|

C.a.s.e a L’Aquila: «Il crollo conferma, fatte con i piedi»

Dalla soddisfazione per la ricomparsa degli alloggi destinati a migliaia di famiglie all’indignazione per l’insicurezza delle nuove abitazioni. Dalle bottiglie di spumante stappate in cantiere nel 2009 per celebrare la rinascita di una città all’ordinanza del sindaco che vieta ora di affacciarsi dal balcone. È la parabola discendente vissuta dai cittadini dell’Aquila ai quali il terremoto cinque anni e mezzo fa ha strappato un tetto e che si ritrovano oggi a vivere nelle nuove C.a.s.e. in assenza della necessaria manutenzione. A parlarne è oggi un’inchiesta di Sandra Amurri sul Fatto Quotidiano che racconta il crollo di un balcone avvenuto tre giorni fa e l’incapacità (o meglio, impossibilità) degli amministratori locali a garantire una totale sicurezza agli inquilini.

 

crollo balcone aquila 3

 

I RISCHI – Il crollo di questi giorni, avvenuto a Preturo, a soli undici chilometri da L’Aquila, rende necessarie verifiche in ognuna delle 19 new town volute dall’allora premier Silvio Berlusconi e che il Cavaliere riuscì bene a sfruttare in termini di visibilità e consenso. In quelle C.a.s.e. costate 2.800 euro a metro quadrato (e realizzate grazie a 500 milioni di finanziamento dell’Ue) vivono oggi oltre 16mila famiglie, la proprietà è passata dallo Stato al Comune, ma mancano le risorse necessarie per evitarne un lento deterioramento. Il sindaco dell’Aquila Massimo Cialente spiega ad esempio che «la ditta che ha realizzato la palazzina dove è avvenuto il crollo del balcone è fallita». L’assessore al Lelio De Santis è furioso: «Il crollo conferma quello che in tanti avevano detto sul progetto C.a.s.e.: costi pesanti: realizzazioni superficiali e fatte con i piedi, sicurezza poco e nulla e affari per le imprese».

I FONDI CHA MANCANO PER LA MANUTENZIONE – Nel dettaglio, racconta Il Fatto, nelle C.a.s.e. (acronimo di antisismiche, sostenibili, ecocompatibili) che furono costruite da un gruppo di imprese su bando della Protezione Civile e dove ora vengono giù i balconi, cadono anche i pezzi di tetto, le caldaie non sono a norma e, come ha dimostrato l’inchiesta sui Grandi Rischi, sono difettosi perfino gli isolatori antisismici, ovvero quei particolari cilindri posti alla base delle case per attutire le scosse di terremoto. La politica non puà che alzare le braccia. Il sindaco Cialente ha emesso un’ordinanza per impedire di esporsi dai balconi finché non saranno stati effettuati i sopralluoghi per verificarne la pericolosità. L’assessore De Santis si rivolge al governo per avere più soldi a disposizione: «Abbiamo messo in bilancio un milione di euro, ma c’è bisogno di fondi straordinari», dice. «Dobbiamo accelerare le procedure per il soggetto che deve gestire per una manutenzione seria altrimenti il patrimonio cadrà a pezzi».

«AL BOATO ABBIAMO PENSATO AL TERREMOTO» – Poi c’è la paura degli ex sfollati. «Abbiamo sentito un boato e la prima cosa a cui abbiamo pensato è stato il terremoto e siamo usciti in strada», hanno raccontato gli inquilini del palazzo del crollo. «Mio padre è vivo per miracolo, era stato sul balcone fino a qualche minuto prima come fa ogni giorno per annaffiare le piante. Questo è quello che dobbiamo sopportare, un’angoscia senza fine», ha detto la signora Luciana Leonardis.