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Da dove viene la leggenda metropolitana del «cervello utilizzato al 10%»?

Potrebbe essere il film rivelazione dell’estate 2014: diretto da Luc Besson e con Scarlett Johansson protagonista, Lucy è la storia di un’affascinante corriere della droga che in modo del tutto accidentale scopre di aver utilizzato, fino a quel momento, soltanto il 10% delle proprie risorse intellettive. Riuscendo a sfruttare appieno le straordinarie potenzialità del suo cervello, Lucy si trasforma in un essere pressoché invincibile. La teoria (infondata) che vedrebbe l’essere umano utilizzare soltanto il 10% del proprio cervello non è originale e, pur essendo diventata una sorta di leggenda metropolitana, affonda le sue radici in numerosi studi scientifici condotti tra Ottocento e Novecento, le cui tesi sono state smontate nel corso dei decenni successivi.

Foto: Thinkstock
Foto: Thinkstock

CERVELLO AL 10% – È Gizmodo a ricostruire la storia di questa teoria, che nasce più o meno nell’epoca Vittoriana, quando la medicina moderna non si era ancora separata del tutto da pseudoscienze come la frenologia (lo studio del cranio) o dalla medicina olistica. E, come la maggior parte delle leggende metropolitane, anche il mito del “cervello al 10%” potrebbe essere costruito sulla base di diversi studi compiuti proprio in quegli anni. Tra questi ci sarebbero quelli condotti da Jean Pierre Flourens, considerato uno dei padri delle scienze cognitive, inventore delle tecniche di anestesia nonché primo scienziato ad aver provato che quella che definiamo “coscienza di sé” risiede nel cervello e non nel cuore. Flourens, pioniere degli studi sul cervello, è stato tra i primi a identificare la presenza della cosiddetta “corteccia silente” negli emisferi cerebrali, cosa che potrebbe aver indotto a pensare, da parte degli scienziati arrivati dopo di lui, che quella parte di cervello non svolgesse alcuna funzione.

UN DEPOSITO DI ENERGIA MENTALE? – Agli anni Novanta dell’Ottocento risalgono più gli studi di William James e Boris Sidis, due psicologi di Harvard che presentarono alla comunità scientifica le straordinarie capacità intellettive del figlio di Sidis – un ragazzino con un quoziente di intelligenza stimato attorno 250-300 punti, circa il doppio di quello di Einstein. Osservando le potenzialità del bambino, i due scienziati azzardarono l’ipotesi che ogni essere umano contenesse dentro di sé una specie di “deposito” di energia mentale, al quale tuttavia darebbe stato molto difficile accedere. «Facciamo uso solo di una piccola parte delle nostre risorse», affermava William James nel suo trattato Le energie degli uomini del 1907. Una tesi poi ripresa nel 1936 da Lowell Thomas, che nel suo How to Win Friends and Influence People scriveva: «Il professore William James di Harvard diceva che l’uomo medio utilizza solo il dieci percento della sua abilità mentale latente». Thomas sarebbe quindi stato il primo a parlare espressamente di “dieci percento”.

Guarda il trailer di Lucy:

IL MITO DEL 10% – Il “mito del 10%” avrebbe ricevuto un ulteriore consenso da parte di alcuni scienziati durante gli anni Venti e Trenta: sono gli anni in cui lo psicologo americano Karl Lashley pubblica i suoi lavori sulla relazione tra la massa del cervello e la sua funzionalità: studiando i ratti, Lashley aveva osservato che questi potevano re-imparare a svolgere compiti specifici nonostante i danni riportati alla corteccia cerebrale, arrivando alla conclusione che sarebbero esistite regioni cerebrali non utilizzate.

 

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L’EVOLUZIONE SA IL FATTO SUO – Dopo la Seconda guerra mondiale, le neuroscienze hanno fatto passi da gigante: la comprensione dei meccanismi legati al funzionamento cerebrale si è fatta più profonda anche grazie all’auto della moderna tecnologia che ha permesso di costruire strumenti sempre più sofisticati per l’osservazione e lo studio del cervello. Oggi sappiamo che il cervello costituisce circa un quarantesimo della massa totale di un individuo e che, da solo, consuma circa un quinto delle calorie a disposizione dell’organismo. In altre parole, il nostro cervello “brucia” il 20% delle nostre energie ma, essendo il risultato di milioni di anni di evoluzione, non sarebbe efficiente – da un punto di vista evoluzionistico – che consumi così tanto soltanto per lavorare al 10% del suo potenziale.

NON C’È NESSUN 90% SILENTE – Durante il corso del Novecento, sono stati tanti gli scienziati che sono andati a caccia di quel famoso “restante 90%”, per poi confutare le tesi di quasi cent’anni prima: «Numerosi studi hanno evidenziato che non esiste nessuna aerea del cervello che è completamente silente o inattiva – hanno scritto nel 2007 Rachel C. Vreeman e Dr. Aaron E. Carroll – Non esiste nessun 90% non funzionante».

(Photocredit copertina: Scarlett Johansson in una scena di Lucy, YouTube/Universal Pictures International Italy)