Giulio, contro la crisi qualcosa si può fare

30/01/2009 - LE LIBERALIZZAZIONI - Un altro fronte sono le liberalizzazioni. Dopo le timide “lenzuolate” di Bersani, su cui i giudizi non sono tutti positivi, si è fermato tutto. Male: le liberalizzazioni non comportano effetti diretti ed immediati per il bilancio dello

     
 

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LE LIBERALIZZAZIONI - Un altro fronte sono le liberalizzazioni. Dopo le timide “lenzuolate” di Bersani, su cui i giudizi non sono tutti positivi, si è fermato tutto. Male: le liberalizzazioni non comportano effetti diretti ed immediati per il bilancio dello Stato, ma stimolano la crescita economica e, per questa via, un aumento strutturale e spontaneo del gettito fiscale. Secondo una simulazione di Prometeia SpA sui possibili effetti delle liberalizzazioni una maggiore liberalizzazione dei mercati dell’energia elettrica, delle telecomunicazioni, dei servizi finanziari e della distribuzione commerciale e dei carburanti sull’economia italiana porterebbe inizialmente un aumento di 0,7% annuo del Pil, (quindi circa 8 miliardi di entrate aggiuntive) con effetti positivi su inflazione e consumi e senza alcun peggioramento dei conti pubblici. A regime (tra qualche anno), l’effetto sul Pil sarebbe di un +1,7%. Probabilmente i vantaggi delle liberalizzazioni non si vedrebbero immediatamente, ma anche dimezzando le stime (è meglio sempre essere prudenti con le simulazioni) non sarebbe mica male. Oltre agli effetti sul sentiero di crescita nel lungo termine.

RIDUZIONE “INTELLIGENTE” DELLA SPESA PUBBLICA – La spesa non si può aumentare perché il debito è alto, lo abbiamo già detto. Ma agire “dentro” i capitoli di bilancio, per eliminare sprechi ed inefficienze e liberare risorse per  ridurre le tasse o finanziare interventi anticrisi o infrastrutture, ricerca e altro, non solo è possibile: è un dovere civico. Ci aveva provato Padoa Schioppa, con il Libro verde sulla spesa pubblica, preparato dalla Commissione tecnica per la finanza pubblica, con le prime indicazioni per spendere meno e soprattutto meglio. Cioè invertire la tendenza “incrementale” della spesa italiana, la pratica che aggiunge sempre fabbisogno evitando di chiedersi se una spesa è davvero necessaria o meno. Non i tagli generalizzati previsti da Tremonti nella sua manovra estiva, ma un approccio da “organizzazione industriale“, esaminando le strutture organizzative e le norme procedurali di ogni ministero “smontando e rimontando” la macchina pubblica, tentando di individuare come conseguire gli stessi risultati o risultati migliori con strutture più leggere, procedure più semplici, controlli più mirati. La quantificazione delle risorse è di qualche decina di miliardi di euro. La Commissione tecnica per la spesa pubblica, subito prima di essere  “licenziata” per decreto da Tremonti, nel suo rapporto di metà 2008 ha approfondito e formulato raccomandazioni su alcuni ministeri “pilota” dimostrando che si può fare moltissimo e subito. Con effetti iniziali di qualche miliardo di euro, e con effetti molto consistenti nel medio termine.

IL FISCOSe si riducono le spese “inutili, si possono anche ridurre le tasse. Ovviamente, partendo dal principio che in Italia ci sono ogni anno  300 miliardi di evasione ed elusione fiscale. Una vergogna, soprattutto quando non ci sono soldi neppure per gli ammortizzatori sociali. Anziché tagliare infrastrutture, si può agire sulla tax compliance, semplificando ed informatizzando al massimo le procedure di accertamento, contenzioso e riscossione e alleggerendo i controlli concentrandosi sulle evasioni ed elusioni più macroscopiche. Insomma fare quello che si fa in tutti i paesi civili. Una stima, sicuramente per difetto, di qualche miliardo di euro di recupero fiscale non è azzardata. E sul fronte fiscale si può fare anche molto altro. Ad esempio, ridurre di qualche miliardo di euro le tasse alle imprese in cambio di una contestuale riduzione degli aiuti statali “generalisti“, che servono solo ad alimentare le burocrazie nazionali, regionali e delle organizzazioni di categoria. Oppure intervenendo con misure fiscali “mirate” a favorire le PMI.

VI SERVE ALTRO ? – Si potrebbe fare questo, e molto altro. Descrivere tutto richiederebbe un libro. Qui ci sono solo accenni. Molte altre cose sono state dette in varie occasioni in questi mesi, qui su Giornalettismo e anche da altre parti. Ci si chiede allora perché Tremonti, che non è uno sciocco, continui a fare orecchie da mercante. Il debito pubblico è una scusa, come dimostra uno studio che mette in relazione entità dei debiti pubblici e manovre anticrisi varate nel mondo. Forse Tremonti  teme davvero che ci siano buchi imprevedibili nel sistema bancario che bisognerà coprire, oppure vuole tenersi una riserva finanziaria per risolvere frizioni interne alla maggioranza, tipo i costi del federalismo fiscale. In entrambi i casi, il conto lo pagherà l’Italia.

