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Enrico Mentana: su La7 scompare l’effetto Chicco

Non lo dice (quasi) nessuno, ma l’effetto Mentana è finito, a partire dal suo Tg. Nessuno lo dice anche perché l’uomo è piuttosto fortunato: capita a pochi di essere “censurati” – accettarono in men che non si dica le sue dimissioni post Englaro da Matrix e Mediaset -, riuscendo comunque a rimanere sulla cresta dell’onda (tra interviste e confronti web sul Corsera) per poi tornare in pompa magna (e poco elegantemente) in tv su La7 e incappare nella stagione minzoliniana della Rai che gli regalò ascolti a due cifre. A essere bravo, Enrico Mentana, è bravo. Almeno quanto è capace di costruire un buon culto dalla sua personalità mediatica, tranne che su Twitter, dove è incorso in incidenti piuttosto goffi, personali e non. Ma delle sue parabole discendenti si parla raramente.

Presentazione palinsesti LA7

MENO DELLA META’ – Ha colpito in molti che il Faccia a Faccia andato in onda ieri, al posto di Otto e Mezzo, condotto (fino alla scorsa settimana?) da Lilli Gruber, abbia raccolto un misero 3,2 %. Forse perché nel frattempo tutti volevano vedere Giovanni Floris leccarsi le ferite (solo il 3 per DiMartedì, ancora meno del 2 nella striscia quotidiana), forse perché l’analisi comparativa degli ascolti non è uno sport molto amato in questo paese. Ma l’emorragia dalla rossa a Chicco, va detto, è significativa ma non clamorosa, visto che le ultime puntate viaggiavano poco sotto il 4.
Il punto è che però questo dimostra come Chicco non tiri più come una volta: da Bersaglio mobile, ormai scomparso all’orizzonte di traini notevoli (film e ospiti di livello) e ascolti trascurabili, fino al suo TgLa7. Ricordate l’epopea dello share che si alzava più dello spread ai bei tempi? L’effetto Mentana che tramutava in oro tutto ciò che toccava? Bene, non c’è più. La stagione d’oro del 2011, in cui viaggiava a due cifre grazie al disastro minzoliniano al Tg1, o l’ascesa del 2010 ora sono dimenticate.

Prendiamo questa settimana di riferimento in ogni anno della direzione dell’Enrico nazionale. Scopriamo che si viaggiava verso il 9 nell’anno di esordio, a cavallo dell’11 l’anno dopo (e così fino a dicembre, quando Augusto Minzolini salutò l’ammiraglia dell’informazione del servizio pubblico), poi a cavallo dell’8 nel 2012, sul 7 la stagione successiva. E ora? Lunedì, martedi e mercoledì ci regalano dati che viaggiano altrimenti sotto il 6: 5,68%, 5,75%, 5,43%. Meno della metà dell’anno migliore. Niente male, altrove si parlerebbe di crisi. E come il suo successo aveva reso La7 ambita e anche sede di ascolti interessanti (il caso più interessante era forse quello di Piazza Pulita, di un allora emergente, e ora solido, Corrado Formigli), questo declino sembra propagarsi anche ai grandi acquisti recenti, come Floris appunto. Crisi di crescita della rete o di stanchezza del direttorissimo? Perdita del tocco magico? O forse erano una bolla il gigantismo degli ascolti passati, dovuti anche a un’ottima gestione della propria reputazione mediatica e giornalistica? Chissà. Detto questo, il dato è interessante.

IL NERVOSISMO DI URBANO CAIRO – E la rabbia di Cairo per il fallimento dell’operazione Floris, finora, potrebbe essere una spia del disagio del proprietario – autore di una notevole spending review dal suo arrivo – di fronte allo share complessivo. E al fatto che non possa più contare neanche sulla sua gallina dalle uova d’oro.