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Trono di Stelle: Luigi Di Maio e la leadership della discordia

L’Alfano di Grillo, il “segretario in pectore” del Movimento 5 stelle: Luigi Di Maio ha sempre lavorato nell’ombra dell’esercito grillino e ora, grazie al tavolo col Pd, appare sempre più l’esponente di spicco della ciurma del comico genovese. Suo malgrado. Il Fatto Quotidiano, testata di punta dell’elettorato 5 stelle ne disegna oggi un ritratto spiegando come è cresciuto il suo peso nel gruppo alla Camera: passo dopo passo.

 

Beppe Grillo in tribuna al Senato - Foto: Roberto Monaldo/LaPresse
Beppe Grillo in tribuna al Senato – Foto: Roberto Monaldo/LaPresse

 

PUNTO DI RIFERIMENTO – Come spiega il quotidiano il ragazzo di Pomigliano D’Arco ha imparato a farsi rispettare nella capigruppo giorno dopo giorno:

Con Roberto Giachetti (Pd), il sovrano incontrastato e “stazzonato” dei regolamenti d’aula, il legame è solidissimo. “È molto preparato, un po’ saccente, ma ad avercene alla Camera di gente come lui”, sussurrava un pezzo grosso di Forza Italia dopo qualche mese di legislatura. Tanto che, poco alla volta, i deputati grillini hanno preso lui come punto di riferimento. “Cosa bisogna votare su quell’emendamento?”. “Chie – dete a Di Maio”. “Che si fa sul quell’ordine del giorno?”. “Sa tutto di Maio”.

GALEOTTA FU LA FRASE DI DI MAIO – Ha superato la prova tv, sta tenendo botta nella prova contro il presidente del Consiglio Matteo Renzi (noto tritagrillini in streaming). Le “invidie” o le perplessità su di lui sono aumentate in una frase, passata in sordina ai più, pronunciata dal vicepresidente della Camera qualche giorno fa. «D’ora in poi – ha spiegato Di Maio al giornalista Parenzo nella rassegna culturale Ponza D’autore – Beppe Grillo e Casaleggio avranno meno spazio ma loro sono contenti e sono in una fase in cui cercano di dare più responsabilità a quelli che oggi fanno parte del Movimento e ne condividono la linea». E Il Fatto racconta:

E subito qualcuno ha trovato la conferma ai suoi sospetti: eccolo lì, Di Maio si candida a leader del movimento. Di più: punta a fare il candidato premier dei Cinque Stelle alle prossime elezioni. Il problema, però, come si direbbe, è anche politico. Perché, a parte il suo piccolo cerchio magico, il gruppo alla Camera è in subbuglio e lui è finito sul banco degli imputati. Non solo per le sue ambizioni di leadership, ma per il fatto di incarnare l’ala trattativista con il Pd, mentre i duri e puri con Renzi non vogliono prendere nemmeno un caffè. E così, dagli a Di Maio.

 

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INVIDIA E CALMA FREDDA – Il resto è storia. Gli attacchi del collega Currò (noto dissidente che chiede ora un congresso a 5 stelle), il fuoco dei suoi “vicini” pasdaran nei post su Facebook. Lui fa spallucce. E risponde alle critiche a stretto giro. «Tom Currò a Repubblica. it dice che ormai sono a capo M5S. Non è così. Finita legge elettorale scriverò lettera agli attivisti che spiega tutto», ha chiarito ieri il campano su Twitter. “Uno vale uno luigi vale di più?” titola oggi un pezzo di Tommaso Rodano sul Fatto che riporta le voci dei suoi colleghi. Vito Crimi sembra non interessarsi della faccenda, così come Paola Taverna (“È il vicepresidente. È portato a ragionare così”). Si parla anche di una Laura Castelli un po’ piccata: «Perché chiede a me di commentare quello che dice Di Maio? Vuole le spiegazioni? Le chieda direttamente a lui. Io lo farò senz’altro». Spiegazioni appunto. Quelle che potrebbero emergere nei prossimi incontri del gruppo a Montecitorio. Vis à vis. Di Maio non ha gruppi o fazioni che lo sostengano (anche se è apprezzato dai colleghi Di Battista, Ruocco, Bonafede e diversi dissidenti). Non le ha mai cercate. Così come mantiene un rapporto equilibrato con il duo Grillo e Casaleggio. Il celebre sms rivolto al leader lo conoscono un po’ tutti: «O sei uscito pazzo, Beppe, o sei invecchiato!». E Beppe è convinto di imparare da Di Maio anche quando «sta zitto». Ha iniziato dal liceo Imbriani per poi arrivare fin qui: zitto, al lavoro, discreto. Lo invidiano un po’ tutti. Perfino Silvio, come riporta il Fatto:

Lo stesso Berlusconi, raccontano, pare abbia un debole per lui. Con grande “scuorno” della classe dirigenti azzurra, che si sente sempre rimbrottare: “Perché non ho una Boschi? Perché tra di voi non c’è un Di Maio?”

Il compromesso è sempre stata la sua arma vincente. Per ricostruire dal nulla (e in modo pulito) il suo liceo si precipitò dal preside con i suoi compagni: «Mai più un giorno di assenza, scioperi banditi, ma gli insegnanti dovranno manifestare con gli studenti», racconta lui in un ritratto sull’Espresso. Compromesso ieri e compromesso oggi: ma i giochi stavolta sono più grandi.

(Foto copertina: Fabio Cimaglia / LaPresse)