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Riforma scuola, Giannini: «Basta con le supplenze»

Apertura agli sponsor e ai capitali privati, meritocrazia e aumenti di stipendio per i docenti migliori, eliminazione del precariato, abolizione delle supplenze, definite come «agente patogeno del sistema scolastico, batterio da estirpare». Ma anche nuove regole per il reclutamento e lo studio di nuove forme per finanziare il riassetto del sistema, con l’ipotesi di detassazione delle iscrizioni negli istituti privati. Promesse e linee guida della «rivoluzione della scuola» – così come è stata ribattezzata dal governo – targata Renzi-Giannini, sono state anticipate dalla stessa ministra dell’Istruzione dal palco del meeting di Comunione e Liberazione a Rimini. Il “pacchetto” – o meglio, la «visione del governo», secondo le parole di Stefania Giannini – sarà illustrato al Consiglio dei ministri del 29 agosto. Poi arriveranno i provvedimenti, non prima della legge di stabilità con cui dovranno essere definite le risorse disponibili. 

 

Stefania Giannini
Stefania Giannini

 

RIFORMA SCUOLA, GIANNINI: «ABOLIREMO LE SUPPLENZE» – Non ha anticipato quale sarà la “sorpresa” promessa da Renzi in vista del Cdm, ma ha indicato i punti di quel programma che l’esecutivo intende portare avanti. A partire dall’annuncio sullo stop alle supplenze: un colpo che non potrà piacere ai sindacati, nello stesso giorno in cui veniva comunicata la firma della ministra Madia alla circolare che rende operativo dal primo settembre il taglio del 50% dei permessi sindacali.  

«Le supplenze vanno riconsiderate perché si sa già dall’inizio dell’anno scolastico quali sono i posti da sostituire stabilmente», ha spiegato la ministra, precisando come l’obiettivo sia quello di «ragionare in termini di organico funzionale e non di organico di diritto». Per Giannini c’è bisogno di figure stabili: «Il ricorso ai supplenti fa male a tutti: agli insegnati, agli studenti, alla scuola». Per l’anno prossimo è previsto un nuovo concorsone, mentre potrebbero essere abolite le graduatorie provinciali d’istituto. Tradotto in numeri, un esercito di precari (400mila persone) che rischiano di dire addio alla speranza di un impiego, mentre soltanto una parte sarà stabilizzata. 

SCUOLA, LE LINEE GUIDA DELLA RIFORMA RENZI-GIANNINI – Il “tabù” che la ministra dell’Istruzione e il governo intendono combattere è poi quello relativo ai privati. Giannini è stata chiara: l’ingresso dei capitali privati nella scuola pubblica è stato definito come un’esigenza bloccata da «pregiudizi ideologici». «Faccio appello agli imprenditori, anche medi e piccoli, affinché intervengano per finanziare, ad esempio, i laboratori. Abbiamo bisogno di strutture moderne», ha continuato la ministra. Ma non solo: «Bisogna uscire dallo stereotipo che il mercato è nemico della scuola». Per questo, tra le nuove forme per finanziare il riassetto del sistema – si studia l’ipotesi degli sponsor. Sul tema caro alla platea di Cl, quello del sostegno alle scuole private cattoliche, ha spiegato: «Bisogna dare un’effettiva libertà di scelta educativa che nel nostro paese non è mai stata davvero garantita» ed «evitare le trappole ideologiche, non fermarsi al tema dei soldi, guardare alla bontà dell’offerta formativa». E si pensa alla possibilità di intervenire in maniera indiretta, attraverso il meccanismo della detassazione delle iscrizioni negli istituti privati. 

Sul tema del reclutamento e della progressione della carriera, invece, Giannini ha spiegato come sia necessario «ripensare a nuove soluzioni»: «La carriera non può derivare soltanto dall’anzianità». Gli scatti saranno ridimensionati, sarà prevista una formazione permanente obbligatoria e saranno previsti incentivi per i professori che su base volontaria offriranno disponibilità sugli orari, come ha spiegato il quotidiano “La Repubblica“. Per ora i sindacati restano freddi: «Più che una riforma, sembrano una serie di interventi scollegati. Uno spot, più che un piano di riorganizzazione del sistema scolastico», ha replicato Domenico Pantaleo, segretario generale della Flc Cgil. Già negli scorsi giorni tornato a rilanciare: «Il punto di partenza deve essere il rinnovo del contratto nazionale e il superamento del blocco della contrattazione decentrata in tutti i comparti pubblici». In vista del Consiglio dei ministri del 29, intanto, rischia di non trovare ancora una volta soluzione il pasticcio di Quota 96, circa 4mila docenti che avrebbero dovuto ottenere la possibilità di andare in pensione, in base ai requisiti pre-riforma Fornero. Per poi venire beffati e “costretti” a restare in servizio. Per loro, ieri, nessuna parola da parte della ministra Giannini.