28 gennaio 2009
Ed ecco un’altra “pansata” delle migliori o – se si preferisce – delle peggiori. Della quale posso parlare perché testimone diretto della leggiadra inesattezza rifilata. Leggo con un certo sgomento su Dagospia un articolo di Giampaolo Pansa riportato per intero da Il Riformista. Si tratta di ricordi di cose vissute dal collega “grande firma” con Carlo Caracciolo, scomparso di recente, ma sempre vivo nella cronaca per l’exploit di liti giudiziarie tra figli riconosciuti e figli “illegittimi” (che parola stupida, come se un figlio possa essere non legittimo!). Più che liti ormai sono vere e proprie risse da ballatoio, alle quali suo malgrado l’erede Jacaranda è costretta da quanti ambiscono a spartire con lei non tanto il loro improvviso e certamente disinteressato amore filiale, sia pure ex post, quanto invece la grande fortuna (economica) lasciata dall’illustre genitore.
Leggiamo la parte che ci interessa di quanto ha scritto Pansa su Il Riformista per ricordare la sua conoscenza di Caracciolo e i decenni passati prima a Repubblica e poi a L’Espresso, in seguito diventato L’espresso:
“Di quella stanza [ di Caracciolo] ho un solo ricordo negativo. Risale al giorno successivo all’improvviso e inspiegabile licenziamento di Giulio Anselmi, un buon direttore dell’Espresso, in carica da neppure tre anni. Una vicenda tuttora misteriosa, almeno per me. Che ho già rievocato sul Riformista, dopo la scomparsa di Caracciolo. Quel 21 febbraio 2002 venni convocato dal Principe. Lui sapeva che io sapevo. E con grande cordialità mi chiese che intenzioni avessi dopo la liquidazione di Anselmi. Gli risposi che era la proprietà a dover decidere. Potevo restare, o limitarmi a scrivere il Bestiario, oppure essere messo alla porta anch’io. Non avevo mai chiesto a nessun editore di darmi un lavoro o di conservarmelo. E non avrei di certo cominciato a farlo alla mia età non più verde. A quel punto, mi resi conto di avere di fronte un Principe che non conoscevo. Allarmato dalla mia risposta. E preoccupato della mia indifferenza. Un po’ affannato, mi garantì che anche con il nuovo direttore, Daniela Hamaui, non sarebbe cambiato nulla, la linea dell’Espresso restava quella di sempre, la linea che era stata di Claudio Rinaldi, poi di Anselmi e l’indomani di Hamaui. E per rassicurarmi, mi porse un po’ di fogli e disse: «Leggi qui e te ne convincerai». Lessi, strabuzzando gli occhi. Era il discorso che il nuovo direttore avrebbe fatto alla redazione nel momento di insediarsi, prima della votazione dell’assemblea dei giornalisti. Stupefatto, chiesi al Principe: «Ma chi l’ha scritta questa roba?». Lui fece un gesto vago, davvero principesco, che voleva dire: l’autore non ha importanza. Non era il primo cambio di direzione che vedevo. Però non mi era mai capitato di leggere un discorso della corona preparato in anticipo da un fantasma. L’ho raccontato per ricordare, prima di tutto a me stesso, che nessuno è perfetto. E che i principi democratici possono rivelarsi capaci di intrighi non degni del loro lignaggio”.
Come ho già notato e fatto notare altre volte, anche in questo caso Pansa dimentica un “piccolo” particolare. A dire il vero, io non ricordo che Daniela Hamaui nell’occasione citata da Pansa abbia letto un discorso, ma può essere che io ricordi male concentrato com’ero sulle parole del nuovo direttore per cercare di capire anche quanto eventualmente non detto. Quello che è certo però è che Pansa non solo c’era, ma – cosa che notai e commentai divertito con alcuni colleghi – si affrettò ad aggiungere che lui conosceva la Hamaui e poteva garantire che il giornale avrebbe continuato ad essere quello di prima. Oggi mi domando: come poteva Pansa farsi garante se davvero era al corrente del fatto che la Hamaui non stava facendo altro che leggere un discorso preparato da “un fantasma“? Se era disgustato da quanto scoperto il giorno prima nella stanza di Caracciolo, perché taceva e anzi copriva? Qui i casi sono solo due: o Pansa ricorda male, modo elegante per non dire che mente, o era connivente. Se lo era, tale è restato per quasi 9 anni di fila, visto che da L’espresso ha tolto il disturbo da poco.



Cari compagnucci riformisti e massimalisti, ormai siete alla…macedonia di frutta!!
R A S S E G N A T E V I !!!!!!!!
Bella la storia di Pansa che faceva il leccaculo in assemblea alla nuova direttrice perche’ rischiava di perdere il posto.
Dopo averlo perso, poi, è stata bella la storiella del discorso scritto da un fantasma
che scrittore!
Il discorso lo scrisse il partigianone ”fantasmone” Caracciolo da quel che ho capito e lo pronunciò la Hamaui. Anche la Hamaui, non è estranea ai fatti. E Pansa ”maschera e rivela” ( come la vita )per i tipi dell’editoriale de ”il Riformista” ( che simpaticone il Polito ”nu u’ babbà”!) come le sorielle redditizie per i tipi della Sperling, sul sangue di qualche italiano.
io la butto sul pelo…quello che tira più di carro di buoi (ma forse anche di asini)…:-)
Pansa pensa è un amico, penso. Io asino. Io amare fica, ma senza tira e senza molla. Articolo scritto perchè non sapere di cosa parlare ma siccome, primo riempire, parlare lo stesso. Io congratularmi con te ”amigone”. Ciao e notti belle tranquillo e asciutto lines notte assorbe tutto.
vai avanti pansa non avere paura, adesso il comunismo internazionale e assistito nostrano, ti vomiteranno addosso tutto il male possibile.
caro giampaolo se c’è una persona che proprio i comunisti non sopportano, è proprio chi come te o come me, un bel giorno ( forse il più bello e radioso della propria vita), si guarda il mondo con gli occhi della gioia, della felicità, e del ringraziamento.siccome i comunisti ritengono questo mondo loro esclusivo monopolio, vanno in panico sapendo dell’esistenza di persone libere come te. Giampaolo non avere paura, il tuo è un servizio alla causa della verità.