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Il bilancio della Francia che sfida l’Europa

La Francia ha scosso l’Unione Europea annunciando la sua intenzione di non rispettare il vincolo del deficit al 3% previsto dai Trattati europei. Parigi non rispetta da numerosi anni questo vincolo, ma la nuova manovra di bilancio rappresenta un sfida più ideologica che finanziaria alla Commissione UE. La riduzione del debito consigliata da Commissione ed Ecofin è stata rifiutata per finanziare programmi che dovrebbero stimolare la crescita, al fine di tagliare una spesa pubblica record a livello europeo.

François Hollande . AP Photo/Alain Jocard, Pool
François Hollande . AP Photo/Alain Jocard, Pool

LA FRANCIA E IL BUDGET 2015 – Il progetto di legge finanziaria della Francia è stata una chiara sfida politica lanciata alla Commissione UE dal presidente François Hollande e dal suo primo ministro Manuel Valls. L’annuncio che ha creato maggior scalpore è stata la rivendicazione del mancato rispetto del deficit al 3%, che sarà sforato nel 2014, così come nel 2015 e nel 2016. Per la prima volta un governo europeo ha programmato una manovra di bilancio che non prende in considerazione le indicazioni UE sulla riduzione dell’indebitamento. L’esecutivo di Valls ha rifiutato di rispettare anche un altro obiettivo inserito nella riforma del Patto di stabilità, il contenimento del deficit strutturale al fine di raggiungere il pareggio di bilancio al netto del ciclo economico negativo. Nel progetto della legge finanziaria il governo indica il 2019 come l’anno in cui centrerà l’obiettivo del pareggio di bilancio strutturale, un no ancora più secco alle raccomandazioni inviate dalla Commissione durante l’intera eurocrisi. Nel 2013 l’esecutivo comunitario e l’Ecofin, l’organismo che riunisce i ministri economici e finanziari dell’UE, avevano chiesto a Parigi di rientrare al di sotto del deficit al 3% del Prodotto interno lordo entro il 2015, con una riduzione graduale che avrebbe dovuto passare da un indebitamento annuo del 3,9% nel 2013, al 3,6% nel 2014 e al 2,9% nel 2015. Per compiere questa riduzione del deficit il governo di Parigi avrebbe dovuto effettuare un consolidamento fiscale pari ad una cifra superiore al punto percentuale di Prodotto interno lordo. Il governo Valls ha però rifiutato di seguire questa indicazione, dato che nel suo progetto di manovra finanziaria non solo il deficit 2014 viene stimato al 4,4%, ma la riduzione strutturale del deficit avviene a un ritmo molto più contenuto, pari allo 0,1% quest’anno, allo 0,2% nel 2015, per arrivare allo 0,5% nel 2017.

LA FRANCIA E LA SPESA PUBBLICA – La politica economica del governo francese consiste in tagli alla spesa pubblica che andranno a finanziare una rilevante riduzione del carico fiscale unita a investimenti per stimolare la crescita economica. Il livello complessivo della spesa pubblica non verrà ridotto, un’altra decisione che certo non compiacerà Bruxelles e Berlino. Il Pil del progetto di manovra finanziaria del governo Valls è stimato su livelli che appaiono realistici, anche se sempre un po’ ottimistici per quanto riguarda i prossimi anni. Nel 2014 la crescita del Prodotto interno lordo si assesterà allo 0,4%, per passare all’1% nel 2015, e incrementare dell’1,7 e dell’1,9% nel 2016 e nel 2017. Il governo Valls stima che tra 3 anni il livello complessivo della spesa pubblica verrà ridotto al 54,5% del Pil, un dato record a livello europeo, fondamentalmente grazie all’aumento del Pil che dovrebbe avvenire nei prossimi anni. L’esecutivo socialista rimarca come dall’arrivo di François Hollande alla presidenza l’incremento annuale della spesa pubblica sia passato dall’1,7% registrato sotto la presidenza Sarkozy all’1% di questi ultimi due anni. Questa tendenza alla riduzione dell’aumento, più che al calo, sarà confermato nel 2014, mentre nel 2015 e nel 2016 essa aumenterà di una percentuale poco sotto al 2%, anche in conseguenza della crescita dell’inflazione. In rapporto al Pil la spesa pubblica rimarrà però pressoché costante: 56,5% nel 2014 e 56,1% nel 2015. La discesa negli anni successivi, fino al 54,5%, è ottenuta grazie a un aumento del Pil non certo straordinario – di poco sotto al 2% – ma comunque ottimista rispetto alle tendenze attuali della seconda economia dell’eurozona. Nel 2012 e nel 2013 la Francia si è praticamente fermata, con il 2012 a crescita zero e il 2013 concluso con un aumento del Pil dello 0,2%. Valori che hanno accresciuto la divergenza con la Germania, e aumentato il deficit e il debito in modo costante.

