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Forza Italia, il “battesimo” delle giovani leve

Ormai non è più un mistero, il Cav vuole “svecchiare” Forza Italia. L’aveva rifondata meno di un anno fa, l’ha vista crollare ai minimi storici di consenso, intorno al 15% nei sondaggi. Anche per questo è convinto di dover accelerare con il “rinnovamento”, irritato per le fratture interne, le divisioni sulla strategia politica, le critiche di Raffaele Fitto e dei suoi fedelissimi contro l’opposizione “morbida”. Accuse rientrate soltanto in parte dopo la scelta azzurra di votare contro la fiducia al Jobs Act. «Serve aria nuova», si ribadisce da Arcore. Nuove leve, volti giovani, per rilanciare il partito e frenare le resistenze di gruppi parlamentari sempre più difficili da controllare, come dimostra la partita infinita della Consulta. Ma nell’operazione di restyling azzurro non c’è spazio soltanto per la fusione con i “club Forza Silvio” o per i “cento nomi under 35″, selezionati dal trio Cattaneo-Toti-Bergamini (l’ex “formattatore”, il consigliere politico e la responsabile comunicazione), un’operazione bollata come semplice “casting” da chi reclama una selezione dal basso della classe dirigente.
Nel partito si guarda già oltre, ai giovanissimi, che scalpitano e “studiano” da dirigenti del futuro. Da ieri riuniti nella nuova Direzione nazionale dei Giovani di Forza Italia.

Forza Italia giovani

FORZA ITALIA, ANNAGRAZIA CALABRIA BATTEZZA LA DIREZIONE NAZIONALE DEI GIOVANI DEL PARTITO – Nella sede romana di San Lorenzo in Lucina, si sono presentati in settanta, tra giovanissimi dirigenti, ragazzi riusciti a mettersi in evidenza in occasione delle elezioni universitarie, amministratori locali. Tra questi anche Andrea Volpi, presidente di Azione universitaria, che è riuscito a conquistare con un exploit di voti un seggio nel Consiglio dell’Area Metropolitana di Roma. O volti più conosciuti come Maria Tripodi. Giovani – più uomini che donne – «per merito e in rappresentanza di tutto il territorio del Paese», ha rivendicato la parlamentare Annagrazia Calabria.

 

C’era lei, leader del movimento giovanile azzurro, ad attendere le (possibili) nuove speranze azzurre, accompagnata dal consigliere politico Giovanni Toti. «Si parla di tessere, congresso, primarie e poco di idee. Però i tappi alle idee non ci possono essere», ha avvertito l’europarlamentare, tra rivisitazioni kennedianeNon chiedetevi cosa può fare il partito per voi, ma quello che potete fare voi per il vostro partito»), attacchi sul “Bluff Act” (così come ha bollato la riforma del lavoro del governo Renzi) e richiami alla concordia, in un partito sempre sull’orlo della balcanizzazione. E nel quale Berlusconi più volte è stato costretto a smentire le indiscrezioni sulle ipotesi di “rottamazione” interna, di fronte ai timori del vecchio corso.

Photocredit: Alberto Sofia/Giornalettismo

LE PRIMARIE EVOCATE (E L’OMBRA DI FITTO) – «L’idea della rottamazione è sbagliata, così come quelle della contrapposizione generazionale. Bisogna tenere ferma la bussola del merito, ha continuato la stessa Annagrazia Calabria. Lei, fedelissima del Cav, è già quasi una “veterana” in Parlamento, dove è presente dal 2008. Quando varcò la soglia di Montecitorio aveva soltanto 25 anni. Accanto a Toti, ha rivendicato come, in una stagione poco esaltante per Forza Italia, spesso siano stati proprio i più giovani tra i pochi a “salvarsi”. Un esempio? Eleonora Mosco, 26enne già vicesindaco di Padova nella giunta del leghista Bitonci. O lo stesso Volpi. Giovani già “lanciati”, così come diversi membri del Direttivo nazionale giovanile. In parte, convinti che per rilanciare il partito sia necessario “osare”.  Certo, il “Cav non si tocca”: «Lui è il nostro leader», ci tengono a precisare. Quasi un mantra, come se volessero allontanare rischi di venire etichettati come giovani “dissidenti”. Eppure,  c’è chi evoca un tema che in casa forzista viene ancora interpretato come una sorta di tabù, soprattutto dalle parti di Arcore. Quello delle primarie, alle quali si è “convertito” Raffaele Fitto, “mister 300mila preferenze” alle ultime Europee. Ora punto di riferimento per un’area di 35 parlamentari, tra fedelissimi pugliesi, il gruppo dei campani vicini a Cosentino, eletti siciliani e calabresi.

