Esteri

Guantanamo Bay, Guantanamo…Bye!

27 gennaio 2009

Il Guantanamo Bay Resort chiude. Senza fretta. 

Tra i cespiti che Barack Obama ha ereditato dall’11 settembre 2001 ce ne sono tre particolarmente spinosi. Uno è il “Patriot Act”, la legge che ha ampliato i potepari dei servizi antiterrorismo a spese di alcune libertà individuali storicamente radicate nell’ordinamento giuridico americano. L’altro è rappresentato dai due conflitti in Afghanistan e in Iraq, nei quali sono impegnate le truppe americane con costi esorbitanti sia dal punto di vista economico che umano. Poi c’è Guantanamo, il carcere militare speciale allestito sull’isola di Cuba, nel territorio controllato dagli americani, per accogliere terroristi e guerriglieri (o presunti tali) raccattati soprattutto in Afghanistan e in Pakistan, e che ospita il tribunale militare istituito per giudicarli. Il “Patriot Act” è un problema che non richiede particolari interventi di Obama: in effetti è già stato modificato più volte, incide soprattutto sullo stato giuridico degli stranieri sul territorio americano, la sua vigenza scade naturalmente il 31 dicembre 2009 e una eventuale proroga chiamerà in causa il Congresso. La guerra in Afghanistan è una missione internazionale avvallata da un mandato ONU, il governo di Karzai non è ancora in grado di controllare il territorio senza l’appoggio militare degli alleati (e probabilmente non lo sarà mai) ma l’esercito afghano sta rimpolpando in fretta i propri ranghi per giungere a una forza complessiva di 200.000 militari e circa 80.000 poliziotti, sufficienti per tenere a bada i talebani sul terreno. Sulla guerra in Iraq, Obama si è già espresso: entro 18 mesi tutti a casa, quindi entro giugno del 2010, ben prima del termine (dicembre 2011) fissato dall’accordo raggiunto tra l’amministrazione Bush e il governo irakeno nel 2008. Il problema Guantanamo è forse il più spinoso di tutti, perché chiama in causa aspetti e situazioni che vanno ben oltre la struttura carceraria in sé e impongono complesse valutazioni di natura giuridica.

A GUANTANAMO VI SONO DUE CATEGORIE DI DETENUTI – Una è rappresentata dagli individui direttamente coinvolti negli attacchi dell’11 settembre. Si tratta essenzialmente di Khalid Sheikh Mohammed (abbreviato: KSM), ideatore del piano terroristico e altri quattro individui che hanno partecipato alle varie fasi di organizzazione e finanziamento degli attacchi. La loro posizione non pone particolari problemi: sono tutti rei confessi e orgogliosi di quanto hanno fatto, e le prove a loro carico sono schiaccianti (per di più KSM aveva descritto nei minimi particolari l’ “impresa” prima ancora di essere arrestato, nel corso di un’intervista a un giornalista di Al-Jazeera). Per questi individui non c’è nessun ostacolo a trasferire il processo presso un normale tribunale federale. Il problema grosso riguarda tutti gli altri detenuti. Quando fu creata la prigione di Guantanamo, in essa confluirono centinaia di individui catturati nel corso dei combattimenti e dei rastrellamenti in Afghanistan nonché in varie operazioni antiterrorismo (sia ufficiali che clandestine) eseguite in Pakistan e in altri paesi. Guantanamo era una specie di “bidone di stoccaggio”: tutti i sospetti venivano concentrati lì, per poi procedere alle operazioni di identificazione e ai famigerati interrogatori. Con il passare degli anni, buona parte dei prigionieri è stata rilasciata, ne restano circa 240, di varie nazionalità. Si tratta dei presunti “combattenti nemici”, così vengono chiamati dal governo americano, ossia affiliati ad Al-Qaeda o addestrati nei suoi campi in Afghanistan per combattere contro gli “infedeli” in tutto il mondo. Si ritiene che si tratti di individui potenzialmente pericolosi: già in passato si è verificato che alcuni detenuti appena rilasciati da Guantanamo siano corsi a riprendere le armi o siano stati arrestati per aver commesso crimini. Tra essi c’è anche Mohamed Al-Khatani, il ventesimo dirottatore dell’11 settembre, che non riuscì a unirsi al resto del gruppo perché fu respinto all’ingresso negli Stati Uniti. Il tribunale militare ha ritenuto che non esistevano le condizioni per processarlo per gli attentati in quanto non è provato che fosse a conoscenza della natura della sua missione, ma sta di fatto che il tipo era ben disposto a diventare martire per Allah, anche se non sapeva in che modo ciò sarebbe avvenuto. La “leggenda” secondo cui i reclusi di Guantanamo sono poveri innocenti capitati lì per sbaglio è molto lontana dalla realtà. Come abbiamo detto, molti detenuti sono musulmani provenienti da vari paesi del mondo che si trovavano in Afghanistan a frequentare i campi di addestramento di Al-Qaeda, e non certo in gita turistica. E’ vero però che sui circa 800 individui che hanno varcato i cancelli della prigione, alcuni sono risultati del tutto estranei alle vicende per cui sono stati catturati: omonimie, persone capitate nel posto sbagliato al momento sbagliato.

