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La mamma che mentiva per collegare l’autismo del figlio ai vaccini

Un tribunale britannico scava nelle dichiarazioni di una mamma e scopre che ha mentito e sottoposto il figlio a terapie molto discutibili, perché ossessionata dalla credenza in un complotto per nascondere le pericolosità del vaccino trivalente.

Foto: Timothyarchibald.com
Foto: Timothyarchibald.com

UNA SENTENZA RARA – Il giudice britannico che ha scritto la sentenza nella quale cerca di spiegare il comportamento di E. si è spinto a ipotizzare una sindrome di Münchhausen (un disturbo psichiatrico in cui le persone colpite fingono la malattia od un trauma psicologico per attirare attenzione e simpatia verso di sé) appoggiata sulla malattia del figlio. Quello che colpisce infatti è come gli inquirenti abbiano ricostruito una serie di follie compiute dalla madre di un figlio colpito da autismo, che per anni avrebbe mentito al solo scopo di collegare la malattia del figlio con il vaccino trivalente.

I DANNI DI UNA FAMOSA BUFALA – E. è una delle «mamme di Wakefield» definizione che indica le madri di figli autistici che sono cadute nell’ignobile beffa dell’omonimo dottore britannico, che confezionò dolosamente uno studio per poter affermare la correlazione tra vaccini e autismo. Si scoprì che aveva anche brevettato un proprio vaccino «più sicuro» e che la sua ricerca era un po’ troppo  di parte. Una bugia di grande successo, visto che ancora oggi c’è chi ci crede nonostante lo studio sia stato sbugiardato e Wakefield, che aveva «inventato» anche altre patologie con gli stessi metodi è stato inibito dal praticare la professione medica.

LE PENE PER IL FIGLIO – Le conseguenze sono state raccapriccianti, E. ad esempio è arrivata a foderare la stanza del figlio con fogli d’alluminio e persino a lasciarli per mesi con un ascesso dentario, progettando poi di spedire il dente a Wakefield perché lo eliminasse. A questo ha aggiunto il ricorso a diverse cure alternative e il rifiuto di pratiche note per giovare alle persone che si trovano nella condizione del figlio, spingendo alla fine il giudice a toglierle la tutela dello stesso.

UN’ATTIVISTA ENERGICA – E. era anche attivissima nella campagna contro i vaccini e non si comportava per niente da matta all’apparenza, ma secondo i giudici è dimostARato dalle sue stesse dichiarazioni e dalle cartelle cliniche che abbia mentito sistematicamente. Il figlio cominciò a manifestare segni della grave malattia già rpima di aver compiuto un anno di vita, quando in seguito a una crisi respiratoria diventò impossibile tenerlo sdraiato senza che rischiasse il soffocamento. Il vaccino lo ricevette molto dopo, all’età di 18 mesi e senza che i sanitari annotassero conseguenze o le lamentasse la madre, che solo in seguito, venuta a conoscenza delle teorie di Wakefield, aggiustò i suoi ricordi fino a collegare il vaccino all’insorgere della malattia.

ERAN TUTTE BUGIE – E con il passare degli anni la storia si è gonfiata, gli ultimi racconti della donna sono arrivati a raccontare che dopo il vaccino ha avuto sei ore di convulsioni e poi sei mesi di «permanente stato vegetativo», una menzogna anche se confrontata con i suoi «ricordi» precedenti, variamente pubblicizzati in passato. Il racconto della reazione al vaccino è stato dimostrato falso, così com’è stato dimostrato che il bambino fosse già visibilmente malato mesi prima di ricevere il vaccino, ma secondo il giudice il problema non è tanto nelle convinzioni della madre, quanto nel fatto che sulla base di quelle convinzioni abbia nuociuto al figlio e alla sua salute, sottoponendolo a cure dalla dubbia efficacia ed evitandogli invece terapie di provata utilità.