Oroscopi catastrofici per il futuro dell’economia e per la tenuta dei conti pubblici, mentre il governo è “timido” nelle misure anticrisi. Ma si può concretamente fare qualcosa, oltre che bastonare Tremonti?
Le previsioni economiche sono astrologia. E per Berlusconi, Tremonti e per l’Italia si moltiplicano oroscopi economici a tinte fosche: crollo di oltre il 2% del Pil, debito pubblico in forte aumento e rischi per la sua sostenibilità. Alcuni accusano il ministro dell’Economia di stare alla finestra minimizzando la crisi, altri di fare ammuina, o giochi delle tre carte. Lui risponde invece che sta
camminando su un sentiero strettissimo con la prudenza del buon padre di famiglia: il Belpaese è al riparo – per ora – dalla crisi e il decreto appena approvato è il massimo che ci potevamo permettere. Ma è proprio vero?
ERRORI E CAUTELE - Tremonti ha fatto molti errori. Ha avallato scelte che hanno peggiorato lo stato dei conti pubblici con interventi sbagliati o dannosi: la Robin Tax, l’abolizione dell’Ici sulla prima casa, l’affaire Alitalia. La stessa manovra triennale di cui Tremonti continua a rivendicare il merito è recessiva, non riduce le tasse e taglia le spese di investimento non toccando o quasi le spese correnti. Un po’ poco per chi si vanta di aver previsto per primo la crisi imminente. Ma Tremonti sapeva anche che lo stato dei conti pubblici non consente grandi voli pindarici. L’Italia ha il terzo debito pubblico del mondo, con 300 miliardi di euro di titoli in scadenza, circa il 20% del Pil. E nei mercati finanziari sta per scoppiare la guerra delle offerte di titoli di stato (solo gli Usa chiederanno circa 2.000 miliardi di dollari nel 2009. Anche se oggi i rendimenti scendono perché la domanda è ampia, nel futuro prossimo c’è il rischio concreto non di non riuscire a collocarli, ma di doverlo fare a costi crescenti per fare “concorrenza” a prodotti finanziari più sicuri come i bund tedeschi. Oppure di dover abbandonare i titoli a lunga scadenza con quelli a breve, più appetibili per i mercati ma più “volatili” e quindi difficili da gestire nel tempo.
NON SI PUO’ ASPETTARE – Fa quindi bene Tremonti ad esser cauto, a rassicurare i mercati e a lanciare messaggi di “tenuta” sul fronte del debito pubblico. Ma fa malissimo a continuare a non fare nulla: Non una politica economica anticiclica, e neppure una di stabilizzazione strutturale per il medio termine adeguata al gravissimo indebitamento del paese. Perché la recessione porterà ad una riduzione del gettito (al netto di interventi anti evasione), ad una riduzione dell’occupazione e quindi ad una crescita della spesa per gli ammortizzatori sociali: il debito pubblico aumenterà comunque, inevitabilmente. E l’Italia sarà anche “messa meglio degli altri”, come dice il ministro, ma ha un cronico differenziale di crescita dei fondamentali dell’economia con gli altri grandi paesi, problemi di competitività e di produttività. Non si può aumentare il debito, va bene.
Ma anche in assenza di politiche di deficit spending si possono fare molte cose.
TROVARE RISORSE “FRESCHE”- I parametri di Maastricht sono sempre agganciati al Pil: e si possono “migliorare” non solo riducendo il debito, ma anche aumentando il Pil. Non è semplice, ma si può conservare l’avanzo primario stimolando il più possibile la crescita, cercando almeno di salvaguardare quella nominale del Pil. E soprattutto, come Giornalettismo (e ovviamente anche altri) ha più volte segnalato, non incagliarsi su una problematica manovra “congiunturale” ma facendo profonde riforme strutturali . In due direzioni non antitetiche: stimolare la crescita economica e incidere su alcune grandi poste del bilancio dello stato con riforme che garantirebbero anche un gruzzolo di qualche miliardo di euro. Uno stimolo fiscale controbilanciato da risparmi certi e strutturali. Non mancano certo i capitoli su cui intervenire: la velocizzazione della spesa pubblica, la riforma delle pensioni, il rilancio delle liberalizzazioni, la profonda e reale ristrutturazione della spesa pubblica, l’aumento del gettito fiscale stimolando tax compliance e recuperando evasione e elusione. Più altre quisquilie.