Le rivendicazioni dell’ex governatore pugliese – condivise anche da Saverio Romano e Daniele Capezzone – sembrano trovare consensi anche nella platea dei più giovani: «Le primarie? Personalmente sono favorevole, poi toccherà agli organi del partito prendere le decisioni. Ma bisogna innovare il partito anche nei contenuti», spiega a Giornalettismo uno dei giovani del Direttivo nazionale. Non è l’unico: «È una campagna che sposiamo», spiegano altri. Ma allo stesso tempo, nelle vesti di “pompieri”, non pochi tentano di minimizzare lo scontro Fitto-Berlusconi. Auspicando la “pax” interna, seppur difendendo i diritti delle minoranze interne: «La dialettica fa sempre bene, rifiutiamo il pensiero unico. Basta poi trovare una sintesi», ci spiegano. Anche perché, aggiungono «c’è bisogno di unità», convinti che tra poco tempo «cambierà molto» nello scacchiere politico nazionale.

L’ombra dell’ex governatore pugliese, però, si avverte nelle parole dei giovani forzisti, tra i quali non manca chi auspica una diversa selezione del gruppo dirigente. È soprattutto chi arriva dalle regioni meridionali a sostenere le proposte di Fitto. Ma non solo. «Le primarie servono a stimolare l’elettorato, a coinvolgere nuove persone e ampliare il nostro bagaglio di idee. Fanno bene Fitto e Capezzone a rivendicare questo strumento? La democrazia non fa mai male», spiega un altro giovane dirigente. Nel gruppo dei Giovani di Forza Italia, forte è anche la componente che viene dal mondo ex An e da quello degli Atenei legato ad Azione Universitaria (Au).

Minore “entusiasmo” sembra scatenare l’apertura del partito sul tema delle unioni civili. Dopo mesi di pressioni da parte della compagna di Berlusconi, Francesca Pascale, il partito del Cav sembra aver “cambiato verso”, con l’apertura del Dipartimento sui diritti affidato a Mara Carfagna e la scelta (anche strategica) di smarcarsi da Angelino Alfano e dal Nuovo centrodestra. Ma dentro il partito c’è chi come Maurizio Gasparri e Daniela Santanché restano contrari. «Unioni civili? Io sono per difendere la famiglia composta da uomo e donna. Poi, normale che ci siano posizioni differenti e si discuta, ma non lo reputo un tema di primaria importanza», ribatte un giovane che proviene da Au. Altri rivendicano il carattere «liberale del partito» e invocano una mediazione tra le diverse sensibilità. Toti, di fronte alla Direzione giovanile, ha attaccato sul tema Alfano: «È stato giustamente travolto dalle polemiche» dopo la circolare in cui vietava di registrare i matrimoni Lgbt celebrati all’estero. Certo, anche Toti è consapevole che sarà «faticoso» far comprendere agli elettori la nuova posizione del partito: «Ma non possiamo abdicare dalla nostra indole riformista».

Sulle primarie, invece, per Toti non c’è fretta: «Ne discuteremo, così come di altri metodi di selezione di classe dirigente», ha concluso Toti. Ma pesa il “niet” berlusconiano, una bocciatura ribadita anche nell’ultimo ufficio di Presidenza, quello dello scontro tra il Cav e il “dissidente di Maglie”.