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Beppe Grillo e le «mille versioni» dell’articolo 18 nel M5S

“#CoeRenzie: quando Renzie difendeva l’articolo 18”. Beppe Grillo va all’attacco del presidente del Consiglio, con un post sul blog, citando le parole del premier rilasciate a Michele Santoro nell’aprile del 2012: «Per quello che mi riguarda l’articolo 18 è un problema mediatico. È un problema che si è posto soltanto nel dibattito mediatico». il leader genovese si chiede dove sia cominciata la giravolta del toscano: «Perché togliere una garanzia al lavoratore che pesa sulle aziende senza dare alla persona un sostegno (presente in tutta Europa a parte Italia e Grecia) come il reddito di cittadinanza?».

«Ora – secondo Grillo – l’articolo 18 è diventata una garanzia al lavoratore». Eppure nel Movimento qualche mese fa la si pensava diversamente.

LA “ABERRAZIONE” DELLA LOMBARDI – Fece rumore, all’epoca, la posizione (definita poi personale) della deputata 5 stelle Roberta Lombardi. Nello spazio grillino del forum Roma M5S la parlamentare definiva l’articolo 18 come «una aberrazione». «Ho espresso l’opinione personale – dichiarò all’epoca – che se la mia azienda mi cacciasse senza giusta causa o giustificato motivo, piuttosto che chiedere un reintegro in un posto che non mi vuole, mi piacerebbe un indennizzo economico davvero congruo, penso da 2 a 4 annualità lorde, per permettermi di cercare con tranquillità un altro posto di lavoro».

ARTICOLO 18 BIS, IL 18 NON SI TOCCA, IL 18… – Eppure Beppe Grillo sull’articolo 18 fu “chiaro” alcune volte. Usiamo le virgolette perché le idee sono cambiate di anno in anno. Nel 2012, con il post “L’articolo 18 bis“, dichiarava che «è urgente un nuovo articolo 18 bis per diminuire il carico fiscale sui lavoratori e sulle imprese» mentre nel 2013 rilanciava l’intervista a Maurizio Landini («L’ Art. 18 non si tocca», così sul blog il sindacalista). Sempre nel 2012 usava l’ironia in “Stalin e la lotta di categoria” e “Il lavoratore scomparso”. Ironia per difendere l’articolo anche se non tutti in passato la pensavano come il Capo. Basta ricordare Mauro Gallegati, docente di Macroeconomia all’Università politecnica di Ancona e un tempo (ora non più) economista di riferimento di Grillo. Un anno fa dichiarava l’articolo 18 come uno strumento inefficace. «Retaggio ideologico – spiegava – che non ha valide ragioni per essere difeso. Nel momento in cui al centro della tutela c’è il lavoratore e non più il lavoro non ha più ragione di esistere». Ora siamo chiari e tutti intorno a Beppe Grillo sì?

(Foto Roberto Monaldo / LaPresse)