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Il comandante de Falco trasferito in ufficio amministrativo: «Io, vittima di mobbing»

Chi non ricorda il «Vada a bordo, cazzo!» rivolto al capitano Francesco Schettino durante il naufragio della Costa Concordia? Quella frase fece nel giro di poco il giro di tv e siti italiani e stranieri. A parlare era il comandante della Capitaneria di Porto di Livorno, Gregorio de Falco, che salvava l’onore della manirenia italiana. Ebbene, a quasi tre anni dall’episodio che lo ha reso celebre de Falco, probabilmente vittima dell’invidia e degli sbarbi da parte dei suoi superiori, è stato ora trasferito in un ufficio amministrativo in quella che sembra una vera operazione punitiva.

 

Processo Concordia, Il capitano Gregorio De Falco in aula a Grosseto(Foto: Alessandro La Rocca / LaPresse)

 

«SONO VITTIMA DI MOBBING, VALUTERÒ AZIONI LEGALI» – «Mi hanno appena detto che dovrò lasciare il servizio operazioni e sarò destinato ad un ufficio amministrativo. Sono amareggiato, ma sono un militare e dunque eseguo gli ordini», dice oggi il comandante. «Eseguirò gli ordini, ma sono convinto – aggiunge – di essere vittima del mobbing. Dunque valuterò azioni legali». De Falco, 49enne, parla di cancellazione di dieci anni di vita e di professione. «Ho lavorato – spiega – in un’area operativa e, nell’ultimo anno, con funzioni di comando. È come se un insegnante innamorato di didattica e pedagogia che ha dimostrato la sua competenza, venisse all’improvviso trasferito in un ufficio amministrativo».

«DISMETTERE LA DIVISA, SONO COSTRETTO A PENSARCI» – Ne parla il Corriere della Sera in un articolo di Marco Gasapretti. Lo sfogo di de Falco, che doveva essere nominato comandante di una Capitaneria, ha il sapore dell’addio. «Non voglio dismettere la divisa. È una delle ragioni della mia vita. Adesso però sono costretto a pensarci. Vediamo che cosa accadrà. Non chiedetemi altro per favore», dice ai giornalisti. Il documento che invia de Falco al settore amministrativo è firmato da Ilarione Dell’Anna, responsabile della Capitaneria di Porto di Livorno durante il disastro della Concordia e poi spedito a Roma. Si racconta di rapporti deteriorati tra i due militari, da quando de Falco era diventato suo malgrado coordinatore dei soccorsi.

I MOTIVI – Gli amici parlano di invidie e sbarbi contro l’ufficiale, «osteggiato» perché «ha voluto sempre fare il proprio dovere». Come quando, da comandante a Santa Margherita Ligure, aveva proibito alle navi da crociera di ormeggiare nell’area protetta d Portofino, contro tutto e contro tutti, come quando davanti al comando generale di Roma s’espresse favorevolmente su una nuova inchiesta per chiarire la sciagura del Moby Prince, e come quando, infine, ricorda ancora il Corriere della Sera, firmò una relazione negativa sulla sicurezza a bordo del nuovo rigassificatore costruito a Livorno. Per i commilitoni di de Falco non si tratta di semplici coincidenze.

(Foto copertina da archivio LaPresse)