|

Riforma del Senato: sì al referendum con doppio quorum

Rush finale con fibrillazioni in aula al Senato per l’approvazione della riforma costituzionale per il superamento del bicameralismo perfetto. Nell’aula di Palazzo Madama si sono registrate fibrillazioni delle opposizioni sia sui tempi di intervento, sia soprattutto sui cosiddetti ‘pianisti‘. Il presidente del Senato Grasso è stato costretto ad intervenire per assicurare che non c’è stata influenza sull’esito del voto e che in ogni caso saranno presi provvedimenti dall’ufficio di presidenza. Il Movimento 5 Stelle ha comunque fatto sapere di non essere intenzionato a partecipare al voto.

 

Senato - ddl Riforme Costituzionali

 

REFERENDUM CON DOPPIO QUORUM – Per quanto riguarda le novità previste dalla nuova legge, il Senato ha dato oggi il via libera all’articolo 15 che regola il refrendum abrogativo. Inizialmente il testo delle riforme arrivato in commissione a Palazzo Madama non prevedeva modifiche per l’articolo 75 Costituzione. In seguito, in fase di discussione parlamentare, sia in commisisone che in aula, le norme che regolano il referendum sono state cambiate. È stato introdotto un doppio quorum: 500mila firme necessarie o cinque Consigli regionali per indire un referendum abrogativo,  ma il quorum sarà più basso (la maggioranza dei votanti alle ultime elezioni e non maggiaranza degli aventi diritto) nel caso in cui vengano raccolte 800mila firme. L’articolo 15 del disegno di legge Boschi è stato modificato da un emendamento dei relatori (i senatori Anna Finocchiaro, Pd, e Roberto Calderoli, Lega Nord) e, oltre al doppio quorum e al doppio numero di firme richieste (500mila o 800mila), non prevede più, come invece inizialmente previsto nel testo uscito dai lavori della commissione, il giudizio preventivo di ammissibilità da parte della Consulta a 400mila firma raccolte. Inoltre, si dispone ora che il referendum abrogativo non può essere ammesso per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e indulto, di autorizzazione a ratifiche di trattati internazionali. L’articolo 15 recita:

È indetto referendum popolare per deliberare l’abrogazione di una legge o di un atto avente valore di legge, oppure di articoli o parti di essi con autonomo valore normativo, quando lo richiedono 500mila elettori o cinque Consigli regionali.

E ancora:

La proposta soggetta a referendum è approvata se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto o, se avanzata da 800mila elettori, la maggioranza dei votanti alle ultime elezioni della Camera dei deputati, e se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi.

 

FIRME PER DDL DI INIZIATIVA POPOLARE DA 50 A 150MILA – Per quanto riguarda poi le iniziative legislative con il via libera del Senato all’articolo 11 della riforma costituzionale viene modificato l’articolo 71 della Carta introducendo la possibilità di referendum propositivi e di indirizzo. Si alza il numero di firme per le leggi di iniziativa popolare da 50mila a 150mila e si prevede anche una sorta di iniziativa legislativa da parte del nuovo Senato che «può, con deliberazione adottata a maggioranza assoluta dei suoi componenti, richiedere alla Camera dei deputati di procedere all’esame di un disegno di legge. In tal caso, la Camera dei deputati procede all’esame e si pronuncia entro il termine di sei mesi dalla data della deliberazione del Senato della Repubblica».

VERSO L’APPROVAZIONE DI TUTTI I 40 ARTICOLI – Dopo la conclusione dell’esame dei primi 30 articoli (sui complessivi 40) del disegno di legge Boschi (escluso l’articolo 29, ancora accantonato), il presidente dell’assemblea Grasso ha sospeso i lavori. L’orario di ripresa dei lavori dopo la sospensione di Grasso è stato fissato per le 15.00. Il Senato dovrebbe procedere ad oltranza fino all’approvazione di tutti e 40 gli articoli del ddl Boschi.

(Foto: Roberto Monaldo / LaPresse)