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Sinodo della Famiglia: «Basta demonizzare le unioni civili eterosessuali»

Sinodo della Famiglia, Papa Francesco oggi non ha partecipato ai lavori dei Padri Sinodali perché impegnato in Piazza San Pietro per l’udienza generale del mercoledì in cui ha parlato della necessità per i Cristiani di superare tutte le divisioni fra le varie confessioni che comunque riconoscono in Gesù Cristo l’unico salvatore: “Dietro a queste lacerazioni ci sono sempre la superbia e l’egoismo“, mentre nonostante le diversità, dice il Santo Padre, “non dobbiamo fissare lo sguardo su quello che ci divide ma su quello che ci unisce“.

SINODO DELLA FAMIGLIA, DISCUSSIONI LIBERE – Le Congregazioni Generali, ieri nel pomeriggio e questa mattina, hanno continuato il dibattito sulle sfide della Famiglia; i temi all’attenzione dei padri Sinodali sono stati la crisi della fede e la vita familiare, situazioni critiche e pressioni esterne alla famiglia, nonché “le varie proposte in atto sulla pastorale della famiglia“. Al di là dei contenuti, quello che spicca è ancora una volta lo spirito della discussione: sono molti i partecipanti all’assemblea che, in conversazioni con i giornalisti ma anche in piccoli spunti pubblici postati sui vari social network, ribadiscono che l’assemblea sinodale si sta svolgendo “nella massima tranquillità” e che “è davvero bello che ognuno possa dire la sua, e lo sta facendo. E’ vero, gli interventi dei padri sono stati inviati in anticipo al Vaticano, ma sono stati rispettati, e negli interventi liberi chiunque può dire quel che vuole”, ci dice un Cardinale all’uscita dell’aula sinodale. Questo atteggiamento nell’impostazione dei lavori sinodali, chiaramente voluta da Papa Francesco, sta provocando due differenti reazioni fra gli addetti ai lavori.

AP Photo/Alessandra Tarantino
AP Photo/Alessandra Tarantino

SINODO DELLA FAMIGLIA, LIBERTÀ AI PADRI – Abbiamo già raccontato di come ai giornalisti la Sala Stampa non stia diffondendo il contenuto degli interventi sinodali in maniera nominativa, così che nessuno sa con esattezza “chi ha detto cosa”. Come spiega John Thavis, vaticanista americano, “il Vaticano sta chiaramente provando a dare ai vescovi la libertà di parlare apertamente e onestamente. E sta cercando di non assecondare la tendenza dei media di proclamare vincitori e sconfitti, come se questo fosse un processo legislativo“; il cardinale Vingt-Trois, parte della segreteria del Sinodo, nella prima conferenza stampa ha esplicitamente allontanato il paragone con la dinamica parlamentare dicendo che qui “non c’è una maggioranza o una minoranza“. Secondo altri commentatori l’atteggiamento del Vaticano manca di trasparenza; al di là di questo, la serenità dei padri sinodali dipenderebbe, dicono i più informati, da un sostanziale – e sorprendente – consenso sulle tesi definite come “progressiste“: aperture verso una nuova pastorale ai divorziati risposati, cambio di linguaggio nell’annuncio del Vangelo della famiglia, legge della gradualità su molti argomenti dottrinali.

UNIONI CIVILI, BASTA DEMONIZZARLE – In conferenza stampa oggi è stato il giorno di Victor Fernandez, arcivescovo di Tiburnia e rettore dell’Università Cattolica Argentina, considerato uno dei più vicini a Papa Francesco dato che è stato una delle primissime nomine episcopali del pontefice appena seduto sulla cattedra di Pietro. “Dobbiamo porre attenzione alle unioni civili eterosessuali e ai matrimoni civili“: viene ripetuto un tema già trattato in precedenti sessioni; “sono unioni stabili che presentano elementi di santità e possono essere guidate, evangelizzate verso il matrimonio religioso. Dobbiamo smettere di demonizzarle“. E’ da rifiutare, e preoccupa invece, “il linguaggio di vittoria che la società civile usa per quelle che ritiene delle conquiste: aborto, divorzio ed eutanasia, che distruggono il tessuto della società umana“. Lo sforzo sulla pastorale familiare, e anche qui ritorna un’eco già sentita in precedenti conferenze stampa, deve essere simile a quello mostrato dal Concilio Vaticano II, che ha ripetuto che la Chiesa deve essere fedele alla sua verità, ma deve rispettare la libertà.

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(Foto: Thinkstock)

BENE IDEALE E BENE POSSIBILE – La legge della gradualità, proclamata da Giovanni Paolo II nella Familiaris Consortio, afferma secondo Fernandez che “c‘è il bene ideale e poi c’è il bene possibile, che è nella realtà delle persone, che crescono e camminano verso quel bene; e la Chiesa è chiamata a favorire il bene possibile“. In breve, è il principio per cui la verità resta salda ma pretendere l’accettazione totale ed immediata di tutti i precetti – compresi quelli ad esempio sulla contraccezione e sull’apertura alla vita – potrebbe essere un obiettivo irrealistico. Certo, non deve sfuggire a nessuno che “noi non siamo qui per cambiare la dottrina, ma per inventare nuovi approcci e nuove strategie pastorali“, dice il vescovo nigeriano Kaigama. Eppure, parlare solo in termini pastorali, chiosa Fernandez, non vuol dire non mettere in discussione la dottrina: “La pastorale ha bisogno di testa, è chiaro che la dottrina viene approfondita. La dottrina non è chiusa, evolve. Ad esempio la Chiesa ha cambiato idea sulla schiavitù in passato, c’era un tempo in cui non la condannava“, dice il prelato, provocando sussulti in sala stampa anche da parte di chi fa notare che la questione è un po’ più complessa di così.

DIVORZIATI RISPOSATI: VERITÀ E MISERICORDIA – La questione impatta particolarmente sul tema sentito da molti all’esterno del Sinodo sui divorziati risposati di cui, affermano le sintesi diffuse dalla Sala Stampa Vaticana, si è discusso anche oggi nelle congregazioni generali. “E’ stato evidenziato che la strada sinodale” su questo tema “dovrà certamente occuparsene con la prudenza richiesta per le grandi cause, ma anche coniugando l’obiettività della verità con la misericordia per la persona e la sua sofferenza. Bisogna ricordare che numerosi fedeli si trovano in questa situazione non per colpa loro“. Ripete Fernandez in conferenza stampa: “Il pastore secondo l’insegnamento di Gesù è un uomo che si sporca, che sta nel fango insieme alle pecore . In Argentina, come ha deciso l’allora arcivescovo di Buenos Aires Jorge Bergoglio” – ora papa Francesco – “ci sono dei preti che vivono nei quartieri più poveri, che abitano su terre rubate, e alcuni dicono che non devono stare lì perché sennò legittimano questo furto. E invece noi abbiamo riflettuto sul fatto che la Chiesa non deve essere un faro che punta sempre nella stessa direzione, ma deve essere una fiaccola, che si muove insieme al popolo di Dio e sempre lo accompagna“.