Aborto, la scomparsa dei medici

20/10/2011 - L’obiezione di coscienza alla legge 194 rischia di impedire la possibilità di essere operate Di come l’obiezione di coscienza alla legge 194 stia creando gravi problemi alle donne che hanno deciso di abortire, si conosce già molto: soprattutto in Lombardia,

     
 

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L’obiezione di coscienza alla legge 194 rischia di impedire la possibilità di essere operate

Di come l’obiezione di coscienza alla legge 194 stia creando gravi problemi alle donne che hanno deciso di abortire, si conosce già molto: soprattutto in Lombardia, dove Comunione e Liberazione se la comanda nella sanità, la situazione diventa sempre più grave. Maria Novella De Luca su Repubblica circostanzia la gravità della situazione:

Travolta da un esercito di obiettori (il 70,7% dei ginecologi) che hanno desertificato i reparti di interruzione volontaria di gravidanza, mentre per i pochi medici non obiettori la vita è diventata una trincea: emarginati, vessati, costretti a fare soltanto aborti e a turni massacranti, penalizzati nella carriera. «Ho smesso perché non ce la facevo più — racconta M. G. ginecologa — lavoro in un ospedale pubblico delle Marche, dove la direzione sanitaria ha fatto dell’obiezione di coscienza la sua bandiera. Otto anni senza ferie, senza potermi occupare di né di parti né altri interventi, solo e soltanto aborti. Nel gelo e nel disprezzo degli altri colleghi, come fossi una ladra. Ho avuto un esaurimento. Ho detto basta. Adesso il servizio Ivg è chiuso».

Infatti. I non obiettori sono ormai uno sparuto drappello il cui numero si assottiglia sempre di più:

E se in Italia diventerà difficilissimo assicurare le interruzioni di gravidanza entro il terzo mese, sarà quasi impossibile effettuare gli aborti terapeutici. Ossia quelli più difficili e dolorosi, che seguono alla diagnosi di una malformazione del feto. È l’allarme che arriva dai ginecologi della «Laiga», (Libera associazione italiana ginecologi per l’applicazione della 194) che domani si riuniranno nel primo convegno nazionale a Roma. «Nei prossimi cinque anni — spiega Silvana Agatone presidente della Laiga — molti di noi, medici non obiettori, andranno in pensione. Già adesso non siamo più di 150, ci sono interi ospedali del Sud privi di reparti di interruzione di gravidanza, perché la totalità di ginecologi, anestesisti, paramedici ha scelto l’obiezione di coscienza».

E se per effettuare gli aborti nelle prime 12 settimane gli ospedali ricorrono a personale esterno, questo non è possibile quando si tratta di aborti oltre la ventesima settimana, per i quali servono medici “strutturati”, ossia in organico all’ospedale stesso:

«Ma quasi tutti i nuovi assunti — aggiunge Agatone — subito dopo aver ottenuto il posto fanno obiezione di coscienza, alcuni per scelta ma molti per la carriera e per non finire in un “confino” dove si fanno soltanto aborti. Così i servizi si svuotano, le donne emigrano o approdano di nuovo alle cliniche clandestine». Con il paradosso che mentre cresce sia la ricerca che il business della medicina prenatale, in grado di diagnosticare le anomalie del feto, aggiunge Anna Pompili, ginecologa e docente all’università «La Sapienza», «le donne dopo aver saputo che il loro bimbo sarà affetto da gravi patologie, restano sole, non sanno dove andare». Spesso infatti gli stessi medici che hanno fatto l’indagine sono obiettori e dunque se ne disinteressano…. Non solo. «Nelle scuole di specializzazione — sottolineano i medici della Laiga — non si insegna più come fare una interruzione di gravidanza, quasi non se ne dovesse parlare, così i ginecologi imparano uno dall’altro, in modo empirico, e questo crea seri pericoli per le donne». E i rischi per le donne sono testimoniati dai dati: mentre gli aborti entro le 12 settimane diminuiscono di anno in anno, (52,3% in meno dal 1982), il numero degli aborti terapeutici cresce, passando dal 2,7% del 2007, al 3% del 2009, ma, dice ancora Anna Pompili, «la percentuale potrebbe essere addirittura doppia, visto il numero delle donne che abortiscono all’estero».

     
 

16 Commenti

  1. Christian d'IOR scrive:

    Cosa si pretente? Del resto siamo in Vatikaglia, no?

    • lumis scrive:

      Non é questione di vaticano o religione, io sono agnostico ma riconosco il valore della vita, e sono stato obiettore di coscienza.

