Sbatti l’uomo nero in prima pagina

02/02/2009 - Quando la notizia la fa la nazionalità: breve compendio del sistema di informazione italiano, che lavora per chi governa e non per chi legge. E che spinge così tanto l’opinione pubblica da creare ‘mostri’ come quello di Nettuno. Non c’è

     
 

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Quando la notizia la fa la nazionalità: breve compendio del sistema di informazione italiano, che lavora per chi governa e non per chi legge. E che spinge così tanto l’opinione pubblica da creare ‘mostri’ come quello di Nettuno.

Non c’è nemmeno bisogno di chiedersi come mai, ieri mattina, tre ragazzi di 16, 19 e 29 anni hanno dato fuoco ad un clochard indiano a Nettuno, porte di Roma. E non tanto perché i protagonisti della storia hanno già trovato qualcuno disposto a supportarli nell’obiettivo di uscire con la minor pena possibile, visto che “i tre ragazzi hanno spiegato di aver aggredito l’uomo in uno stato alterato da alcol e hashish e che nel loro gesto non ci sarebbero stati motivi razziali“. E nemmeno perché anche loro hanno capito che tanto vale dichiararsi il meno possibile responsabili delle proprie azioni, visto che hanno anche dichiarato di aver fatto tutto “sotto l’effetto di alcool e droga”. Dimenticando di ricordare che di queste sostanze fanno uso percentuali piuttosto alte di giovani, che però non per questo poi vanno a dar fuoco alla gente. Non ce n’è bisogno perché ormai, nella deriva dell’opinione pubblica italiana, gesti di questo tipo sono paradossalmente “supportati” – anche se con vergogna – da quella parte di popolazione che aprendo i giornali, la mattina, non fa che sibilare tra i denti frasi come “non sono razzista, ma questi…” oppure “sono sempre loro, un motivo ci sarà“. Già, un motivo c’è: quando sono gli altri, nessuno lo dice.

QUALCHE ESEMPIO - Il modo di trattare le notizie di cronaca da parte dei giornali è quantomeno bizzarro, in effetti. Dice bene Stampa rassegnata, sembra che il reato di stupro in sé non sia tanto grave, se lo commette un italiano. Questo modo di trattare le notizie non è nuovo, anzi: sin dal periodo delle elezioni romane, vinte a suon di “rumeni stuprano donna in stazione”, era chiaro che a far notizia non è la violenza sulla donna, ma la violenza sulla donna italiana – o comunque di una parte “buona” del mondo – commessa da uno straniero. Possibilmente romeno o di pelle scura. Difatti quando è un musulmano a picchiare la propria donna le prime pagine si sprecano, così come le urla dei politici in gonnella: quando accade a Reggio Emilia, non importa a nessuno. Se un gruppo di immigrati violenta un’italiana accade il finimondo, se invece usa violenza su una connazionale è evidentemente meno grave. Per non parlare del famigerato termine branco, la cui etimologia evidentemente comprende la nazionalità di chi ne fa parte, dato che quando a molestare le ragazze sono sette universitari fiorentini, al massimo è un “gruppo“. Nessuno ha mai visto sbattuta in prima pagina la foto degli stupratori nostrani, al massimo qualcuna ma con le facce oscurate, mentre le fotogallery dei rumeni si sprecano così come i titoli dalle tinte fosche (“Stupro, ecco il ‘covo’ dei rumeni”). L’esempio più lampante, non a caso preso da “La Padania”, elenca con dovizia di particolari le nazionalità dei vari stupratori dimenticando però di indicare quella del criminale di Terni. Forse perché era italiano. Il problema è che questo tipo di informazione non la fa solo La Padania, da cui ci si aspetta questo e altro, ma tutti i quotidiani italiani, di destra, sinistra e centro.