VELOCIZZARE LA SPESA – La spesa pubblica non può essere aumentata, ma può essere velocizzata. Il contrario di quello che si sta facendo con la riprogrammazione del Fas e dei Fondi strutturali della Ue. Sono qualche centinaio di miliardi di euro nei prossimi 7 anni, non bruscolini. Ma in base alla bozza di delibera Cipe, l’idea è quella di puntare sulle grandi opere nazionali, togliendo soldi agli interventi medio-piccoli regionali. Un grave errore per due motivi: perché esperienza insegna che le riprogrammazioni dei Fondi portano via tempo (anche 6 mesi, forse un anno) prima di essere operative. E perché la velocità di spesa si riduce al crescere della dimensione dei progetti. Sul versante della riprogrammazione della spesa pubblica, si sta rischiando di frenare anziché di rilanciare l’economia! C’è chi dice che questa scelta dipenda da gravi problemi di cassa e che si vorrebbero deliberatamente rallentare le erogazioni. Speriamo sia una “boutade“. Perché questo vorrebbe dire che siamo vicini al dramma. E perché i modi per fare cassa sono altri.
RIFORMA DELLE PENSIONI - Se c’è bisogno di trovare risorse fresche, mettiamoci al lavoro.
Prima di tutto rivedendo il sistema pensionistico. Siamo in emergenza, chi si dovesse mettere di traverso lo spiegherà ai cittadini. E comunque se le risorse risparmiate servissero a tagliare le imposte dirette e ad estendere gli ammortizzatori sociali per chi non ce l’ha vorrei vedere chi dice di no e perché. Quindi: aumentare subito l’età pensionabile, portandoci in linea con le medie europee; eliminare i privilegi di cui ancora godono molte categorie; infine, rivedere formule e coefficienti in modo da assicurare da subito l’equilibrio tra contributi e benefici. Con un calcolo molto grossolano, una classe di età tra 60-65 anni vale circa 650 mila persone che significa, dato un tasso di attività attorno al 60% e depurando da questa “popolazione” circa il 25 % di lavoratori che stanno nel pubblico impiego (il cui pensionamento non è un risparmio per lo Stato), circa 100 mila pensionamenti in meno all’anno. Se l’ammontare di una pensione media è di poco meno di 11 mila euro, l’innalzamento dell’età pensionabile di 2 anni porterebbe ad un risparmio di oltre 2 miliardi di euro l’anno. Se l’età venisse innalzata di 2 anni già dal 2009 e di altri 2 nel 2010, avremmo circa 2 miliardi di euro nel 2009 e altri 4 all’anno dal 2010 in avanti.




vabbeh, non può mica fare tutto questo, il povero Giulio. Non dimentichiamoci che deve combattere gli speculatori e fermare la deriva demoplutogiudaicomassonica della Banca d’Italia. Che cazzo, tutto lui deve fare?
@Gregorj:
Tutto magari no, ma qualcosa potrebbe pure sforzarsi a farla, oltre che fermare la deriva demopluto (ma anche un po’ pippo, dai) della Banca d’Italia.
Un sorriso affaccendato
ma secondo me basta anche bastonare tremonti, che almeno voglio dire, ci si sfoga!
@Loska:
Io sono un non violento, come sai
A Tremonti più che una solenne bastonatura darei un pizzicotto (come si fa ai bambini piccoli se vuoi svegliarli)
leggiamo i Media-da ogni parte si levano verso i contribuenti richieste di finanziamento dagli enti,come se essi fossero inesauribili di ricchezze ,invece che falliti di debito.Ma qualcuno,che chiede, sa quale è il reale costo delle cose che servirebbero,e chi sarebbero i munifici finanziatori?i vincitori delle elezioni ,per legge matematica,hanno solo uno strumento:far pagare i cittadini,con tariffe,tributi,tributi su commercio,aziende finanziarie, produzione,cioè sui consumatori,la variabile è: in che modo:siamo al 23 giugno di lavoro per lo Stato,ufficialmente,(chi lavora,ma non sono molti,i più sono mantenuti nell’ottica della su invocata assistenza);vogliamo arrivare al 23 dicembre?
Ma siamo sicuri che qualcuno lassù ( o laggiù dipende dalla collocazione geografica) abbia anche solo lontanamente voglia di prendere in esame le “riforme strutturali”?
sulla privatizzazione ci andrei cauta non vorrei mai qualche altro maccherone all’italiana…
Tremonti pecca di collettivismo conservatore, ma almeno non sta ipotecando il futuro di un’altra generazione, dopo quelle perse dai pianificatori e dai “progressivi” degli anni ’70.
L’ipotesi di uno stimolo congiunturale unito ad un programma di tagli strutturali è molto interessante e un pochino “obamiana”
Sarebbe utile ad una nazione come l’Italia, che non ha spazi per sprecare risorse in uno stimolo alla cieca, ma che può, al massimo, limitarsi a pensare a quali investimenti accelerare.
