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Le Iene e le pensioni scandalo dei sindacalisti “Una truffa da abolire”

Pensioni scandalo dei sindacalisti, le Iene con Nadia Toffa tornano sul caso della Legge Treu 564, la norma che consente ai dirigenti sindacali di ottenere una pensione integrativa più che sostanziosa avendo solo alcuni mesi di contributi versati dalla propria associazione sindacale. Parliamo di personale in distacco presso il proprio sindacato che, retribuito per l’attività sindacale effettuata, riceve una pensione integrativa da decine di migliaia di euro.

PENSIONI SCANDALO DEI SINDACATI, LE IENE TORNANO SUL PUNTO – Quel che è più grave, confermato da consulenti del lavoro ed esperti, è il fatto che, paradossalmente, questi dirigenti potrebbero anche non aver ricevuto lo stipendio per il quale il contributo è stato versato: l’associazione sindacale potrebbe infatti aver emesso un compenso inesistente e aver versato, o aver fatto versare al dipendente, il solo contributo necessario per appunto ottenere la pensione integrativa ex 564.

Nel video di Nadia Toffa viene inseguito Tiziano Treu, ex ministro del Lavoro, nuovo commissario straordinario dell’Inps e firmatario della 564 che però fugge sostenendo di “non ricordare” la disciplina inserita nel testo di legge, e promettendo di rispondere “dopo essersi documentato”. Sulla questione vengono intervistati anche i dirigenti dei sindacati confederali, Luigi Angeletti per la Uil e Susanna Camusso per la Cgil.

I SINDACATI CONFEDERALI – Il primo afferma di “non conoscere la normativa”, cade sostanzialmente dalle nuvole, si fa spiegare la legge da Nadia Toffa e poi sostiene che, se le cose stessero come la Iena gli fa presente – e come in effetti sono – andrebbero “velocemente cambiate” perché si tratterebbe di un “privilegio inaccettabile”. Susanna Camusso invece si dimostra più preparata sull’argomento, sostiene che la Cgil su queste cose ha “sempre vigilato” come dimostrerebbe un caso giudiziale nei confronti del Giornale, che aveva affrontato la questione delle pensioni d’oro sindacali in un articolo ritenuto dalla magistratura diffamatorio, e afferma che i dirigenti sindacali che hanno ricevuto queste pensioni dovrebbero “donarle” a soggetti più bisognosi.