Manuel Valls e Angela Merkel. (AP Photo/Michael Sohn
Manuel Valls e Angela Merkel. (AP Photo/Michael Sohn

LA FRANCIA E I TAGLI- A inizio settembre il debito pubblico francese ha superato la barriera psicologica dei 2 mila miliardi di euro, una cifra vicina a quello italiano, anche se il maggior Prodotto interno nominale (2200 miliardi euro a poco meno di 1600) lo rende più sostenibile rispetto al nostro. La soglia psicologica del debito pubblico al 100% del Prodotto interno non è stata ancora superata, e secondo le stime contenute nel progetto di legge finanziaria questo non succederà neppure nei prossimi anni. La traiettoria del debito salirà continuamente fino al 98% nel 2016, per poi scendere al 97% nel 2017. Nelle tabelle pubblicate nel documento di bilancio del governo francese è rimarcato come gli impegni europei facciano crescere di diversi punti percentuali la mole del debito transalpino. Il governo Valls rivendica come il deficit strutturale sia arrivato a fine 2013 al 2,5%, il livello più basso dal 2001, e si pone l’obiettivo di trovare nuove risorse all’interno del bilancio francese per stimolare la crescita economica. I tagli previsti valgono 50 miliardi dal 2015 al 2017: l’anno prossimo i risparmi valgono 21 miliardi, mentre nel 2016 e nel 2017 la compressione della spesa varrà 14,5 miliardi annui. Lo Stato centrale e le sue agenzie si farà carico di risparmi per 19 miliardi nel prossimo triennio, mentre le autonomie locali dovranno ridurre le loro spese di 11 nello stesso arco temporale. La spesa sociale, una delle più elevate in Europa, verrà ridotta invece di 20 miliardi in 3 anni. Gli interventi programmati nel 2015 prevedono una riduzione da 1,4 miliardi della spesa per gli stipendi della Pubblica amministrazione, tramite la sterilizzazione della rivalutazione salariale. L’ottimizzazione degli acquisti della PA francese dovrà garantire oltre 2 miliardi di euro, tramite la soppressione di diverse sovvenzioni a imprese e associazioni arriverà un simile importo. Per quanto riguarda la spesa sociale l’intervento più corposo è rivolto alla Sanità. L’Ondam, la quota di spesa pubblica sanitaria, crescerà di 2 punti percentuali in meno rispetto ad ora, con risparmi contabilizzati in 10 miliardi tra il 2015 e il 2017. Ulteriori tagli arriveranno dagli assegni familiari, per quanto di pochi miliardi di euro.

Giovani francesi alla ricerca di lavoro. PHILIPPE HUGUEN/AFP/Getty Images
Giovani francesi alla ricerca di lavoro. PHILIPPE HUGUEN/AFP/Getty Images

LA FRANCIA E LA VIA PER LA CRESCITA – L’intera manovra del governo francese è orientata a ritrovare la via della crescita attraverso una rimodulazione della spesa pubblica che favorisca la competitività del sistema transalpino. In questa prospettiva il governo Valls rivendica l’elevata percentuale di investimenti pubblici, pari a più del 3%, spesi dallo Stato francese ogni anno. Questo dato verrà mantenuto costante dal 2015 al 2017, e l’esecutivo rimarca come durante l’eurocrisi il primato transalpino a livello europeo si sia consolidato, visto il calo della spesa in conto capitale osservata tra i membri dell’unione monetaria negli ultimi anni. Nei prossimi anni la crescita del Pil sarà favorita, nelle stime del documento finanziario, dall’incremento della domanda estera. L’export salirà del 2,8% nel 2014 e del 4,6% nel 2015, e il governo ritiene che la competitività delle aziende migliorerà grazie alle misure introdotte in questi anni. Il progetto di legge finanziaria conferma il credito di imposta per la competitività e per l’impiego, il Cice, che taglia del 6% il costo del lavoro complessivo di un’azienda, con l’esclusione dei dipendenti con una retribuzione superiore di 2 volte e mezzo il salario minimo nazionale. ll Patto di responsabilità lanciato l’anno scorso dal governo Ayrault, di cui il credito di imposta è uno dei pilastri, viene ulteriormente rafforzato con più di 20 miliardi di euro di sgravi fiscali al costo del lavoro. Il documento finanziario indica come il governo Valls ridurrà di 4,5 miliardi di euro i contributi per i dipendenti che hanno una retribuzione compresa fino a 1,6 volta il salario minimo nazionale. Altri sgravi nel 2015 da 2 miliardi di euro verranno erogati ai lavoratori autonomi e alle piccole e medie imprese, mentre ulteriori riforme fiscali saranno introdotte per semplificare l’attività delle aziende. Le misure a riduzione del costo del lavoro dovrebbero portare, secondo le stime del governo Valls, ad una ripresa del potere d’acquisto dei francesi, ridottosi in questi 2 anni di sostanziale stagnazione. Sul fronte occupazionale i dati positivi non produrranno riscontri significativi, visto che secondo le stime del progetto di legge finanziaria l’impiego totale salirà di 51 e 87 mila posti di lavoro nel 2014 e 2015. Numeri che difficilmente garantiranno una ripresa di consensi per Hollande, al momento il presidente della Repubblica più impopolare della storia transalpina recente.