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Pensioni ed esodati, ecco il piano del governo

Pensioni ed esodati, come risolvere il pasticcio? Il ministro Giuliano Poletti in questi giorni è al lavoro: “Stiamo effettuando le necessarie simulazioni”, aveva detto in un’intervista alla Stampa qualche giorno fa. Ed è oggi ancora il quotidiano torinese a chiarire quali sono le varie ipotesi all’attenzione del ministero del Lavoro: insomma, si riapre “il cantiere delle pensioni”.

PENSIONI, LE IPOTESI ALLO STUDIO – L’idea è quella di consentire a chi ha più di 55 anni e ha perso il lavoro – i cosiddetti esodati – di “saltare i meccanismi della riforma Fornero” e la fatidica età di 66 anni, quella minima per andare in pensione con il nuovo regime. Il problema rimane: come conciliare le buone intenzioni con la quadratura dei conti? Come “accelerare la staffetta generazionale”, consentendo ai lavoratori con 60-62 anni di andare in pensione, senza far saltare i bilanci? Le ipotesi allo studio sembrano essere tre, ma non tutte risultano realistiche: una delle prime idee è quella di proporre una “penalizzazione monetaria“, una multa insomma, per chi va in pensione prima, consentendo però al contempo lo stop al lavoro in anticipo. Soldi in meno dal 2 all’8% per chi scelga di andare in pensione prima dei fatidici 66 anni: ma “dal Tesoro fanno sapere che non basta a far quadrare i conti“, nemmeno se si optasse per “la forchetta del 3-10%”.

IL PONTE PER GLI ESODATI – Altra ipotesi allo studio potrebbe essere quella di tornare al vecchio sistema delle “quote”: chi ha 60 anni di età e 40 di contributi, quota 100 dunque, potrebbe essere autorizzato ad andare in pensione. Ma anche qui, “i conti non tornano” dice la Stampa: allora, al ministero del Lavoro si stanno attrezzando per la soluzione “minimal”, quella del cosiddetto “ponte” per chi si trova relativamente vicino ai fatidici 66 anni, “ha perso il lavoro e difficilmente lo troverà”. Un intervento una-tantum per risolvere la questione degli esodati, che peserebbe, sì, sulle casse dello Stato; ma molto meno di quanto ci vorrebbe per continuare a pagare “ammortizzatori sociali, cassa integrazione e mobilità ordinaria o in deroga“.