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Tomas Milian: «Premiato per il Monnezza? Per me è un Oscar»

«Per me è come l’Oscar, sono supercontento e molto grato». Con queste parole Tomas Milian, intervistato da Francesca Pierleoni per l’Ansa, ha commentato la decisione del Festival Internazionale del Film di Roma di premiare l’attore ormai 81enne con il Marc’Aurelio alla Carriera per le sue interpretazioni nei panni de «Er Monnezza» L’attore verrà premiato nel corso della prossima edizione del Festival, dal 16 al 25 ottobre e riceverà il riconoscimento da Sergio Castellitto. Un premio importante per Milian che grazie al personaggio ha realizzato il suo sogno, «quello di diventare romano»

(Photocredit Wikipedia)
(Photocredit Wikipedia)

ER MONNEZZA E NICO IL PIRATA – Tomas Milian è conosciuto in Italia per il ruolo di «Er Monnezza», personaggio principale dei film «Il trucido e lo sbirro», «La banda del trucido», diretto da Stelvio Massi nel 1977, e «La banda del gobbo» e del Commissario Nico Giraldi, noto anche con il nomignolo di «Nico il Pirata», prima maresciallo e poi ispettore della polizia italiana protagonista di 11 film tra 1976 e 1984. La somiglianza tra i due personaggi ha portato spesso a credere che Er Monnezza fosse Giraldi e viceversa. Tuttavia c’era una bella differenza tra i ruoli. Il primo era caratteristico del poliziottesco, genere molto in voga all’epoca, mentre il secondo è più affine alla commedia.

UNA CARRIERA INIZIATA NEGLI USA – Ma Tomas Milian, nome d’arte di Tomas Quintin Rodriguez Varona y Milian, nato a l’Avana nel 1933 e figlio del generale Gerardo Machado, morto suicida nel 1945, non è stato solo un attore diventato famoso grazie anche al doppiaggio di Ferruccio Amendola. Arrivato negli Usa nel 1957, studiò all’Actor’s Studio di New York ed iniziò a lavorare in tv ed in teatro, dove venne notato da Gian Carlo Menotti, che lo invita per uno spettacolo al Festival di Spoleto: «Dovevo restare 10 giorni sono rimasto 35 anni», ha continuato Tomas Milian.

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L’OBIETTIVO DI RAPPRESENTARE GLI UOMINI COMUNI – E dopo aver recitato ne «Il bell’Antonio» di Mauro Bolognini, «I delfini» di Citto Maselli, «Un giorno da leoni» di Nanni Loy, «Il lavoro», episodio di Luchino Visconti per Boccaccio ’70, «I Cannibali» di Liliana Cavani, iniziò a rivolgersi al cinema popolare, un mondo che lo affascinava fin da giovane. Continua Milian, ricordando come la famiglia si oppose al suo sogno di diventare un attore:

mia zia, che come il resto della mia famiglia non approvava quella scelta, mi disse: Tommy, tu passi il tempo a prendere il sole, dormire e andare a donne, non sai niente di come vivono e si guadagnano il pane gli uomini comuni. Pensa che personaggi noiosi puoi recitare. Aveva ragione, sapevo poco degli uomini comuni, ma riuscire a rappresentarli è sempre stato da allora il mio obiettivo

LA NASCITA DI ER MONNEZZA – Ed appena ha avuto la libertà contrattuale per studiare il suo personaggio, Tomas Milian inventa Sergio Marazzi, «Er Monnezza», diventato un’icona per Roma:

Quando ho avuto la libertà contrattuale per farlo ho voluto creare quel personaggio, dalla testa ai piedi, e il fatto che sia stato accettato dai romani è la più grande soddisfazione. Ho vissuto in Italia 35 anni, sono diventato ufficialmente italiano. Mi vergogno a celebrarmi ma ricevere questo premio a Roma per me è il massimo. E’ la città dove ho creato ‘Er Monnezza’, il personaggio che ho amato di più e che mi ha permesso di realizzare il mio sogno, diventare romano

Tomas Milian spiega poi perché Monnezza è diventato così importante nella cultura cinematografica italiana:

La sua personalità, è un misto di bontà, rabbia, volgarità. E’ un ragazzo onesto e simpatico, gli si perdona tutto

I LAVORI FUTURI – Tomas Milian, ormai da 20 anni residente a Miami, non è ancora in pensione. L’otto ottobre uscirà per Rizzoli la sua autobiografia, scritta con Manlio Gomarasca e dal titolo: «Monnezza Amore Mio» mentre presto tornerà per girare insieme a Sergio Castellitto il film « Nessuno si salva da solo», insieme a Riccardo Scamarcio e Jasmine Trinca. Il copione sta arrivando, assicura Milian, che sembra felice di lavorare con il regista: «Sono contento di lavorare con lui, è un number one». Un altro italiano che ricorda volentieri è Bernardo Bertolucci, suo regista nel film «La Luna», che valse a Milian il nastro d’argento come attore non protagonista: «Bernardo sul set mi diceva cosa bellissime, amava la mia inventiva».

IL RITORNO NEGLI STATES – Negli anni ’80 poi Milian decise di lasciare l’Italia, una decisione giusta a suo dire in quanto «non mi piace perdere. Ho voluto tirarmi indietro al momento giusto». L’attore si è così allontanato dal Monnezza ritrovando una seconda giovinezza negli Usa dove ha recitato in film come Amistad di Spielberg o Traffic di Steven Soderbergh, regista con il quale ha inventato ancora nuovi personaggi:

Lavorare con Soderbergh è stata un’esperienza meravigliosa, mi lasciava assolutamente libero. Ho costruito il personaggio come faccio sempre, attraverso l’istinto, usando come punti di riferimento gli abiti, gli oggetti. Ad esempio per il generale Salazar, ho trovato un antico bastone da passeggio da Brioni. Mi è costato 1600 dollari, ma mi ha aiutato a trovare l’energia giusta

L’ITALIA? IL MIO PAESE – Milian non ha però dimenticato il nostro Paese e quanto gli ha dato. A dimostrarlo la risposta che dà alla domanda: «Cosa pensa quando le parlano oggi dell’Italia?»

Che è il mio Paese

(Photocredit copertina Gettyimages)