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L’Aquila, le case crollano? “Legno scadente e imprese con problemi di mafia”

A l’Aquila le case crollano? Non dovrebbe stupire: “Il legno usato per le costruzioni non è a norma, è inchiodato e non bullonato” e alcune delle imprese coinvolte nelle costruzioni del progetto C.A.S.E. avrebbero avuto problemi con la certificazione antimafia. Lo rivela un’inchiesta di Repubblica che rivela le indagini a Piacenza su una delle imprese che hanno realizzato le newtown dell’Aquila.

A L’AQUILA CROLLANO LE CASE – Balconi “incollati e non bullonati” come la norma e il progetto avrebbero imposto: “Ecco perché crollano i balconi”, legno scadente utilizzato “per costruire quattro lotti di un progetto costato alle casse pubbliche oltre un miliardo di euro”. Secondo gli inquirenti di Piacenza che stanno indagando “sul crack di una società – la Safwood” che avrebbe fornito una partita “fasulla” da 11 milioni di euro, il materiale “non corrispondeva a quel che era previsto nel bando pubblico, non ha conseguito il rilascio di un certificato di idoneità tecnica ed è di provenienza ancora da chiarire”. L’appalto alla Sawfood per il materiale è stato commissionato “da un consorzio (Iter Gestioni e Appalti Spa) finito sotto i riflettori della Procura Distrettuale Antimafia di Napoli per collegamenti con la camorra”.

UNA FRODE? – Poche settimane fa i balconi non costruiti a norma “sono crollati”, e a cedere sono state le assi in legno a causa “di semplici infiltrazioni”, a prova del fatto, denunciato dal sindaco Massimo Cialente, di “un difetto di costruzione: manca la guaina e dunque l’isolamento” necessario. Come è potuto accadere? Secondo la procura di Piacenza che indaga su Sawfood e che girerà gli atti ai colleghi dell’Aquila, si tratterebbe di una vera e propria frode. Secondo uno dei consulenti, sentito dalla Procura, “la Sawfood rischiava di non superare il collaudo, con evidenti ricadute di carattere economico”. L’azienda non aveva superato le due procedure per l’accesso agli appalti dell’Aquila: una delle due “è stata interrotta dopo un mio colloquio con Paolo Zanon, membro della commissione di collaudo. Con lui si concordò, su mia indicazione, che, attesa la natura “ibrida” dei pannelli della Safwood e la presumibile lunghezza della procedura di conseguimento del certificato, fosse più semplice e congruo considerarli pannelli inchiodati”. Insomma, una sorta di autocertificazione per costruire dei balconi. Già crollati.