UN COSTUME, UN PERCHE’ - Le 5 W del giornalismo soltanto in Italia diventando 6 con l’aggiunta di “Where is he from?”. E non è certo un caso, o una forma di giornalismo diversa. E’ sintomo, semplicemente, di una visione dell’informazione asservita alla vita politica del paese, ma nella maniera più subdola. Non si può negare che in ogni paese del mondo i giornali portino avanti determinati discorsi per interesse di parte. Sono rari i quotidiani o tabloid che non possano definirsi politicamente in qualche modo. Eppure nel complesso l’informazione straniera riesce comunque solitamente a far emergere notizie, informazioni, scandali a prescindere dal volere di chi governa, perlomeno in quelle che si definiscono “democrazie“. Qui questo non accade: i criteri di notiziabilità italiani prevedono come fondamentale la convenienza politica del fatto successo. Quanto accadde durante la campagna elettorale per il Campidoglio, ad esempio, non ha simili in nessuna parte del mondo. A nessun giornalista straniero verrebbe in mente di parlare di uno stupro solo per gonfiare una questione ad uso e consumo dei candidati alle elezioni, per poi dimenticarsene totalmente una volta chiuse le urne. A Roma gli stupri sono continuati anche dopo le elezioni, quasi tutti i giorni, eppure né Repubblica Corriere hanno continuato ad aprirci. Direbbero gli accademici che questo uso (sconsiderato) dell’agenda setting serve semplicemente a condurre l’opinione pubblica di volta in volta verso un problema diverso, quello scelto per lei da chi scrive. Ed è qui la distorsione del sistema italiano: mentre altrove varie scalette permettono ad un osservatore attento di avere sotto mano tutti i temi davvero importanti, qui una notizia può essere un giorno da titolo rosso e quello successivo da pagina della cronaca locale, a seconda degli interessi di palazzo. E nessun altro giornale può proporre un “menù” diverso al suo lettore, dato che tutti, all’emergere del “tema della settimana“, ci si lanciano per cercare di influenzare chi legge e spingerlo verso la propria posizione politica.

ROVEDA, SCRIVI “IMMIGRATO” - E’ proprio come nella famosa “lezione di giornalismo” che il direttore de Il Giornale interpretato da Volonté impartisce al giovane Roveda in “Sbatti il mostro in prima pagina”. Non si scrive per dare un’informazione a chi legge, ma per influenzarne il pensiero. L’esatto contrario del giornalismo, quello che si prefigge di poter dare una fotografia della realtà più possibile vicino a come si è vista, per poter permettere a tutti di costruirsi, maieuticamente, la propria opinione. Lo spaccato di giornalismo del film, pur riferendosi agli anni 70, interpreta benissimo anche la realtà odierna, se al posto di “calabrese” ci si mette “rumeno” (o “albanese” qualche annetto fa). Quanto è accaduto oggi a Nettuno è figlio anche e soprattutto di questo continuo tentativo di influenzare la pubblica opinione per farle accettare questo o quel provvedimento. Un abuso che genera mostri – a partire dai linciaggi per finire ai ragazzini piromani – e li culla nella consapevolezza che pur aver commesso reati violenti si è “capiti” e forse, di nascosto, anche supportati. Perché malgrado la finta indignazione che riporta il giornalista  ogni volta che si imbatte in questo o quel gruppo razzista su facebook, non può dimenticare di esserne padre anche lui. Di aver creato questo clima ogni volta che scriveva “rumeno” dopo violentatore. Altrove non lo fanno, eppure lo stupro rimane un reato orribile e chi lo compie è punito. “Giornalismo è diffondere ciò che qualcuno non vuole si sappia; il resto è propaganda.” dice Horacio Verbitsky. Ai posteri la (poco) ardua sentenza.

     
 

37 Commenti

  1. topinamburs scrive:

    No, proprio questo non va bene.

    Primo: non è vero che gli stupratori e vari altri criminali italiani vengono pubblicati a volto oscurato. Basti vedere l’imbecille di Capodanno, che è finito sui giornali e pure in video con nome, cognome e faccia da fighettino ripulito. Anche i deficienti che hanno dato fuoco all’immigrato indiano sono finiti sui giornali, e più che le loro facce a me hanno colpito i loro vestiti “giusti”. Facendomi pensare a Houellebecq e al parallelo tra i criteri della popolarità e quelli del nazismo. Ero stupita da quello cicciottello, di solito sono sempre esteticamente vincenti questi Alex d’accatto.

