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Libania Grenot vince l’oro nei 400 agli Europei di Atletica di Zurigo

Una vittoria fatta di sacrificio e forza di volontà, quella di Libania Grenot. L’oro europeo vinto nei 400 metri piani nel giorno di Ferragosto è un inno allo sport, non solo italiano.

22nd European Athletics Championships - Day Four

LIBANIA GRENOT, LA PANTERITA – Non solo spezza l’egemonia di Gran Bretagna, Russia, Germania e Francia, dando all’Italia, per cui questo Europeo di Atletica Leggera è stato avaro di soddisfazioni, una medaglia d’oro pesantissima, ma rende onore all’eleganza e alla forza dell’animale che le dà il soprannome. Già, perché è il fratello “che fa il commesso in un negozio di Via del Corso” ad averla definita, decenni fa, Panterita. E lei ne è fiera, perché “mi rappresenta, ce l’ho addosso fin da bambina”. Fa bene: a 31 anni realizza il sogno di una vita, con un’uscita all’ultimo rettilineo praticamente perfetta per stile, potenza, equilibrio tra tecnica, velocità e strategia. Lo fa in un tempio dell’atletica, quel Letzigrund che ha regalato alla storia di questo sport ben 25 record del mondo.

LIBANIA GRENOT, LA SVOLTA – Un successo, il suo, costruito in Florida con l’ex coach di Maria Sharapova, Lauren Seagrave, che allenandola per tre stagioni nel campus di Bradenton le ha insegnato a essere una professionista a tutto tondo. Da qui arrivano i 51 secondi e 10 centesimi con cui ha tagliato il traguardo (lei ha un record personale di 50”30′), in scioltezza, e su pista bagnata, battendo nettamente l’ucraina Zemlyak, argento (51 e 36), la cubana di Spagna Terrero, bronzo (51 e 38) e l’inglese Ohuruogu, quarta dopo l’esame del fotofinish. Felina nei movimenti, anche quando negli ultimi metri la fatica l’attanagliava, e misurata nell’esultanza, almeno fino al podio: lí, con la mano sul cuore, all’inno di Mameli si è abbandonata alle lacrime. E si è sfogata. “Sono una grande campionessa del mondo – ha detto – e questa medaglia mi ripaga di tanti sacrifici. La lontananza da Cuba, l’acido lattico, il mio corpo, i miei muscoli che urlavano di dolore ogni mattina”. Ma non si accontenta.

LIBANIA GRENOT, IL FUTURO – “Questo è il primo di tanti successi, non è vero che la federazione è morta e io mi sento il fisico di una 20enne. Punto già a Pechino 2015 e Rio 2016, non voglio fermarmi. Come oggi: sentivo una tale fiducia dentro che niente e nessuno avrebbe potuto arrestare la mia corsa verso l’oro”. Confessa di aver tratto ispirazione da Usain Bolt e dalla sua autobiografia. “Racconta di essere stato un bambino con la scoliosi, che tutto gli era contro. Ma quando ha cominciato a credere in se stesso, ha potuto fare ogni tipo di impresa. Anche io ho capito che nulla mi è impossibile e spero di trasmettere questa sensazione anche alle mie compagne di staffetta”. La ragazza partita da Santiago di Cuba, passata per Casal Palocco e Tivoli, andata in Florida a conquistare l’Europa e presto, speriamo, anche il mondo, è diventata campionessa. Fuori e dentro la pista. E non è assolutamente sazia.