Cultura

Lefebvre ha vinto o ha perso?

LA FEDE LEFEBVRIANA - Se abbiamo liquidato la questione liturgica per mettere in primo piano il pensiero teologico-politico lefebvriano, non possiamo dimenticare che lex orandi est lex credendi e che “non si comprende nulla della rivoluzione liturgica [del Concilio Vaticano II] se non la si considera come la prima fase di una rivoluzione di tutta la religione cattolica: del dogma, della morale, del sentimento” [7], che i lefebvriani hanno sempre accusato di essere luterana: un tradimento della fede, un’eresia. Continuando a tener fuori dalla nostra discussione le faccende relative all’uso del latino, all’orientamento del sacerdote, alla posizione dell’altare, ecc., non possiamo fare a meno di considerare che ciascuna questione di apparentemente esclusiva natura liturgica, intesa come formale, è tenuta a rendere conto di una forma che qui è sostanza, e non si limita a rappresentarla, contenerla o simbolizzarla. Tutto rimanda, dunque, al ruolo del clero nella comunità ecclesiale: del prete nella messa, ma anche del magistero pontificio nella società. Con la rivendicazione da parte protestante di un sacerdozio dei battezzati laici (al pastore è data solo la funzione di capo dell’assemblea), che ai lefebvriani pare sia stato raccolto dalla “riforma” del Vaticano II, si ha una perdita dell’asse gerarchico ecclesiale: questo offende il sacramento sacerdotale e in conseguenza – ma sarebbe meglio dire: insieme – Cristo. La lingua volgare al posto del latino toglie al messale il vero e proprio sangue che la irrora; trasformare l’altare in tavola dà all’eucaristia una funzione memoriale togliendole la cifra di grazia; allo stesso modo – identicamente - il magistero della Chiesa è mortificato se viene sacrificato in quella forma che si limita a rappresentare, contenere o simbolizzare la grazia offerta ai popoli. Insomma: la Chiesa e lo Stato non devono essere separati, e non è difficile immaginare in cosa possa tradursi questa unione.

IN CONCLUSIONE – Sarà difficile convincere i lefebvriani che la forma sia validamente riformabile senza intaccare la sostanza della pretesa magisteriale nell’affermazione della “regalità sociale di Cristo”, perché il Concilio Vaticano II l’ha già fatto, ed è sul Concilio che i lefebvriani continuano a “esprimere riserve” anche dopo la rimozione della scomunica. Eppure, quando l’allora cardinale Ratzinger stilava il protocollo d’intesa del 5.5.1988 che sarebbe stato poi rigettato da monsignor Lefebvre, il “problema posto in origine” era proprio il Vaticano II: “La comunità politica e la Chiesa sono indipendenti e autonome l’una dall’altra nel proprio campo” [8], con ciò che implicava sul piano politico. Ai lefebvriani, probabilmente, non basteranno mai le rassicurazioni di Benedetto XVI, che non possono andar troppo oltre ciò affermava da prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. “Se per restaurazione si intende un tornare indietro, allora nessuna restaurazione è possibile. Ma se per restaurazione intendiamo la ricerca di un nuovo equilibrio… allora sì… è del resto già in atto. Sì, il problema degli anni sessanta era [la Chiesa] acquisire [leggi: far propri, appropriarsi] i valori migliori espressi da due secoli di cultura liberale” [9], che per i lefebvriani hanno sempre considerato anticristiana, rifiutando anche la soluzione di una Chiesa “tradizionalista, ma in privato” [10]. Sì, sentiremo ancora parlare dei lefebvriani: come avanguardia da riacciuffare rincorrendola o come retroguardia da fuggire lasciandola nello scisma. Sarà quando sarà completata l’operazione del pontificato di Benedetto XVI: far vomitare ai cosiddetti “progressisti” ciò che avevano frainteso del Vaticano II. Se non muore prima.

[1] http://www.thelocal.se/17096/20090122/
[2] Codice di Diritto Canonico, Can. 1382
[3] Pio X, Vehementer (11.2.1906)
[4] Pio XII, Udienza (12.10.1952)
[5] Carlo Cremona, Paolo VI, Rusconi 1991
[6] Vittorio Messori, Rapporto sulla fede, Edizioni San Paolo 1985
[7] Raymond Dulac, Monde et Vie (VI/1969)
[8] Gaudium et spes, 76 (7.12.1965)
[9] Joseph Ratzinger, Jesus (XI/1984)
[10] Giulio Maria Tam, Documentazione sulla Rivoluzione nella Chiesa (II/2001)

8 commenti a Lefebvre ha vinto o ha perso?