    Secondo: questo pezzo mi sembra animato dallo stesso buonismo per cui “I romeni commettono solo il 10% dei crimini”, dimenticandosi che non sono il 10% della popolazione. Ma mi spieghi perchè dobbiamo fare collettivamente un favore al governo della Romania, ben lieto di sbarazzarsi di certi personaggi? Non è un caso che ai ripetuti tentativi del nostro ministero degli Esteri di far scontare in patria la pena ai criminali romeni le autorità di Bucarest abbiano sempre risposto picche. Ovviamente basta un po’ di intelligenza per capire perfettamente che non tutti gli immigrati sono delinquenti, però è anche vero che i governi di alcuni paesi vedono come la manna dal cielo l’allontanamento di elementi pericolosi dal proprio territorio. Vero che noi abbiamo esportato mafiosi ai quattro angoli del globo, ma non mi sembra cosa di cui andare fieri.

    Questo tipo di posizioni sono animate di norma da un’esperienza del tipo “Ah ma a me non hanno mai dato fastidio”. E certo, anche a me quando mi vestivo da punk e giravo per gli squat londinesi nessuno dava fastidio. Però poi col tempo ho capito che anche gli altri hanno diritto a non essere aggrediti, e l’ho capito in particolare mentre cercavo di entrare a un concerto senza aver avuto tempo di cambiarmi dopo il lavoro.

  2. domego scrive:

    mi fanno veramente schifo tutti quelli che dicono:”anche gli italiani commettono reati e nessuno dà loro il giusto peso”.

    1) IN PRIMO LUOGO E’ APPURATO CHE GLI IMMIGRATI PUR ESSENDO IN MINORANZA SUL TERRITORIO SONO QUELLI COMMETTONO LA MAGGIORANZA DEI REATI. (anche un analfabeta digiuno di statistica, arriverebbe a ovvie conclusioni).

    2) IN SECONDO LUOGO IL REATO COMMESSO DA UN IMMIGRATO E’ DOPPIAMENTE GRAVE SIA PERCHE’ NON AVREBBE DOVUTO TROVARSI SUL NOSTRO TERRITORIO, SIA PERCHE’OLTRE A DELINQUERE, TRADISCE IL PAESE CHE GLI HA DATO OSPITALITA’. (quanti di voi ospitati da un amico, lo deruberebbero, lo ucciderebbereo gli stuprerebbero la moglie???)

  3. topinamburs scrive:

    Postilla sulle violenze familiari. La categoria mi è particolarmente odiosa perchè si suppone che all’interno della famiglia si esprima tutt’altro che rancore e violenza. Da questo punto di vista, come da altri, vorrei un mondo più simile agli USA, dove persino una star dello sport come Dennis Rodman è stata condannata per aver picchiato la propria fidanzata (multa e community service, ma soprattutto un restraining order di quelli che vuole introdurre la nostra nuova normativa sullo stalking). Non parliamo poi delle percosse ai figli, che sono un abominio. Detto questo, sono razzista se osservo che la violenza fisica contro la moglie è considerata con molta maggiore indulgenza nelle famiglie musulmane, soprattutto essendo che certo tra le fila degli immigrati non si trovano fini intellettuali turchi ma operai marocchini? Non credo di essere nè integralista nè xenofoba se constato che molti matrimoni misti, lei cristiana e lui musulmano, sono naufragati proprio contro la diversa concezione dei diritti delle donne: basta guardare un po’ di giurisprudenza. Di ciò che accade tra le mura delle famiglie arabe abbiamo meno notizia dai tribunali, ma se fate attenzione la cosa è palese anche solo a guardare le facce delle donne nei ristoranti egiziani, marocchini, algerini…

