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Legge di Stabilità, ecco chi ci guadagna

Meno tasse per dipendenti, autonomi, famiglie e imprese. La nuova manovra finanziaria presentata dal governo Renzi punta a ridurre il carico fiscale in maniera rilevante per ogni categoria di lavoratori, soprattutto se a basso reddito, e a dare ossigeno nello stesso tempo anche alle tasche di chi ha figli a carico e alle casse delle aziende. Si tratta di una Legge di Stabilità incentrata innanzitutto sulla spending review da 15 miliardi della quale dovrebbero farsi carico sia lo Stato centrale che le Regioni e i Comuni.

 

Inaugurazione del nuovo stabilimento di frigoriferi di Merloni Elettrodomestici(Foto: Roberto Monaldo / LaPresse)

 

NIENTE CONTRIBUTI PER ASSUNZIONI A TEMPO INDETERMINATO – Ne parlano Antonella Baccaro ed Enrico Marro sul Corriere della Sera. Viene innanzitutto confermato il beneficio di 80 euro mensili per i dipendenti introdotto a fine maggio dal decreto Irpef. Ora il bonus diviene definitivo, anche se cambia natura trasformandosi in un credito d’imposta, uno sgravio in busta paga. Viene poi istituito presso il ministero dell’Economia un fondo da 500 milioni di euro l’anno da destinare ad interventi a favore delle famiglie, anche attraverso misure di carattere fiscale e viene incrementato di 500 milioni il fondo per la ‘social card’. Un’altra misura che può subito aumentare la propensione al consumi di lavoratori e famiglie riguarda la liquidazione da anticipare in busta paga. La misura parte in forma sperimentale nel luglio 2015 (con effetto retroattivo da gennaio 2015) ed arriva al giugno 2018. L’anticipo del Tfr è volontario e riguarda solo i lavoratori dipendenti del settore privato, esclusi quelli domestici e agricoli. Il trasferimento in busta paga converrà soprattutto ai lavoratori con reddito fino a 15mila euro, considerando che sul Tfr graverà la tassazione ordinaria e non quella separata. Per i redditi più bassi verrà invece applicata la stessa aliquota del 23%. Secondo alcuni studi per i redditi fino a 28mila euro la maggiore tassazione sarà di 50 euro. Restano infine le agevolazioni per chi vuol ristrutturare la casa. Si tratta di detrazioni al 65% sugli interventi di riqualificazione energetica degli edifici (misura introdotta dal governo Letta nel giugno 2013) e al 50% sulle ristrutturazioni semplici.

COSTO DEL LAVORO RIDOTTO – Per quanto riguarda le imprese, la deducibilità integrale del costo del lavoro dall’imponibile Irap vale in media per l’azienda un risparmio di circa 700 euro su ogni dipendente. Lo sconto varia in base alla retribuzione lorda e andrà a vantaggio delle aziende ad altà intensità di manodopera. La misura si somma al taglio dell’aliquota Irap dal 3,9 al 3,5% già scattato lo scorso giugno. Altro punto cardine della manovra riguarda le assunzioni a tempo indeterminato nel corso del 2015. Le aziende che dal primo gennaio al 31 dicembre assumeranno a tempo indeterminato non pagheranno i contributi all’Inps per tre anni, fino ad un massimo di 6.200 euro l’anno, ottenendo un risparmio consistente sul costo del lavoro. Dal beneficio vengono esclusi i lavoratori del settore agricolo, i contratti di apprendistato e i lavori domestici, ed anche coloro che sono stati impiegati con contratto a tempo indeterminato nei sei mesi precedenti. Spuntano poi aiuti anche alle partite Iva, soprattutto sul fronte del regime dei minimi. In pratica ci sarà un alleggerimento delle tasse per gli autonomi con reddito annuo inferiore ai 15mila euro lordi. Il nuovo sistema prevede un aumento dell’aliquota forfettaria (comprensiva di Irpef e addizionali, Iva e Irap) dal 5 al 15%, ma viene estesa la platea dei beneficiari. Dovrebbero trarne vantaggio complessivamente circa 900mila contribuenti, stando a quanto riferito dal premier Renzi. Il mancato gettito dovrebbe essere di 800 milioni di euro e lo sconto pari a circa 900 euro per ogni partita Iva.

REGIONI IN DISACCORDO – Dalle prime linee guida presentate dal governo, insomma, sembra che i benefici della manovra siano destinati in maniera consistente sia ai lavoratori che ai dipendenti. Ma le prime cifre sulla legge finanziaria hanno innescato una dura reazione da parte di governatori delle Regioni e amministratori locali preoccupati per l’ulteriore taglio alle risorse. Alla conferenza stampa delle Regioni e delle province autonome il presidente piemontese Sergio Chiamparino ha parlato di tagli «non sostenibili». «È come fare la spesa con i soldi degli altri», ha aggiunto il governatore campano Stefano Caldoro. Il presidente del Consiglio ha mostrato di non essere intenzionato a fare passi indietro. «Una manovra di 36 miliardi e le Regioni si lamentano di 1 in più? Comincino dai loro sprechi anziché minacciare le tasse #noalibi», ha scritto su Twitter.

(Foto di copertina: Marco Alpozzi / LaPresse)