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Omicidio-suicidio, i genitori di lei: «Si era innamorata della persona sbagliata»

«Era il suo primo amore. Si erano conosciuti due anni fa, attraverso frequentazioni comuni e si erano innamorati. Non ci si innamora sempre della persona perfetta, giusta. Lui era estremamente fragile, ma a casa nostra si è sempre comportato benissimo e anche con nostra figlia. Si, lui e Alessandra si sono voluti molto bene. Tuttavia le loro strade erano destinate a separarsi. ». È questo uno dei ricordi dei genitori di Alessandra Pelizzi, la ragazza di 19 anni che lunedì notte a Milano è morta dopo essere stata trascinata nel vuoto dal suo ex fidanzato. Parlando con Paola Fucilleri del Giornale, Carlo e Paola Pelizzi, rispettivamente 53 e 51 anni di età, papà e mamma della giovane, hanno ripercorso gli ultimi mesi della loro figlia e la sua complicata relazione con Pietro Maxymilian Di Paola, il 20enne che con un folle gesto (un omicidio-suicidio) ha voluto vendicarsi di essere stato lasciato.

 

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«ERA UNA RAGAZZA NORMALISSIMA» – «In famiglia eravamo una squadra, forse quello che lui desiderava e non poteva avere», ha spiegato papà Carlo riferendosi al ragazzo omicida e suicida (gettatosi dal nono piano mentre trascinava anche Alessandra). La sensazione, scontata e prevedibile, è che la tragedia lascerà un segno indelebile nella vita dei Pelizzi. «Mia figlia – dice mamma Paola – era una ragazza normalissima. E non l’avremmo mai voluta diversa. Era in gamba. Molto. Incredibilmente matura. Tuttavia studiava e si applicava a scuola perché le piaceva. Ha fatto un’ottima maturità che le ha permesso di iscriversi alla facoltà di psicologia della Bicocca senza affrontare il test d’ingresso. Ma Alessandra era soprattutto estremamente entusiasta della vita, era la persona del fare, positiva, indipendente, felice, piena di progetti. Fragile? Ma non scherziamo! Dieci giorni fa abbiamo esaudito un suo sogno e le abbiamo permesso di lanciarsi con il paracadute a Casale Monferrato. Quando le ho chiesto se le fosse piaciuto mi ha risposto che ci sarebbe ritornata sopra subito e che la prossima tappa sarebbe stato il parapendio. ‘Poi, però mamma, voglio fare la muraglia cinese a piedi, lo sai vero’, ha aggiunto. Ecco, questa era mia figlia».

 

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«SI È TROVATA NEL POSTO SBAGLIATO AL MOMENTO SBAGLIATO» – Poi il racconto del papà, le difficoltà di Pietro e il carattere di Alessandra. «Nel febbraio 2013 Pietro salì sul cornicione a scuola, intenzionato a buttarsi nel vuoto e Alessandra andò subito da lui. Più tardi la polizia si complimentò con noi per come nostra figlia si era comportata, per come l’aveva convinto a rientrare, a non compiere un gesto inconsulto. Del resto Alessandra era così. E per questo aveva tanti amici che rappresentavano il suo valore più grande. Adesso infatti, siamo noi, paradossalmente, a dover consolare tutti coloro che ci chiamano per ricordarla. Aspettiamo ora la maestra delle elementari, pensi un po’». Infine, ancora la mamma, conclude: «Mia figlia l’altra sera si è trovata semplicemente nel posto sbagliato nel momento sbagliato. Già nel dicembre scorso aveva capito che Pietro non faceva per lei, ma si preoccupava della sua fragilità. ‘Poi rimarrebbe solo’, mi disse, intenzionata a dargli un’altra possibilità. Che lui non ha saputo o potuto cogliere. Tre settimane fa, così, lo aveva lasciato. Erano rimasti amici, lui le aveva assicurato che si potevano frequentare senza problemi. Ci abbiamo creduto anche noi. Nessuno poteva immaginare che la sua era diventata una patologia, che era andato oltre. Altrimenti adesso non passeremmo le notti a piangere».

(Foto da Facebook)