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Uccisi e sepolti in fosse comuni gli studenti scomparsi in Messico

La polizia di Iguala de la Independencia, città messicana a metà strada tra la capitale e Acapulco, il 26 settembre scorso ha ucciso alcuni studenti che manifestavano, ma ha anche arrestato una quarantina di ragazzi che poi ha consegnato a sicari della malavita organizzata che li hanno uccisi e ne hanno bruciato i cadaveri prima di gettarli in alcune fosse comuni.

Studenti, prudentemente mascherati, protestano chiedendo giustizia per la strage di Iguala (Photo credit YURI CORTEZ/AFP/Getty Images)
Studenti, prudentemente mascherati, protestano chiedendo giustizia per la strage di Iguala (Photo credit YURI CORTEZ/AFP/Getty Images)

GLI ASSASSINI HANNO CONFESSATO – Alle fosse comuni la polizia è arrivata grazie alle confessioni di alcuni degli ultimi arrestati, otto tra criminali e poliziotti arrestati negli ultimi giorni dopo che una prima retata condotta dall’esercito immediatamente dopo i fatti aveva portato altri 22 agenti dietro alle sbarre. Restano latitanti il capo della polizia e il sindaco José Luis Abarca, che è attualmente ricercato (anche da Interpol) e irreperibile il sindaco aveva dichiarato di non sapere niente dei fatti, perché stava a una festa, ma è accusato di essere un esponente del cartello dei Guerreros Unidos, una cosca locale alla quale appartengono anche i sicari arrestati. Nel frattempo è stato espulso dal Partido de la Revolución Democrática (PRD), che gli ha chiesto di dimettersi dalla carica. Il minimo, considerando che il caso ha fatto scandalo persino in un paese nel quale la violenza dei cartelli è endemica e dove centinaia all’anno sono i casi di omicidi eccellenti o stragi cruentissime, bisogna ritornare indietro di decenni ai tempi dei governi più autoritari per trovare una tale strage di studenti intenti solo a manifestare.

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LE CONFERME – Il procuratore della stato del Guerrero, Inaky Blanco, ha spiegato che nelle fosse comuni per ora sono stati rinvenuti i resti di 28 cadaveri in tre sepolture diverse, dei quali per ora non si conosce l’identità. Si sa però dalla confessione di due degli assassini (Martín Alejando Macedo Barreda, spacciatore e Marco Antonio Ríos Berver, di professione sicario) che almeno 17 studenti sono stati consegnati dalla polizia agli uomini del cartello, che poi li hanno portati lontano dall’abitato in quella che è una zona nota come il cimitero della cosca, dove li hanno uccisi e bruciati, non necessariamente in quest’ordine, visto che si parla di torture e di alcuni arsi vivi.

UNO SCENARIO INCREDIBILE – Grazie alle dichiarazioni degli stessi sono stati individuati anche 30 agenti di polizia affiliati ai Guerreros Unidos. Una realtà sconcertante che ha lasciato increduli i parenti delle vittime, sono 43 gli studenti che mancano all’appello, ai quali vanno aggiunte altre 6 persone uccise il 26 settembre e lasciate cadavere per strada. Molti di loro dicono addirittura di non credere al destino annunciato dalle autorità, ostinandosi a sperare ancora, anche se ormai il quadro degli eventi è ben delineato e le autorità sembrano essere arrivate a ricostruire con una discreta precisione quanto è avvenuto il 26 settembre scorso.