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L’Isis spaventa l’Asia

L’sis fa paura all’Asia. Gli arresti in Australia hanno palesato come il network terrorista che controlla parti delle regioni sunnite si stia espandendo oltre il Medio Oriente, e la sua influenza inizia ad incutere timori in diversi Paesi a maggioranza musulmana, o dove ci sono consistente minoranze islamiche.

L’ISIS IN AUSTRALIA E ASIA – L’Asia così come il Pacifico hanno sempre più timore dell’Isis. In due importanti città australiane, Sidney e Brisbane, sono state arrestate una quindicina di persone sospettate di progettare attentati terroristici, e di appartenere ad una cellula dell’Isis. A Brisbane si svolgerà tra poche settimane un meeting del G20, e l’incontro tra i capi di Stato e di Governo delle maggiori economie mondiali potrebbe essere un obiettivo dei jihadisti. I servizi segreti australiani, Asio, hanno aumentato il grado di allarme ad elevato. Un aggiornamento che significa che l’intelligence ritenga probabile, e non solo possibile, un attacco terroristico sul suolo australiano. Secondo Asio in Siria ed in Iraq ci sono tra i 60 e i 70 australiani che combattono al fianco di Isis, appoggiati da una rete di un centinaio di persone in patria. I timori sul rafforzamento del terrorismo islamico sono diffusi anche in altre nazione di questa regione. Il presidente delle Maldive, dove vivono 330 mila sunniti, ha rimarcato come ci possano essere fino a 200 cittadini dell’isola a combattere tra le file dei sostenitori del Califfato di al-Baghadi. Una cifra assai elevata, considerando l’esiguità della popolazione locale.

L’ISIS MINACCIA CINA E INDIA – Il rafforzamento delle truppe legate allo Stato islamico inquieta anche i due paesi più grandi del Continente asiatico, Cina ed India. Secondo Frankfurter Allgemeine Zeitung l’Isis sarà oggetto di colloquio nell’incontro tra il presidente cinese Xi Jinping e il primo ministro indiano Narendra Mori che si svolgerà a Delhi. In entrambe le due nazioni ci sono cellule legate al terrorismo internazionale. Al-Qaida ha annunciato la creazione di una nuova organizzazione, Aqis, che si batterà per introdurre il Califfato in Birmania, Bangladesh e nei vasti territori musulmani dell’India, dove i fedeli islamici sono stimati in circa 160 milioni. Una battaglia che appare una risposta anche per alla sfida lanciata dall’Isis, sempre più egemone nell’anima più radicale dei sunniti. Secondo le autorità locali circa 300 indiani simpatizzanti di al-Qaida hanno preferito passare all’Isis, per combattere la Jihad in Siria ed in Iraq sotto la bandiera del Califfato.

L’ISIS E IL RESTO DELL’ASIA – In Indonesia, il paese musulmano più popoloso del mondo, sono stati arrestati quattro uiguri che abitano in una delle province più problematiche della Cina, dove da tempo esiste una lotta armata contro Pechino. Secondo le autorità indonesiane gli uiguiri fermati volevano entrare in una cellula di Isis attiva nel paese. L’Isis è supportata da altri militanti islamici in arrivo da altri paesi asiatici a fianco dell’Indonesia, come la Malesia e le Filippine. Secondo le stime circa 50 malesi ed un centinaio di filippini combattono all’interno delle truppe islamiste guidate dal califfo al-Baghdadi. L’obiettivo è la proclamazione di un altro califfato, che si estenda sulla Malesia, l’Indonesia, Singapore, la Thailandia del Sud e la parte meridionale delle Filippine. Tutte zone abitate da fedeli musulmani. Nelle Filippini ci sarebbero già quattro cellule dell’Isis, che però agiscono al momento in maniera autonoma. In maniera simile ad al-Qaeda all’inizio del decennio scorso, la componente più radicale delle comunità islamiche si sta ispirando all’esempio jihadista che viene dall’Isis, e forma milizie che mirano a replicarne scopi, metodi e successi.

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