  2. Paola scrive:

    Non solo Vatikaglia,anche Imbroglia. Chi ha soldi va nelle cliniche private dove refertano un raschiamento o una appendicite,certamente non un aborto.
    Era quello che si faceva prima del 75, ma chi aveva più grano andava all’estero. Altrimenti diagnosi finte fatte da ‘obiettori di coscienza’ solo nel pubblico,nel privato’cucchiai d’oro’.

    • Christian d'IOR scrive:

      Infatti. Senza contare che poi tante di queste cliniche sono gestite da gonnelloni e sono votate a qualche santo.

  3. emmabovary scrive:

    Indecente: è la sola parola che mi viene in mente!

  4. Mattia scrive:

    Maledetti, e poi si lamentano di coloro che vanno all’estero. Una mia amica ha cercato per 4 ore nella zona di Venezia per un’interruzione di gravidanza. E questo solo per farsi dare la “pillola del giorno dopo”.

    Questo lavaggio del cervello fa fermato.

    • Valentina scrive:

      La pillola del giorno dopo non è abortiva, è semplicemente un anticoncezionale, ma purtroppo non tutti lo sanno…. Rifiutarsi di prescriverla è interruzione di pubblico servizio…. Se la tua amica avesse minacciato di chiamare i carabinieri, si sarebbe potuta risparmiare ore e ore di macchina perfettamente inutili!

  5. Gianluigi scrive:

    Sono contrario all’aborto in quanto la moderna contraccezione può evitare ad una donna di sottoporsi ad una simile esperienza che lascia segni indelebili tuttavia trovo vergognoso questo ritorno al passato dove chi decide di abortire deve rivolgersi a cliniche private, mammane di vario genere (le cinesi ora paiono in auge) o andare all’estero.
    Il tutto a causa della setta che si è impadronita della sanità e della vita altrui. Non va infatti dimenticato che costoro tentano di prolungare oltremodo la vita di pazienti terminali ai quali magari lesinano gli antidolorifici.
    Che senso ha dire “non possiamo aumentare la dose di morfina perchè è cardiopatico” di fronte ad un malato terminale che soffre ed urla giorno e notte per il dolore?

    • cappuccettorosso scrive:

      sono solo dei sadici senza coscienza e la morfina non la danno perchè se la vendono di nascosto facendo figurare che l’hanno data agli ammalati terminali…….

  6. alessandro scrive:

    ma di quei signori obbiettori di coscienza quanti ce n’è che operano clandestinamente spostandosi da una città all’altra con la loro porche ? individuarli e prenderli a bastonate come si farebbe in un paese arabo ..

  7. Paolo Fanello scrive:

    Innanzitutto anderbbero individuati questi medici obiettori e perseguiti per interruzione di servizio pubblico (in quanto si rifiutano di operare una pratica il cui protocollo è regolamentato legalmente), quindi licenziati, interdetti perpetuamente dal servizio pubblico e processati; inoltre se indagando si dovesse scoprire un’eventuale pratica dell’ aborto da parte loro abusivamente oppure privatamente in strurrure pubbliche (abitudine frequente) dovrebbe scattare anche l’arresto immediato e detenzione.

  8. Flavia scrive:

    Di questa gentaglia sì, che andrebbe pubblicato l’elenco di corsa. Ipocriti.

  9. Andrea scrive:

    Non puoi imporre a un medico, che ha come compito quella di curare i malati, di uccidere dei bambini.
    Perciò è giusto che ci sia il diritto all’obiezione di coscienza. Imporre di praticare aborti a tutti i medici non è democratico; vogliamo essere come in Russia dove se uno studente di medicina non ha fatto almeno un aborto non può sostenere l’esame di ginecologia?!
    Ma davvero tutti i medici obiettori sono degli imboscati che fanno i loro comodi? Io ho fatto obiezione di coscienza al servizio militare, e dicevano le stesse cose di noi obiettori, ma non era vero, lo facevano per metterci in difficoltà, perché avevano paura che tutti diventassero obiettori.

    • *Giulia* scrive:

      Che ammasso di stupidaggini.
      Chi sceglie di fare il ginecologo sa che il praticare aborti è contemplato tra le prestazioni che deve garantire ai suoi pazienti.
      Le prestazioni sanitarie sono un servizio pubblico e il rifiutarsi di erogarle è un reato.
      Il paragone con gli obiettori al servizio militare è ridicolo e profondamente errato.
      La leva fino al 2005 è stata obbligatoria, fare il ginecologo non lo è.
      Chi non desidera praticare aborti semplicemente non faccia il ginecologo.
      Esistono tante specializzazioni.

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