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Da Lockheed un annuncio molto promettente sulla fusione nucleare

L’azienda dice di poter produrre un prototipo funzionante nel giro di pochi anni e sollecita il contributo di tecnici e investitori per sviluppare al meglio quello che dice essere il progetto di un reattore a fusione compatto.

I neutroni rilasciati dal plasma (in viola), trasferiranno il calore alle turbine attraverso le pareti del reattore (Via Lockheed Martin)
I neutroni rilasciati dal plasma (in viola), trasferiranno il calore alle turbine attraverso le pareti del reattore (Via Lockheed Martin)

L’ANNUNCIO – La divisione Skunk Work di Lockheed Martin (In copertina la sede di Panandale) ha diffuso un annuncio decisamente atipico che sta facendo molto rumore, dicendo in pratica di aver scoperto la strada che porterà alla costruzione di un reattore a fusione compatto, che significa delle dimensioni di un container per un impianto da 100 MW.

UN ANNUNCIO POTENZIALMENTE EPOCALE – Se è vero significa che la scoperta del secolo è alle porte, perché realizzare la fusione significa più o meno scoprire il sacro graal dell’energia pulita e illimitata, se non proprio gratuita. Il processo di fusione non produce scorie e non presenta i rischi di della fissione, il sistema attualmente in uso nelle centrali nucleari e non dipende dalla disponibilità di carburanti costosi, pericolosi e difficili da reperire. L’idea di Lockheed poi permetterebbe di saltare a più pari l’enorme complessità di progetti come il reattore ITER, l’esperimento più avanzato in materia di fusione e per di più di realizzare dispositivi scalabili che possono essere usati come fonte di energia anche su navi, aerei, astronavi o altri veicoli, così come potrebbero essere impiegati anche per portare energia in zone remote e lontane dalle reti elettriche.

CI VUOLE PRUDENZA – Troppa grazia, tanto che annunci del genere devono essere accolti con estrema prudenza, anche quando vengono da un’istituzione con un’ottima reputazione scientifica come quella di uno delle prime corporation al mondo, specializzata nella costruzione di aerei, veicoli spaziali e sistemi d’arma e in particolare della sua divisione specializzata in progetti impossibili o al limite del possibile. Ancora più notevole è che in questo caso i promotori del progetto si mostrino disposti a condividerlo e chiedano aiuto per concluderlo al più presto, decisamente agli antipodi dell’atteggiamento esibito da quanti fino ad ora si sono spesi in simili annunci per poi sparire nella vergogna.

L’IDEA DI LOCKHEED – Ma alla Skunk Works dicono che sulla carta il loro progetto funziona e che vale la pena di addentrarsi nella fase di realizzazione, il dispositivo pone sfide tecniche in teoria già tutte superabili, dicono i suoi promotori, che però non sono tanto arroganti da dare la sfida per già vinta e chiedono aiuto a chi abbia le competenze e le risorse per fornirlo. Per ora il giudizio degli scienziati resta sospeso in attesa di saperne di più, ma è chiaro che si tratta comunque di un annuncio destinato a fare rumore, almeno per ora. Se e quando  riusciranno nell’impresa non si può dire, come non si possono prendere per oro colato la previsioni che dicono di appena 10/20 anni che ci separano dai primi impianti e poi dalla loro commercializzazione di massa.