  4. Loska scrive:

    Oh regà, se po’ dì che co’ sta cantilena del buonismo avete rotto 3/4 di, imparatene un’altra dal vademecum, che ogni tanto bisogna anche variare nella vita. Che il giornalismo nostrano si butti a garganella sui casi di violenza commessa da immigrati è tanto più palese quanto si leggono commenti di gente che dice che statisticamente in Italia chi commette più reati è un immigrato o che “IN SECONDO LUOGO IL REATO COMMESSO DA UN IMMIGRATO E’ DOPPIAMENTE GRAVE SIA PERCHE’ NON AVREBBE DOVUTO TROVARSI SUL NOSTRO TERRITORIO”. Le statistiche, chi afferma tali assurdità, se le andasse a rileggere. Qui nessuno vuole impunità per gli immigrati, qui si vuole che quando qualcuno commette un reato, come in tutti i paesi civili, non conti tanto la sua nazionalità ma il reato che ha commesso. Perché come oggi i romeni sono sotto la lente, così lo erano gli albanesi anni fa. Cos’è, i geni di queste “razze” li portano a delinquere ad orologeria? Daje su.
    E’ una questione di civiltà, anche giornalistica, prima che di buon senso e professionalità. Poi i discorsi di buonismo, come ci si veste (non ho capito, se la gente non mi fa entrare ai concerti perché è idiota e si basa su come mi vesto cosa dovrebbe centrarci con l’essere aggredita? Se un pazzo ti aggredisce perché sei vestito strano, ora è anche colpa tua e non del pazzo furioso? Annamo bene!) sono del tutto off topic, così come le stereotipate accuse di buonismo che vanno a braccetto con le opposte posizioni borgheziane del tipo “trattamoli peggio che manco al loro paese questi li vonno”. Innanzitutto bisogna vedere se per la diplomazia internazionale può esistere che un paese rimandi a caso i delinquenti a casa propria (in parole semplici: se po’ fà? come?) senza una richiesta di estradizione, prima di dare fiato alla bocca (come per tutte le cose) in secondo luogo cosa c’entra? Se questi vengono in Italia, come ho letto da qualcuno, perché qui si delinque a gogo, la colpa di chi è? Non è nostra e del nostro sistema del cazzo? Sarà colpa del governo libico, forse, se non sappiamo fare applicare le leggi?

    Poi vabbeh, che si legga in faccia “alle donne musulmane” il maltrattamento dei loro uomini è tutto da vedere. Ho visto donne musulmane accompagnate al treno dai loro mariti con amore, je portavano tutte le valige – la mia, da 40 chili, dovevo trascinarmela da sola e mi aiutavano pure – e si assinceravano che all’arrivo ci fosse qualcuno ad aiutarle. E quindi? Poi, su cosa mi dovrei basare io sul mio giudizio? Non sulla mia esperienza ma sulle cagate che mi si raccontano? Di questo passo a Hitler ha fatto bene il passo è breve, tanto “lo dicono”… boh sarò io che a prima mattina non connetto…

  5. Alessandro Bernardini scrive:

    Grazie Loska. Ottimo pezzo. Una cosa: ma la gente che legge ha capito che tu parlavi del modo in cui i media trattano le notizie in base, diciamo così, alla geografia? Poco mi pare. E’ vero che tutt* hanno il diritto di parlare, ma molti dovrebbero avere il dovere di fare silenzio.

  6. vertigoz scrive:

    \\\”1) IN PRIMO LUOGO E’ APPURATO CHE GLI IMMIGRATI PUR ESSENDO IN MINORANZA SUL TERRITORIO SONO QUELLI COMMETTONO LA MAGGIORANZA DEI REATI. (anche un analfabeta digiuno di statistica, arriverebbe a ovvie conclusioni).\\\”

    è appurato da chi? da te? mi citi una fonte per piacere?

    \\\”2) IN SECONDO LUOGO IL REATO COMMESSO DA UN IMMIGRATO E’ DOPPIAMENTE GRAVE SIA PERCHE’ NON AVREBBE DOVUTO TROVARSI SUL NOSTRO TERRITORIO, SIA PERCHE’OLTRE A DELINQUERE, TRADISCE IL PAESE CHE GLI HA DATO OSPITALITA’. (quanti di voi ospitati da un amico, lo deruberebbero, lo ucciderebbereo gli stuprerebbero la moglie???)\\\”

    ma li ospiti tu gli immigrati? stanno a casa tua? lo sai che la romania è nella comunità europea e quindi i romeni vanno un po\\\’ dove cazzo gli pare?

  7. vertigoz scrive:

    “Detto questo, sono razzista se osservo che la violenza fisica contro la moglie è considerata con molta maggiore indulgenza nelle famiglie musulmane, soprattutto essendo che certo tra le fila degli immigrati non si trovano fini intellettuali turchi ma operai marocchini?”

    no, non sei razzista, ma è la violenza verso le donne era molto diffusa fino a non molto tempo fa (e spero non più) anche tra calabresi e siciliani, di provata fede cattolica. il razzismo non è prendersela con un rumeno, è credere se un rumeno delinque ci deve andare di mezzo tutta la “categoria”. sarebbe come dire che ai tempi delle brigate rosse erano giustificate ritorsioni contro qualsiasi italiano per il solo motivo che le brigate rosse erano italiane. la responsabilità, a parer mio, è sempre e solo individuale.

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