  1. SORA PANCRAZIA

    io songo ‘na povera donna che ha studiato poco e tutta la vita ha solo lavato e scopato, scopato e lavato

    me credo che, come in tutte le cose, lo troppo studio fa addiveni’ les hommes scimuniti

    troppa ‘struzione fa male allu cervello

    mò ve spiego….la questione teocratica….ma che c’ è bisogno de discutere, de programma’ se li Papa (che lu Signore lo protegga sempre) have o nunn’ ave lu sopravvento, lu primato nella società….tene ‘nzomma sempre ragione ?

    c’ è bisogno ?

    la risposta è semplice, se trovi lu fesso che ti fa parla’ e fare le cose a capoccia tua, pigliate lu primato, altrimenti, discutine, fai lo politicante

    e tutti semo più contenti

    santo Francisco nun sapeva quasi scrive e leggeva paggio

    era ‘nu vero ciucciariello (come lu lattaio del Kentuky)

    ma lu ciucciariello facette ‘na rivoluzione di cui ancora si parla e di fedeli ne pigliai a milioni…….ed erano tutti ciucciarielli ?

    se ci fosse amore, se si andasse al sodo, se si ponesse come fine il benessere del popolo prima dell’ esercizio del proprio orgoglio e della presunzione sulla propria istruzione…….

  2. “Cristo può essere Re anche senza sfoggiare la corona.”

    Giusta affermazione!
    La Chiesa è universale, non ha barriere, nè costrinzioni, nè limitazioni!Non è più un’entità astratta e gerarchica come avveniva in passato con poteri in mano ai più elevati!
    …la Chiesa è “l’immagine del popolo di Dio” senza più gerarchia…

  3. E’ incredibile come un piccolo gruppo scismatico tradizionalista possa ritornare dentro il mainstream cattolico e cambiarlo profondamente. Lefebrve ha vinto secondo me malvino e anceh piu’ di quanto immaginasse.

  4. topinamburs

    Tradizione teocratica cattolica?

    Ma quale?

    Ma di che stiamo parlando?

    Dello Stato Pontificio? Quella non è mica teocrazia.

    E circa tutti gli altri, negli ultimi 2000 anni suppergiù, non so bene dove sia la teocrazia cristiana (dallo scisma luterano in poi, cattolica).

    Viene il sospetto che il termine sia usato a sproposito.

    O è teocrazia qualsiasi governo che recepisca nelle leggi civili principi religiosi?

    L’Irlanda è una teocrazia. O_o

  5. luciano grassi

    malgrado tutti i comunicati stampa fatti in questi giorni dalla santa sede è esacrabile che il pontefice possa ricevere e perdonare un vescovo quale è richard williamson che nega l’olocausto di cui oggi cade l’anniversario è una cosa esacrabile e vergognosa per tutti noi cattolici cristiani e credenti e quale cattolico mi considero offeso e non credo che cristo nostro signore fonte d’amore vita perdono e di quanto più bello ci possa essere può accettare questo se c’è errore nel mio pensiero che dio e la vergine nostra madre mi perdonino luciano grassi

  6. Luigi Castaldi

    @ topinamburs
    In qualche dove ho scritto \”teocrazia cristiana\”? Ho scritto \”teocrazia cattolica\”. E\’ un modello politico, prim\’ancora che una realtà storica (il Papa-Re), e trova forma piena nel \”Quanta cura\” (Pio IX, 1864), anche se ha lontani antecedenti, addirittura medievali (Alvaro Pelayo), dunque addirittura antecedenti allo scisma luterano. Legga Joseph-Marie De Maistre, Plinio Correa De Oliveira e – appunto – Marcel Lefebvre, poi ne riparliamo.

  7. Ghisabrain

    Mah…

    Qesto papa ne sta facendo di danni alla chiesa stessa…

    Evitando commenti beceri invito tutti a ripassare le fondamenta della regligione giudaco-cristiana

    http://video.google.it/videoplay?docid=-6866557189571858559

  8. romano calvo

    Complimenti per il bellissimo articolo che condivido pienamente. Mi dispiace che uno sforzo come quello dell’autore sia trattato in modo così superficiale dai commenti che ne sono seguiti.
    Ti invito a continuare in questa ricerca perchè ho l’impressione che ne vedremo ancora delle belle. Dal discorso di Ratzinger a Ratisbona ho intuito che stava cambiando un’epoca per la Chiesa cattolica e poi pensandoci meglio, ho capito che in fondo non si fa altro che chiudere una brevissima parentesi (per una storia millenaria) che è quella di giovanni 23 e del concilio vaticano 2. La vicenda di Eluana Englaro con le processioni cattoliche di condanna sono un altro segnale. Mi aspetto altri interventi nella politica italiana (immigrazione, aborto, scuole cattoliche…) e soprattutto prese di posizione contro l’Islam.
    E’ utile vigilare e far sentire forte e chiara la voce dei cristiani che ragionano.

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