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Culturadi Vincenzo Ricchiuti
pubblicato il 28 gennaio 2009 alle 15:30 dallo stesso autore - torna alla home

Meraviglioso. Canta, cantare, e fare quel che poi si fa alla fine della serata. Meraviglioso il posto, meravigliosa l’atmosfera

Gli altri vincono sempre ? si vede che sono sfortunati in amore

Il palco del “Please don’t disturb”, localino o meglio localaccio alla periferia di Roma, è solo un tavolo rialzato. Un mezzo piano che non ospita strumenti ma solamente un’asta di microfono grigio metallizzato. Adatta per il karaoke: il karaoke Meravigliosogelato in compenso è viola, capriccio del solista. L’uomo nel camerino sta ripassando una canzone. Ne ha dovuto imparare una dozzina. Prima però vie’ il panino. E mangia. Le briciole gli cadon nella barba. Le raccoglie e giù, si butta niente. “Meraviglioso“, il nome d’arte che s’è scelto. Al paese, moglie e figlia. Le ha dovute abbandonare, scappato da una vita che in parte mica è sua. Stasera, il primo ed ultimo concerto.

“Meravigliò, facce ride !”: il primo brano è un lento, per bambini. Un pezzo recitato. Parla di palloncini, piccoli palloni abbandonati dopo una festa. Il più timido di loro si mette in testa nascondendosi di fare il capo e di salvare tutti quegli altri da una nottata uggiosa. In attesa di schiattare. E poiché ’sto timido è nascosto, le barzellette che racconta, i fischi strambi e le pernacchie che a ’sti palloni fanno un gran ridere e c’è pure uno di loro che gli è sembrato di volare, vengono dal cielo che sta a terra. E la mattina troveranno per l’immondizia sgonfi che non hanno retto le risate e vari superstiti gonfi ma d’amore. Meraviglioso non mette le faccine e chiude qui la storia. La gente non sa niente, preferisce non capire. Ha paura, è a una seduta spiritica, che si riferisca a qualcheduno di specifico, chissà, il proprio impiccio. I fantasmi vanno bene non per evocare ma per dimenticare. Il proprietario gli fa cenno di cantare, Meraviglioso spiega a gesti che s’era detto e cos’è un recital: fuori piove, il braccio teso si (s)piega in due. E’ andato fuori tema e fuori traccia come sempre, canta la musica ma non conosce accordi, le regole ricorda solo quelle che ha violato. “Dammi solo un minuto, un soffio di fiato, un attimo ancora..”: quand’è partita la base, Meraviglioso era vestito in tuta nera, scarponi di due taglie sopra coi tacchetti, occhiale viola, cappuccio alzato, labbra abbassate. Carla Bruni che ha fatto un figlio col 41 bis, in pratica. Dirsela è proprio dura, ammonisce gli astanti a tre quarti del pezzo. S’è scoionato già, è pigro, ma Arnold Layne no, là dentro mai.

Meglio Bongusto, tanto più che ora ci ha una donna nuova. Apposta che è giù in sala. Apposta ci ha vent’anni, è bionda ed è un tam tam. Ha i fianchi d’un richiamo antico e tanto sangue da succhiare. Meraviglioso l’indica, è lei daFred%20Bongusto%203 Meraviglioso ieri che m’ha promesso il mare. “Tre settimane” la carezza struggente, l’ha imparata a menadito, ed imita alla perfezione. E’ la storia di un mollicone ed una bionda che è bella da fare la rabbia,  la sua nuova ragazza. Sembra di far l’amore con il doman di un altro. “Io per lei giusto un portafortuna, che lei accettò”. Con tutto il suo calore . “In cambio mi vie’ da ridere ogni giorno. Al cambio io ci ho guadagnato. Mica è niente il sole“. Con tutto il suo calore. Con tutto il suo rossore. Le manda un bacio con la gola. Poi la voce di Meraviglioso prende la piega ironica. Ha incontrato nel buio della distratta sala gli occhi di tutte le altre che via via accorse al richiamo pensandolo per sé si stanno ingelosendo. Lui le presenta a tutti. Eccole, son tutte qui più o meno. “Le donne cui ho promesso e dato sesso per avere amore, in cambio di un po’ d’attenzione. Di una critica buona, di una recensione. Quelle che ho tradito e m’hanno ricambiato. Quelle che non ho vissuto e quelle che, solo sapessero, ho affondato“.  Ha un solo modo per cavarsela: il Meraviglioso le seduce come ha fatto sempre. Mostrandosi un po’ come loro, misogino forse. Cantore della loro irredimibile tristezza che non ha bisogno di esser consolata ma indirizzata. Amata.  Come sempre, alle sue donne ne indica un’altra ancora, così che seguendo lei lo seguano. Il segreto resta quello, parlarne d’una per educarne cento, parlar di un’altra illudendola sia lei e invece è proprio l’altra.  A Quella di Ipanema le chiede dal momento che appare triste tanto vale se può essere triste per lui. La base è tutto un miagolio d’acustica, da latte alle ginocchia ma intanto il ghiaccio è rotto, le donne so’ distratte dal profondo e lui si scansa dall’abisso per la pausa.

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