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Apollos Hester, il Florenzi americano. Quando lo sport è gioia

Segnatevi questo nome, Apollos Hester. Se avete amato Alessandro Florenzi alla fine di una partita della stagione scorsa, Roma-Torino, mentre commentava con un entusiasmo insopprimibile una sua prestazione straordinaria impreziosita da una rovesciata vincente sotto la Curva Sud, difficilmente potrete resistere a questo ricevitore largo degli East View Patriots di Georgetown. Campionato universitario, partita di venerdì scorso: Apollos è stato il migliore in campo e Lauren Mickler del TWC News di Austin lo intervista. O almeno avrebbe voluto farlo: Hester, infatti, comincia un monologo sullo sport meraviglioso. “Sorridi – esordisce – non importa a cosa andrai incontro. E se cadrai rialzati, e se non ci riesci saranno gli amici ad aiutarti. Tua madre, tuo padre, Dio saranno là ad aiutarti… hey… anche io ci sarò”. E avanti, con parole meravigliose, come un fiume in piena. Voce alta e appassionata, entusiasmo straordinario, purezza. E la giornalista sorride. Non fa domande, si concede solo una chiosa. “Se non dovessi avere un futuro come campione del football americano, ne avrai uno come oratore e motivatore”.