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Rifiuti tossici, il pentito Vassallo: «Così ho avvelenato la Campania»

Affari con la camorra e per conto della camorra. Collusioni e coperture politiche. Sversamento di montagne di rifiuti tossici in discariche, terreni coltivati o altri siti improvvisati. È la storia di Gaetano Vassallo, ex ministro del clan dei Casalesi, ora pentito e detenuto in attesa di scarcerazione, che (in una lunga intervista rilasciata a Nello Trocchia per Il Fatto Quotidiano) ha ripercorso la sua carriera criminale e in particolare il disastro ambientale in Campania di cui è stato protagonista in prima persona attraverso le sue ditte e i suoi contatti con i centri di potere che avrebbero dovuto effettuare controlli.

 

terra dei fuochi 10(Foto da archivio LaPresse)

 

«TUTTO SENZA CONTROLLO» – «Abbiamo scaricato – dice Vassallo – le ceneri degli inceneritori del nord, degli scarti dell’Italsider di Taranto, la calce spenta dell’Enel di Brindisi e di Napoli, i fanghi industriali, gli scarti tossici provenienti dalla bonifica dell’Acna di Cengio, gli acidi, tonnellate di rifiuti dalle aziende del settentrione. Di certo posso dire: non abbiamo scaricato i rifiuti nucleari». L’affare era grosso e tirava in ballo, oltre che le istituzioni e la criminalità organizzata, anche la massoneria. «C’erano – ha affermato al Fatto l’ex impenditore della camorra – le società commerciali che si occupavano dell’intermediazione e del trasporto tutte controllate da Gaetano Cerci, camorrista, nipote del boss Francesco Bidognetti, che aveva la società Ecologia 89. Poi c’erano tre imprenditori, io, Luca Avolio e Cipriano Chianese che avevamo le discariche». «Utilizzavamo – ha continuato Vassallo – le certificazioni che avevamo, anche se le discariche erano esaurite. I rifiuti ufficialmente venivamo smaltiti nei nostri impianti, ma finivano nei campi, sotto la Nola-Villa Literno, nei terreni incolti, in altre cave. Tutto senza controllo». Poi spunta il nome del capo della P2. «Gaetano Cerci andava a casa di Licio Gelli, mi spiegò che Gelli era un procacciatore di imprenditori del nord che potevano inviarci i rifiuti».

«AFFARI CON TUTTI, DESTRA E SINISTRA» – L’affare sarebbe continuato nei decenni anche dopo l’intervento dello Stato. «Quando è arrivato il commissariato di governo per gestire l’emergenza rifiuti, nel 1994, la musica non è cambiata». Così come non sarebbe cambiato il rapporto con la politica. Una costante. «Io – ha raccontato Vassallo – negli anni ottanta ero del partito socialista, facevo le riunioni con Giulio Di Donato, organizzavamo le campagne elettorali. Io, quando potevo finanziavo il Psi. Come imprenditore vicino al partito ho fatto anche incontri a Roma alla presenza di Bettino Craxi. Furono gli anni in cui conobbi Luigi Cesaro, Giggino ‘a purpetta. Eravamo della stessa corrente». Stesso ritornello nella Seconda Repubblica. «Passo a Forza Italia, sono stato anche iscritto al partito, ho fatto tessere, sostenuto campagne elettorali, ma noi facevamo affari con tutti, destra e sinistra». Già, affari con tutti. Per fare ancora soldi, speculando sulla pelle della gente e della terra. «Io – fa sapere Vassallo – solo per il trasporto dei rifiuti dalla Toscana, andavo a prendere 700 milioni di lire al mese. In Campania guadagnavo 10 miliardi di lire ogni anno solo per l’affare dei rifiuti solidi urbani, raccolti nei comuni dell’hinterland». Poi in un altro passaggio il riferimento ai grandi rischi per la salute: «Io ho visto tutta la schifezza che abbiamo sputato nella terra. Una volta scaricammo fanghi, liquidi che erano scarti di lavorazione di un’industria farmaceutica. Poco dopo i ratti si sono estinti, sono spariti».

(Foto copertina da archivio LaPresse. Credit: Marco Cantile)