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Tv, diMartedì: il flop di Floris fa infuriare Cairo

Quando gli ascolti di una trasmissione televisiva molto attesa sono ridotti al lumicino le tensioni tra autori, produttori, conduttori ed editori sono quasi inevitabili. Ed è proprio quello che sta avvenendo in queste ore tra Giovanni Floris, il suo staff, e Urbano Cairo, dopo il flop della prima puntata di diMartedì, nuovo talk show di approfondimento politico che ha raccolto solo il 3,4% di share.

 

La7 - Giovanni Floris presenta diMartedì e Diciannovequaranta

 

L’EDITORE FURIBONDO – Ne parla oggi il quotidiano Il Giornale in un articolo a firma di Maurizio Caverzan. Dalle parti di La7 le parole d’ordine sono ora calma e tranquillità, necessarie per rimboccarsi le maniche e provare a risalire la china dopo i numeri deludenti (e inattesi) di due giorni fa. Ma filtrano a ripetizione voci del malumore di Cairo. Qualcuno lo definisce furibondo, qualcuno contrariato, e qualche altro furioso, in un gioco di sinonimi e di sfumature che rende bene l’idea dell’aria che tira.

LE CAUSE DEL FLOP – All’ordine del giorno ci sono ora innanzitutto le cause della defaillance, resa ancor più pesante dal soddisfacente risultato di Massimo Giannini, che ha ereditato Ballarò da Floris e che nella prima puntata, in onda negli stessi minuti di diMartedì, ha portato a casa l’11,7% di share. Si pensa all’errore di aver anticipato di una settimana l’esordio di diciannovEquaranta, la striscia quotidiana di Floris che probabilmente ha fatto calare l’attenzione sul talk show di prima serata, ma si pensa anche all’assenza di novità nella formula e nei linguaggi della trasmissione, che ricorda tanto, troppo, il programma di Raitre finito nelle mani di Giannini. Ma non solo. Anche qualche problema tecnico, come l’audio imperfetto durante l’intervista ad Eugenio Scalfari, fa storcere il naso.

 

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LE GERARCHIE DA STABILIRE – Cairo avrebbe dunque preso di mira soprattutto Beppe Caschetto, agente di Floris e produttore con la sua ITC 2000 sia di diMartedì che di diciannovEquaranta, due programmi profumatamente pagati, a partire dal conduttore, che percepisce 4 milioni in 3 anni. Ma il malumore sarebbe esteso anche ad altre redazioni. Dopo l’addio di Paolo Ruffini, avvenuto lo scorso aprile, Cairo non ha ancora nominato un nuovo direttore di rete. E in una rete affollata di conduttori come La7 diventa difficile stabilire gerarchie e priorità. C’è molto bisogno anche di questo. Stando a quanto trapelato l’indisposizione di Lilli Gruber alla conduzione della puntata di Otto e Mezzo di lunedì scorso sarebbe stata generata proprio da un’incomprensione con Floris. Secondo i beninformati sarebbe stato stabilito un accordo tra la Gruber, Floris e Cairo in base al quale i politici sarebbero stati esclusiva di Otto e Mezzo mentre diciannovEquaranta, striscia quotidiana in onda 50 minuti prima, avrebbe dato voce solo ad opinionisti e giornalisti. L’intervista di Floris a Stefania Giannini avrebbe però fatto saltare l’accordo.