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«Prima di ucciderla le ho fatto provare il terrore di perdere tutto»

«Lascio un piccolo consiglio finale, si lo so che fa impressione, ma pensò sara utile sia alle future vittime che ai forse futuri carnefici, dubitate di quelli che ridono sempre a volte non possono semplicemente fare altrimenti e nel frattempo, perderanno l’anima». Si conclude con queste parole la lettera shock scritta poche ore prima di compiere un omicidiosuicidio da Pietro Maxyimilian Di Paola, il ragazzo di 20 anni che lunedì notte a Milano si è lanciato nel vuoto da un balcone della propria abitazione al settimo piano trascinando con sè l’ex fidanzata 19enne Alessandra.

«NON SCRIVO PER ESSERE RICORDATO» – I due avevano trascorso una serata apparentemente tranquilla in compagnia di alcuni amici, fino a quando Pietro non ha deciso di mettere a segno il suo lucido piano criminale. A svelare le cattive intenzioni del ragazzo è proprio la sua missiva, che l’autore tra le righe lascia intendere di volere postuma. «Scrivo queste parole – si legge nelle tre pagine intitolate ‘Lettera ai cari’ – non per essere ricordato, soprattutto perché dopo questa sera i ricordi sarebbero tutti negativi credo».

 

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«FELICE DI SACRIFICARE LA PROPRIA VITA» – La lettera, probabilmente scritta lunedì pomeriggio, sembra confermare l’ipotesi dell’omicidio-suicidio. «Quello che scriverò da qui in poi – faceva sapere poco prima di compiere il tragico gesto – non ha nulla a che fare con i miei ultimi saluti ma invece servirà a spiegare (non accettare eh) quello che sto x». Seguono due parole cancellate e «Ho fatto». In qualche passaggio spunta poi il movente: «Purtroppo con l’Alessandra ho finito a coinvolgere tutto me stesso: anima, cuore e corpo, ho specificato anima perché se si arrivano a fare certe cose, vuol dire che non la si ha più. L’amore totale e disarmante che provavo si è trasformato in affetto quando ci siamo lasciati per poi diventare risentimento nell’ultima settimana. Un odio così forte da essere felice di sacrificare la propria vita per far provare all’altro la vera tristezza».

LA VENDETTA – Pietro in sostanza vuole vendicarsi con la ragazza che lo aveva lasciato tre settimane prima. «Non mi sono lanciato con lei subito – scrive – ma anzi le ho fatto provare il terrore di perdere tutto, amici famiglia e futuro». Il dolore si mescola al rancore. «Purtroppo quel momento è giunto, come il sonno, lentamente e poi sempre più profondamente. Mi stupisce che dopo un po’ ci si abitua a tutto, a tutto tranne il dolore, che merita di essere vissuto, ma quando arriva a mangiarti vivo, tanto da rendere clamorosamente insapore qualsiasi esperienza. Tornando al motivo del perché scrivo, credo che sia una forma di ‘atto di giustizia’ verso chi magari penserà dopo al perché del mio gesto». Non mancano i saluti alla famiglia. Alla sorella ad esempio dice: «A te auguro tutta la fortuna del mondo, sposa un brav’uomo e prenditi cura di Maya e Leo come io non ho mai fatto». Al papà che se n’era andato da tempo: «Sappi che comunque non voglio addossarti la colpa di questo, se fossi rimasto qui con noi non sarebbe successo lo stesso? Non lo so». Poi si ritorna ancora alla sofferenza e alla decisione inevitabile di farla finita: «Penso che se un mese fa mi avessero detto che sarei finito a scrivere una lettera come questa sarei scoppiato a ridere e li avrei mandati tutti a quel paese».