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Schwazer, il procuratore di Bolzano: «Lo sport è omertoso»

«C’è un’ipocrisia, diffusa. Dirigenti, medici, allenatori e sponsor ‘vivono’ grazie alle vittorie degli atleti. È evidente il conflitto di interessi: se contrastano realmente ed efficacemente il doping le vittorie diminuiscono e ognuno di loro ci rimette. Inoltre è evidente che il doping viene sempre più giustificato secondo il concetto del ‘così fan tutti e se non lo fai non puoi vincere’». Il ragionamento porta il nome di Guido Rispoli, 53 anni, procuratore capo della Repubblica di Bolzano titolare dell’ufficio che coordina l’inchiesta sul caso doping-Schwazer. E non fa una piega

Italy's Alex Schwazer, gold medalist of

L’INCHIESTA – Rispoli parla alla Gazzetta dello Sport partendo dal caso dell’ex atleta risultato positivo all’epo il 6 agosto 2012: «Credo che per la prima volta in un’indagine di doping sia stato impiegato in sinergia il personale del Nas e del Ros dei carabinieri. La mossa si è rivelata vincente». Il lavoro congiunto degli inquirenti ha permesso di acquisire prove chiare, pescate tra i circa 10 mila gigabyte di file sequestrati e le circa 150 mila mail analizzate: «Un’indagine poderosa» confessa Rispoli.

LE RESPONSABILITA’ –  La novità però è un’altra: il medico o il dirigente di turno che chiude un occhio viene ritenuto colpevole tanto quanto chi somministra o procura doping. Una rivoluzione: «Se questa impostazione giuridica dovesse ottenere l’avallo della magistratura giudicante, si tratterebbe di un significativo salto di qualità nella lotta al doping». Va in questo senso il coinvolgimento di Carolina Kostner, ex fidanzata di Schwazer accusata di favoreggiamento e mancata collaborazione (rischia 4 anni di inibizione). Per Rispoli finora la stragrande maggioranza delle azioni che favorivano l’assunzione di doping sono rimaste impunite, perché figlie di un «ambiente omertoso come quello dello sport agonistico di alto livello». Ora però le cose sembrano cambiate: «Bisogna avere il coraggio di riaffermare che la salute degli atleti e il rispetto delle regole sono valori irrinunciabili»

Photocredit copertina Daniele Montigiani – LaPresse