Purtroppo, il coraggio uno non se lo può dare e Tremonti mi sembra impegnato piuttosto in una regressione uterina verso le radici del socialismo tecnocratico italiano: Beneduce, per dirne una. E così ci sorbiamo Alitalia e la deriva vaticana.
@agenor:
io penso che chi ha in mano le leve del governo (pur senza essere onniscente, non siamo per fortuna all’idea perversa di un pianificatore che regola e decide tutte le mosse di tutti gli attori economici) possa fare qualcosa per “accompagnare” e “regolare” i fenomeni e le azioni degli attori. Non necessariamente con la leva tasse.
@la bi:
La tua domanda ha una risposta…dubitativa: forse no, ma così l’Italia è condannata al declino senza possibilità di salvezza…
Liberalizzare non necessariamente è privatizzare. E in ogni caso, lo stato deve fare ciò che gli compete, lasciando al mercato (regolato, sul serio, però) il resto.
@Falkenberg:
Interessanti osservazioni, grazie!
Nel merito:
1.Negli anni ’70, giova ricordarlo, al potere c’erano soprattutto i forchettoni democristiani, accompagnati da quel PSI di cui Tremonti è stato, in gioventù, simpatizzante e di cui berlusconi è stato molto più che simpatizzante: è storia. Invece sul fatto che non si stia ipotecando il futuro di un’altra generazione, non sarei così sicuro. L’assenza di una politica economica che aggredisce i nodi strutturali del nostro paese è uno “scippo” generazionale non molto diverso dalle improvvide scelte degli anni ’70 (e soprattutto ’80, non scordiamoci neppure questo)
2. Siamo sostanzialmente d’accordo: io condivido le preoccupazioni di tremonti per il debito ma mi ostino a ripetere (fino alla noia) che si può fare molto anche senza deficit spending. Se lo facesse, da italiano, gliene sarei molto grato.
3. Purtroppo, sull’ultima parte del tuo discorso, hai ragione. E ici bene, regressione: torna all’ovile. Purtroppo (again!)
Grazie mille e un sorriso angelico
Bhe sono cose sensate. Solo la riforma delle pensione credo lasci un pochino qualche problema. Le persone sono stufe di cambiare sistema e tempi ogni anno. Serve certezza. E poi credo che ogni sacrificio fatta da ni dovrbeessere seguente ad un sacrificio fatto dalla testa. Diciamo che si digerirebbe tutto meglio, se cominciassero a tagliare i loro salari del 50% di tutti i parlamentare, ridurre a livelli normali le spese dei palazzi e dei loro impiegati. Questo anche ai livelli regionali. Usare meno aut blu etc etc. Non daranno molto gettito ma sono psixologicamente utili.
Punterei molto sulle liberalizzazioni, scardinare il sistema ingessato italiano su tutte le professione darebbe pil creato dalla speranza e voglia di fare e cambiare di molti giovani schiacciati da un sistema chiuso, lobbistico italiano.
Ma questo nn si farà mai, rischierebbero di scomparire i dinosauri cioè loro.
Per cui tante belle parole, tutta la politica economica si ridurra a tagli senza senso a scuola, sanita etc che ricadono sui soliti noti.
Comicomix
“Negli anni ‘70, giova ricordarlo, al potere c’erano soprattutto i forchettoni democristiani, accompagnati da quel PSI di cui Tremonti è stato, in gioventù, simpatizzante e di cui berlusconi è stato molto più che simpatizzante: è storia.”
Se c’è una cosa dalla quale la sinistra italiana non è mai guarita è proprio la rimozione della storia e della semplice verità. Se per “forchettonismo” si intende la filosofia delle partecipazioni statali ecc. ecc. e del relativo magna-magna la sinistra allora all’opposizione non ci aveva proprio niente in contrario – come filosofia -, e del debito pubblico crescente non le importava assolutamente nulla. La stragrande maggioranza delle leggi era approvata col consenso della sinistra allora comunista, e anche al di fuori dell’attività parlamentare il PCI, specie negli anni ’70, esercitava un veto di fatto sulle questioni più importanti in materia politico-economica. Anzi, i pessimi forchettoni guidati dal mariuolo Craxi negli anni ’80 ebbero almeno la forza di abolire la scala mobile, nonostante le barricate della sinistra superforchettona, nostalgica evidentemente del “consociativismo” della spesa allegra.
E’ diventato una specie di capriccio conformistico prendersela ora con quegli incapaci arraffoni di democristiani e socialisti: eh certo non si sbaglia di molto a descriverli così, vil razza politica. Peccato che i virtuosi comunisti di allora fossero peggio, ma molto peggio. E questa è storia, eccome.
