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Come è morto veramente Gheddafi?

Ecco la ricostruzione della dinamica, fra versione ufficiale e importanti dubbi

E’ durato poco, molto poco il raid di Muhammar Gheddafi e dei suoi fedelissimi fuori dalla città di Sirte, cinta d’assedio da settimane dalle truppe ribelli del Consiglio Nazionale di Transizione: erano state messe in campo le ipotesi più disparate sul destino del Colonnello dittatore di Libia, che fosse fuggito, che fosse ai confini con l’Algeria, che fosse in mano ai beduini, che se ne fosse da tempo andato. E invece era, come spesso succede in questi casi, a casa, a Sirte. Ed è proprio nei pressi di Sirte, sua città natale, che le truppe ribelli l’hanno trovato, stanato e infine ucciso. Ma cosa è successo in quei minuti frenetici?

FORZARE IL BLOCCO – Difficile a dirsi, soprattutto per la scarsità di fonti ufficiali (e per l’abbondanza, invece, di fonti tutte da confermare). In America a ricostruire minuto per minuto la vicenda ci ha pensato la MSNBC. Di certo c’è che Gheddafi era vivo “quando è stato catturato nei pressi di Sirte”: il che non è scontato, perché il convoglio che lo trasportava fuori dalla città libica era stato attaccato dalle forze alleate. “Poco prima delle preghiere dell’alba di giovedì” Gheddafi scortato dai fedelissimi parte da Sirte tentando di forzare l’assedio, dirigendosi ad ovest; le forze armate franco-americane non ci mettono molto tempo ad individuare il convoglio ed attaccarlo. Alle 8.30 un caccia della Nato e un drone Predator “lanciano un missile Hellfire” al convoglio di 15 veicoli: ne distruggono “vari e danneggiano il resto”. I resti del convoglio giacciono dunque sulla strada “in fiamme”, e la mancanza del “cratere” lascia intendere che potrebbe essere stato invece un elicottero a distruggere i mezzi corazzati. La scena apocalittica di 50 corpi carbonizzati, alcuni “ridotti a scheletro” sui sedili dei camion si mostra al convoglio ribelle che si porta sul posto per verificare cosa fosse successo. Saleem Beker è il soldato ribelle che ha saputo e capito che Gheddafi era lì, ed era sopravvissuto all’attacco.

Uno degli uomini di Gheddafi è uscito agitando il fucile e urlando di arrendersi, ma appena mi ha visto in faccia ha iniziato a spararmi. Però penso che Gheddafi gli abbia detto di fermarsi. “Il mio padrone è qui, il mio padrone è qui”, mi ha detto; “Gheddafi è qui ed è ferito”

Chiedeva aiuto per il suo padrone.

LE VERSIONI – I ribelli non erano intenzionati a dargli altro che morte.

Siamo entrati e abbiamo tirato fuori Gheddafi. Diceva: “Che succede? Che succede?” L’abbiamo preso e messo in macchina.

I ribelli raccontano che Gheddafi li chiamava “sorci, ratti”; il che è significativo, se si pensa che dopo l’attacco Nato si era rifugiato in un tunnel che molto somigliava ad una tana di un roditore: quando si dice fare la fine del topo. “Da questo momento in poi però”, dice la MSNBC, “le versioni divergono da quella ufficiale del governo”. Il primo ministro del CNT, Mahmoud Jibril, ha in effetti fornito una ricostruzione degli eventi.

Gheddafi è stato tirato fuori dal tubo e non ha mostrato resistenza. Quando ci siamo mossi era ferito al braccio e quando l’hanno caricato sul furgone non aveva altre ferite. Quando il camion si è mosso è rimasto coinvolto nel fuoco incrociato fra i rivoluzionari e le forze lealiste in cui è stato colpito da un proiettile alla testa.

Al momento della cattura Gheddafi era già ferito “alla gamba e alla schiena”. C’è chi dice che Gheddafi abbia ricevuto il colpo di grazia “da uno dei suoi uomini”: ribellione dell’ultimo minuto, vendetta tanto sognata o ubbidienza all’estremo ordine (una cosa tipo: “Se mi prendono uccidetemi voi”). L’uomo che ha sollevato la pistola d’oro è stato portato in trionfo dai suoi compagni.