Nota: Questo articolo è costato una certa fatica per evitare di bastonare il governo e un ministro che fa di tutto per sembrare incompetente (anche se non lo è). Perché è dell’Italia che stiamo parlando, non di un paese immaginario: “Non chiederti ciò che il tuo paese può fare per te, ma quello che tu puoi fare per il tuo paese”

Hanno collaborato Alessandro D’Amato e Pietro di Giorgio

     
 

14 Commenti

  1. Comicomix scrive:

    @zamax:
    Se c’è una cosa dalla quale la destra italiana non riesce a guarire è proprio la distorsione della storia e la caricatura della semplice verità. Da Via rasella alla lotta partigiana, passando per la storia economica e politica della repubblica.
    Spiace davvero leggere tanta distorsione della verità in poche righe.

    Apprendo quindi con piacere che tra il 1947 e il 1992 siamo vissuti in un regime retto da maggioranze di governo con monocolori del PCI e non, come avevo sempre creduto, dalla Dc e dai vari suoi satelliti a cui si aggiunse poi il PSI dopo il 1960.

    Il fatto che il PCI con il suo 30% e passa di consensi riuscisse ad influenzare le scelte dei vari governi (fisiologico di ogni democrazia) diventa “Governo e responsabilità. Che poi ci fosse la conventio ad escludendum che (per ragioni “esterne”) gli “impediva” di prendere il potere è una colpa – se mai di colpa si possa parlare – che non è del PCI, ma di altri (pure questa è storia)

    Insomma, amici cari: lo sfacelo dell’Italia degli anni 70 e 80 non è “colpa” di Andreotti, Craxi, Fanfani, Piccoli, Cossiga, Nicolazzi, ecc…
    No: è tutta colpa di Enrico Berlinguer.

    Povero Enrico, davvero non ti meritavi di essere trattato così, neppure da un solo italiano. Neppure se in malafede. Che tristezza…:-(

    Tra parentesi, questo commento con l’articolo non c’azzecca, nulla, ma che importa? ;-)

  2. Zamax scrive:

    Questo commento non c’entra nulla col post, perché mi è saltata la mosca al naso nel leggere cose che rivelano che persone pur intelligenti non riescono a liberarsi dei miti della vulgata storica della sinistra. La cosa è semplice: l’Italia dal 1947 al 1992 è stata governata dai meno peggio, per nostra grandissima fortuna. Se non vogliamo parlare della corresponsabilità – innegabile – del PCI nel degrado dei conti pubblici e nei ritardi dell’economia italiana, allora con le colpe bisognerebbe riconoscere ai forchettoni il merito non da poco di aver tenuto la nostra disgraziata penisola nel novero dei paesi occidentali, o no?
    Ci mancava solo il santino dell’apostolo della “questione morale”, Tartufo Berlinguer, segretario del partito nutrito dall’oro di mosca, del partito azienda delle coop dove con un sistema di porte girevoli si passava dal Partito alla Coop al Comune e viceversa, del partito che non si negava alla spartizione tangentizia, del partito che cambiava nome solo dopo il crollo del Muro, mentre faceva la morale agli altri: Berlinguer, l’austero compagno dalla lingua biforcuta, augh!

  3. Comicomix scrive:

    @zamax:
    “bisognerebbe riconoscere ai forchettoni il merito non da poco di aver tenuto la nostra disgraziata penisola nel novero dei paesi occidentali, o no?”
    Glielo riconosco senza nessun problema. E’ un loro merito. Di cui sono loro grato, ma che non ne attenua le responsabilità. Volendo seguirti nel tuo ragionamento, un merito che condividono (parzialmente) assieme ai demeriti con il PCI. ma ricordandosi che guidava la macchina e chi “dava una mano”.

    “Tartufo Berlinguer”
    Qui invece proprio non sono d’accordo. Ma ognuno ha il diritto della sua opinione. Ma su Berlinguer (e so di cosa parlo, credimi) ti sbagli di gorsso.

    “Vulgata storica della sinistra”
    la mia storia personale e familiare (che ovviamente hai il diritto di non conoscere, mica sono il presidente della repubblica!) parla in senso opposto a questa tua considerazione. E’ una cosa che non mi appartiene, ecco. Il fatto che alcune cose della vulgata storica della sinistra siano semplicemente la verità (o, almeno, la mia verità) non significa che – non ho problemi a dirlo – la sinistra italiana abbia commesso errori gravissimi.

    Continua a non convincermi la “vulgata Berlusconiana”, peraltro spesso portata avanti dal sottobosco di uomini (quelli di serie C e D) che in quegli anni GOVERNAVA l’Italia e ci si ingrassava sopra, che le colpe più gravi sullo sfacelo di questo paese ce l’abbia il PCI. Rovesciando la storia.

    Un sorriso non volgare ^_^

  4. Fiorenzo scrive:

    Nulla di nuovo sotto il sole, tanti bla bla i ladri continueranno a rubare, gli incompetenti a comandare e il soltito millenario pantalone continuerà a pagare. L’economia dovrebbe essere riformata ad una visione più moderna che la classica RIMETTIAMO TUTTO IN PIEDI COME LA I° RIVOLUZIONE INDUSTRIALE; PATETICO.

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