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L’Inghilterra vuole uscire dall’Europa?

David Cameron affronta oggi in Parlamento la rivolta dei parlamentari conservatori: “Vogliamo il referendum”

Sono ore molto difficili per il primo ministro inglese David Cameron. L’inquilino della casa al numero 10 di Downing Street deve confrontarsi con quella che i media inglesi chiamano “la più pericolosa rivolta della sua premiership”: sono quasi 70, ad oggi, i parlamentari del Partito Conservatore che vogliono votare una mozione parlamentare – di nessun valore legale, in sé: ma simbolicamente molto importante – che chiede l’istituzione di un referendum popolare per chiedere ai cittadini se l’Inghilterra debba o non debba rimanere nell’Unione Europea sconvolta dalla crisi finanziaria nei paesi del Vecchio Continente. Italia e Grecia i grandi accusati, messi sotto stretto controllo dai grandi d’Europa; Francia e Germania a pilotare la barca: quale ruolo per l’Inghilterra, che non fa neanche parte dell’euro?

“TACI!” – Il primo ministro Cameron ha passato la giornata di ieri a litigare proprio sul punto. La prima pagina del Guardian di oggi riporta le notizie del furioso litigio fra il premier inglese e il presidente francese Nicolas Sarkozy. “Siamo stanchi di te, non fai altro che criticare. Dici che non ti interessa nulla dell’Euro e poi pretendi di interferire nei lavori dell’incontro. Hai perso una buona occasione per stare zitto”, gli avrebbe detto il capo di Stato francese, accusandolo di avere un atteggiamento distruttivo nei confronti del dibattito europeo. David Cameron ha preteso che anche i paesi che non adottano l’euro come moneta, appunto l’Inghilterra, possano avere voce in capitolo sul pacchetto di salvataggio degli stati in difficoltà, perché tale misura avrebbe “sensibili conseguenze” anche sui paesi non-euro; è riuscito a strappare solo la partecipazione di tutti gli stati europei al vertice che deciderà del pacchetto.

IL REFERENDUM – Tornato in patria, però, le gatte da pelare non sono finite: da settimane monta sul web e sui blog del Partito Conservatore il sostegno alla mozione che chiede al governo di calendarizzare il referendum.

La Camera impegna il governo a introdurre un provvedimento nella prossima sessione del Parlamento per preparare un referendum nazionale che chieda se il Regno Unito
a) debba restare nell’Unione Europea nei termini attuali
b) debba lasciare l’Unione Europea
c) rinegoziare i termini del proprio coinvolgimento per creare una nuova relazione basata sul mercato e sulla cooperazione

Il governo ha chiesto al gruppo parlamentare ai comuni di imporre una “whip di terzo livello”, che in gergo parlamentare significa l’obbligo per tutti i parlamentari del gruppo di essere presenti e di votare secondo le indicazioni dell’esecutivo – che ha ovviamente espresso parere negativo alla mozione. Chi diserta potrebbe dover sopportare gravi conseguenze, fra cui l’espulsione dal gruppo parlamentare e dal partito.

LA RIVOLTA – Sono oltre 75 i membri del gruppo parlamentare conservatore che hanno chiesto libertà di voto: “Vogliamo solo rappresentare i nostri collegi”, dicono i parlamentari promotori della mozione, che spiegano come l’impulso per questa iniziativa sia partito direttamente dal basso, dai cittadini; e che il Partito non possa rimangiarsi le proprie promesse elettorali, quando giurò che avrebbe preso in considerazione ogni proposta che arrivasse dagli attivisti. Il Times ha già chiesto agli elettori, mediante sondaggio, come voterebbero: prevedibilmente a prevedere è l’opinione di mezzo, quella della rinegoziazione.

In ballo c’è anche l’assetto della coalizione di governo, visto che i liberaldemocratici di Nick Clegg, senza i quali il governo non ha la maggioranza in Parlamento, hanno fatto sapere che con l’euroscetticismo conservatore non vogliono avere nulla a che fare: “Ogni decisione in materia è fuori discussione”, ha dichiarato il vicepremier, appunto Clegg. Il voto contrario alla mozione è dunque scontato, visto “il supporto dei laburisti e dei liberaldemocratici” alla mozione del governo; ma se oltre 70 parlamentari conservatori riuscissero a votare contro il gruppo, azzerando la maggioranza di Cameron ai Comuni, il premier inglese dovrebbe rapportarsi con una rivolta senza precedenti, proprio in casa sua.