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Le Iene e il professore che fa vincere la borsa di studio al figlio

Ha sollevato commenti di fuoco in tutto il web il servizio proposto ieri sera da Le Iene sul concorso per una borsa di studio indetta dal Policlinico Martino di Messina – di cui fa parte una clinica universitaria specializzata in oftalmologia – vinto dal figlio del direttore della clinica in questione. Al termine del concorso il dottor Giuseppe Squeri, figlio del professor Carlo Attilio Squeri, è risultato essere il primo in graduatoria e si è aggiudicato la borsa di studio di 15.000 euro. Ma Squeri figlio è stato anche l’unico a presentarsi al concorso: di fatto, quindi, non aveva concorrenti. 

Photocredit: Mediaset/ Le Iene
Photocredit: Mediaset/ Le Iene

CONCORSI PUBBLICI PILOTATI – Ad occuparsi del caso è Mauro Casciari: il servizio prende le mosse da una lettera anonima, arrivata un anno fa alla redazione de Le Iene, in cui si segnalava il concorso “pilotato” e si prevedeva che a vincere il concorso sarebbe stato proprio il figlio del professor Squeri, il dottor Giuseppe Squeri. Le cose, poi, sono andate effettivamente così: il bando del concorso è stato pubblicato con tutte le informazioni del caso e si rivolgeva a «laureati in Medicina e Chirurgia specialisti in oftalmologia per il progetto di ricerca dal titolo ‘La correzione chirurgica e parachirurgica dei disturbi dell’accomodazione’». Seguiva anche la lista dei prerequisiti che ogni candidato avrebbe dovuto dimostrare di possedere: tra questi una «Documentata esperienza chirurgica con interventi effettuati in Facoemulsificazione e impianto di IOL, esperienza su interventi Laser ed Eccimeri». (Qui il servizio completo de Le Iene)

Photocredit: Mediaset/ Le Iene
Photocredit: Mediaset/ Le Iene

SE A VINCERE È IL FIGLIO DEL PROF – A questo punto viene spontaneo supporre come tali requisiti potessero essere stati studiati a tavolino dalla commissione del bando – di cui faceva parte anche lo stesso professor Squeri – per fare in modo che suo figlio fosse l’unico candidato in possesso dei prerequisiti necessari ad essere ammesso al concorso e, di conseguenza, a vincere la borsa di studio di 15.000 euro. Un classico caso di “concorso pubblico pilotato”, ennesima prova di un nepotismo sempre più radicato nelle istituzioni pubbliche e private del nostro paese, che ben conoscono molti di coloro che hanno provato a sostenere un concorso di questo tipo, in uno dei tanti atenei italiani o negli istituti di ricerca.

Photocredit: Mediaset/ Le Iene
Photocredit: Mediaset/ Le Iene

«HA VINTO MIO FIGLIO? UN CASO» – Così, microfono alla mano, Casciari si reca nello studio del professor Squeri, che ovviamente nega ogni cosa, nicchiando alle richieste di spiegazioni sulla composizione della commissione e su chi abbia stilato la lista dei prerequisiti necessari per essere ammessi al concorso. Squeri, in sostanza, sostiene che è colpa degli altri aspiranti candidati che «non si sono presentati al concorso» e dà del «vigliacco» all’autore della lettera anonima perché «avrebbe dovuto presentarsi» mentre, dall’altra parte, sostiene che sia stato «un caso» che i requisiti del bando coincidessero con quelli già in possesso dal figlio.

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«QUESTA È L’ITALIA» – In breve la troupe de Le Iene viene cacciata fuori dallo studio con il professor Squeri che si trincera dietro il più classico dei «Lei non sa chi sono io», mentre sul Web si scatenano i commenti in diretta: in molti raccontano le proprie esperienze, tra concorsi pubblici «ad personam» e amare considerazioni sul fatto che «è così dappertutto, questa è l’Italia», mentre c’è chi «sputa sangue per una laurea». Sono tanti che commentano una situazione simile: c’è chi racconta di concorsi per l’ammissione al dottorato sostenuti con i libri aperti sotto il banco o, ancora, chi si lascia andare a uno sconsolato «venite a vedere cosa succede da noi», parlando di altre regioni. E poco ci vuole perché queste constatazioni si estendano alla situazione di un intero paese: «Sapete cos’è la cosa più triste? –  commenta uni spettatore – Che la maggior parte dei commenti dica solo SIAMO IN ITALIA… Ci siamo rassegnati al fatto che ormai sia normale una situazione così».

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(Photocredit copertina: Mediaset/ Le Iene)