@zamax:
Se c’è una cosa dalla quale la destra italiana non riesce a guarire è proprio la distorsione della storia e la caricatura della semplice verità. Da Via rasella alla lotta partigiana, passando per la storia economica e politica della repubblica.
Spiace davvero leggere tanta distorsione della verità in poche righe.
Apprendo quindi con piacere che tra il 1947 e il 1992 siamo vissuti in un regime retto da maggioranze di governo con monocolori del PCI e non, come avevo sempre creduto, dalla Dc e dai vari suoi satelliti a cui si aggiunse poi il PSI dopo il 1960.
Il fatto che il PCI con il suo 30% e passa di consensi riuscisse ad influenzare le scelte dei vari governi (fisiologico di ogni democrazia) diventa “Governo e responsabilità. Che poi ci fosse la conventio ad escludendum che (per ragioni “esterne”) gli “impediva” di prendere il potere è una colpa – se mai di colpa si possa parlare – che non è del PCI, ma di altri (pure questa è storia)
Insomma, amici cari: lo sfacelo dell’Italia degli anni 70 e 80 non è “colpa” di Andreotti, Craxi, Fanfani, Piccoli, Cossiga, Nicolazzi, ecc…
No: è tutta colpa di Enrico Berlinguer.
Povero Enrico, davvero non ti meritavi di essere trattato così, neppure da un solo italiano. Neppure se in malafede. Che tristezza…:-(
Tra parentesi, questo commento con l’articolo non c’azzecca, nulla, ma che importa?
Questo commento non c’entra nulla col post, perché mi è saltata la mosca al naso nel leggere cose che rivelano che persone pur intelligenti non riescono a liberarsi dei miti della vulgata storica della sinistra. La cosa è semplice: l’Italia dal 1947 al 1992 è stata governata dai meno peggio, per nostra grandissima fortuna. Se non vogliamo parlare della corresponsabilità – innegabile – del PCI nel degrado dei conti pubblici e nei ritardi dell’economia italiana, allora con le colpe bisognerebbe riconoscere ai forchettoni il merito non da poco di aver tenuto la nostra disgraziata penisola nel novero dei paesi occidentali, o no?
Ci mancava solo il santino dell’apostolo della “questione morale”, Tartufo Berlinguer, segretario del partito nutrito dall’oro di mosca, del partito azienda delle coop dove con un sistema di porte girevoli si passava dal Partito alla Coop al Comune e viceversa, del partito che non si negava alla spartizione tangentizia, del partito che cambiava nome solo dopo il crollo del Muro, mentre faceva la morale agli altri: Berlinguer, l’austero compagno dalla lingua biforcuta, augh!
@zamax:
“bisognerebbe riconoscere ai forchettoni il merito non da poco di aver tenuto la nostra disgraziata penisola nel novero dei paesi occidentali, o no?”
Glielo riconosco senza nessun problema. E’ un loro merito. Di cui sono loro grato, ma che non ne attenua le responsabilità. Volendo seguirti nel tuo ragionamento, un merito che condividono (parzialmente) assieme ai demeriti con il PCI. ma ricordandosi che guidava la macchina e chi “dava una mano”.
“Tartufo Berlinguer”
Qui invece proprio non sono d’accordo. Ma ognuno ha il diritto della sua opinione. Ma su Berlinguer (e so di cosa parlo, credimi) ti sbagli di gorsso.
“Vulgata storica della sinistra”
la mia storia personale e familiare (che ovviamente hai il diritto di non conoscere, mica sono il presidente della repubblica!) parla in senso opposto a questa tua considerazione. E’ una cosa che non mi appartiene, ecco. Il fatto che alcune cose della vulgata storica della sinistra siano semplicemente la verità (o, almeno, la mia verità) non significa che – non ho problemi a dirlo – la sinistra italiana abbia commesso errori gravissimi.
Continua a non convincermi la “vulgata Berlusconiana”, peraltro spesso portata avanti dal sottobosco di uomini (quelli di serie C e D) che in quegli anni GOVERNAVA l’Italia e ci si ingrassava sopra, che le colpe più gravi sullo sfacelo di questo paese ce l’abbia il PCI. Rovesciando la storia.
Un sorriso non volgare ^_^
Nulla di nuovo sotto il sole, tanti bla bla i ladri continueranno a rubare, gli incompetenti a comandare e il soltito millenario pantalone continuerà a pagare. L’economia dovrebbe essere riformata ad una visione più moderna che la classica RIMETTIAMO TUTTO IN PIEDI COME LA I° RIVOLUZIONE INDUSTRIALE; PATETICO.