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Serbia-Albania, il fratello del premier Rama: «Non mi hanno arrestato»

Emergono nuovi particolari sugli scontri tra calciatori e tifosi di Serbia e Albania avvenuti martedì sera a Belgrado. Olsi Rama, fratello del premier albanese Edi Rama, in un’intervista rilasciata all’emittente tv statunitense Voice of America, ha raccontato di non essere mai stato arrestato o fermato dalla polizia serba, smentendo così categoricamente le notizie diffuse dai media e dalle autorità di Belgrado. Stando a quanto raccontato in questi giorni il fratello del Primo ministro sarebbe stato bloccato dalle forze dell’ordine perché sospettato di aver telecomandato il drone con la mappa della Grande Albania apparso mentre si disputava il match tra nazionali valido per le qualificazioni agli Europei 2016. Ma Olsi racconta di essere rimasto insieme alla delegazione della federazione albanese, composta da giornalisti ed imprenditori, nelle cabine della zona vip dello stadio.

 

Euro 2016, caos a Belgrado: sospesa Serbia - Albania(Foto da archivio LaPresse. Credit: AP Photo / Marko Drobnjakovic)

 

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«SITUAZIONE AGGRAVATASI DOPO L’EPISODIO DEL DRONE» – «Dall’inizio – ha spiegato Olsi a Voice of America – c’era un’aria tesa allo stadio. I tifosi serbi che si trovavano in tribuna, non sapevano che eravamo albanesi. Lo hanno notato mentre abbiamo esultato nelle occasioni da gol della nostra nazionale e subito sono partiti gli insulti e lanci di oggetti vari in nostra direzione». «La polizia – ha continuato il fratello del premier albanese – è intervenuta e ci hanno spostato in un altro settore. La situazione si è aggravata dopo l’episodio del drone. Io tenevo in mano un telefonino e una macchina fotografica semi professionale e stavo scattando delle foto. Improvvisamente è apparso un gruppo di agenti di polizia. Mi hanno chiesto di mostrare loro il mio telefonino e la macchina fotografica. Hanno esaminato i due apparecchi. Sarà durata massimo dieci minuti e poi sono andati via, dicendomi ‘Nessun problema, nessun problema’».

 

(Foto in gallery da archivio LaPresse. Credit: AP Photo / Marko Drobnjakovic)

 

«CI HANNO TRATTENUTO PER 45 MINUTI» – «Siamo rimasti allo stadio – ha affermato ancora Olsi – tutto il tempo con gli altri albanesi, membri della delegazione. Sotto scorta della polizia ci siamo recati al nostro pullman. E qui, io ed altri due albanesi siamo stati trattenuti da parte, senza nessuna spiegazione. Io ho mostrato anche il mio passaporto statunitense, perché sono anche cittadino americano. La risposta è stata secca: ‘Qui siamo in Serbia e le regole le facciamo noi’. Ci hanno trattenuti per circa 45 minuti e poi siamo saliti sul pullman. Tutto qui». «Sono molto deluso – ha ichiarato Olsi – dei media serbi e del cattivo uso che hanno fatto del mio nome. Io stavo ancora allo stadio, quando è giunta la notizia del mio “arresto”». Ovviamente disappunto per quanto accaduto è stato manifestato anche dal Primo minitro Edi Rama, che ha definito «una montatura» la storia raccontata su suo fratello. Ditmir Bushati, ministro degli Esteri albanese ha partato di «pura manipolazione».

(Foto di copertina da archivio LaPresse. Credi: AP Photo / Darko Vojinovic)