La guida di Marco Travaglio all'uso della sua pagina Facebook
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Juve-Roma: Marco Travaglio contro i lobotomizzati di Facebook

Marco Travaglio lancia un avviso ai naviganti direttamente dalla sua pagina Facebook destinato ai commentatori che a suo dire avrebbero esagerato con le parole e le considerazioni post Juventus-Roma a seguito del suo giudizio della partita, affidato alla trasmissione radiofonica Un Giorno da Pecora, dimenticando che la pagina in questione è gestita effettivamente dal giornalista. E Travaglio, evidentemente infastidito, ha cercato di risolvere la situazione rivolgendosi direttamente agli utenti.

Claudio Bernardi/Lapresse
Claudio Bernardi/Lapresse

«QUI COMANDO IO, QUESTA È CASA MIA» – Questi sono i quattro comandamenti di Marco Travaglio. Analizziamoli punto per punto. Per cominciare il giornalista rivendica la sua libertà di scrivere ciò che gli pare sulla propria pagina Facebook, invitando coloro che non apprezzano la regola a salutare la compagnia e ad andare via:

1) Essendo questa la mia pagina Facebook, decido io quello che ci voglio scrivere. Chi non è interessato o eventualmente si irrita perché non scrivo quello che vuole lui può accomodarsi serenamente da qualche altra parte (se, se eventualmente vuole qualche consiglio sulla destinazione, non ha che da chiedere).

 

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JUVENTINO FIERO – In secondo luogo, rivendica il suo essere juventino, fin dalla sua prima partita al Comunale e forte di un abbonamento rinnovato per 20 anni, fino all’avvento di quella che definisce la «banda Moggi»:

2) Se mi gira di parlare ogni tanto di calcio, lo faccio come e quanto mi pare. Essendo juventino dalla nascita (prima partita allo stadio Comunale: Juventus-Atalanta 0-0, 30 dicembre 1972, poi vent’anni di tessera-abbonamento fino all’arrivo della banda Moggi), dico che sono juventino come e quanto mi pare. E, seguendo il calcio da 42 anni, ho imparato a distinguere una vittoria meritata da una rapina a mano armata. Chi sragiona ancora come un ragazzino senza cervello, e magari scambia la maglia bianconera per la divisa dei galeotti, mi fa una gran pena.

GLI EROI DI TRAVAGLIO IN BIANCONERO – Rimanendo in tema Juventus, Travaglio ricorda quelli che sono stati i suoi eroi bianconeri:

3) La mia Juve era quella che vinceva e perdeva con stile, lo stile Juventus. Lo stile di Boniperti, Trapattoni, Zoff, Scirea, Tardelli, Platini, Brady. Nulla a che vedere con i fanatici di oggi.

L’ATTACCO AL POPOLO DEL WEB – Infine si chiede se ha fatto bene o male a rispondere alle domande di «Un giorno da pecora» sulla partita Juventus-Roma, rispondendosi da solo:

4) L’altro giorno mi domandavo se avessi fatto bene o male a rispondere alle domande di “Un giorno da pecora” (Guarda il video: http://bit.ly/1rXfMJA) su Juve-Roma, prevedendo che sarei stato subissato di insulti dai soliti lobotomizzati. Alla fine penso di aver fatto bene: è sempre istruttivo vedere che razza di gentaglia circola in Italia. Esagitati che ragionano per partito preso, berlusconiani-dentro che quando conviene loro non rispettano anzi non riconoscono le regole, siano esse le dimensioni dell’area di rigore o gli articoli della Costituzione e del Codice penale. Parlando di calcio, si possono ben comprendere i risultati non delle partite del campionato, ma delle elezioni politiche di ieri e di oggi.

LA RISPOSTA – In molti hanno commentato le parole di Travaglio e, come facilmente ipotizzabile, si sono creati presto due schieramenti, ovvero quelli a favore e quelli contro il giornalista.