6 commenti a Guantanamo Bay, Guantanamo…Bye!

  1. Non sono d’accordo. E’ piuttosto raro, ma questa volta non sono davvero d’accordo sul giustificare Guantanamo come unica opzione possibile al “rischio terrorismo”. Il diritto è lo strumento necessario che deve essere usato, non solo come strumento di giustizia, ma anche come faro di legalità. Come arma, non solo ideologica. Il diritto (e il grado di civiltà che ne deriva quando esso è corretto e non corrotto) e la sua diffusione devono essere gli strumenti che ogni civiltà che si ritiene tale deve usare per la sua lotta, interna quanto esterna.

    Se vogliamo lottare contro l’ignoranza e la violanza che generano il terrorismo, allora non ci sarebbe altro da fare che armarci di difesa dei diritti civili di tutti. Perchè la degenerazione del diritto, lo sfaldamento morale di uno Stato che si comporta da sicario, possono solo che peggiorare le cose.

    Forse i detenuti di Guantanamo che – usciti da lì – hanno commesso dei crimini sono stati spinti a farlo dalla violenza arbitraria subita? Forse la privazione di ogni genere di libertà comporta una voglia di vendetta? I movimenti di resistenza antifascista, con la loro carica rivoluzionaria, forse non reagivano a una privazione dei diritti fondamentali, a violenze arbitrarie?

    Lungi da me equipararare partigiani e terroristi, ovviamente. Ma come si può sperare in un cambiamento, in un miglioramento, se invece di guardare in alto – utilizzando tutta la nostra umana capacità di essere più che animali – ci abbassiamo a rispondere con le armi della violenza e della privazione persone che non possono essere altrimenti incriminate di nessun reato?

  2. “La “leggenda” secondo cui i reclusi di Guantanamo sono poveri innocenti capitati lì per sbaglio è molto lontana dalla realtà.”

    “Fra quei 240 reclusi c’è sicuramente un mucchio di gente alla quale l’esperienza di Guantanamo ha tolto la voglia di diventare martiri, ma ce n’è anche una buona percentuale (una sessantina) che non vede l’ora di farsi saltare in aria vicino a un bel mucchietto di infedeli.”

    LOAL, dai. torna a giocare coi lego.

  3. LOAL, dai. torna a giocare coi lego.

    Forse più tardi. Scusa se ti ho lasciato a giocare da solo.

    =====

    Essemme. In Italia finiscono in carcere (ops… custodia cautelare) persone con elementi di accusa persino inferiori a quelli del più innocente degli ospiti di Guantanamo.
    Guantanamo come struttura e trattamento dei reclusi è un errore e non ci piove.
    Ma le cose vanno viste anche in chiave pratica, che è poi molto umana.
    In Italia, con il terrorismo, furono approvate leggi che ancora oggi sono in vigore, si autorizzarono persino perquisizione per blocchi di edifici.
    E qui ne ammazzavano uno ogni tanto.
    Lì ne hanno ammazzati tremila in un colpo e hanno raso al suolo un quartiere, e si sono combattute due guerre.
    E pretendiamo che quelli si mettano a filosofeggiare in punta di principi giuridici, quando noi qui, patria del diritto, non lo abbiamo fatto (e non lo facciamo) per molto meno?

    Non sto giustificando nulla, sto solo evidenziando che in certe situazioni si reagisce e basta, senza farsi tanti cavilli: quelli vengono dopo, immancabilmente (e aggiungerei giustamente).
    Ho letto tante critiche qualificate su Guantanamo (giustificatissime per la maggior parte) ma non ho mai letto proposte alternative altrettanto qualificate: significherà qualcosa o no?

    Se mi si viene a dire che si poteva gestire in modo diverso la situazione, sono d’accordo (c’è sempre un modo migliore di gestire qualsiasi situazione, e di solito è sempre pensato da chi non si è trovato a doverla gestire) ma se mi si viene a dire che dovremmo trattare i terroristi con i guanti bianchi, ho qualche perplessità.

    Chiudo citando le parole di un agente dell’FBI, che prima degli attentati dell’11 settembre chiese l’autorizzazione a ricercare due sospetti terroristi.
    L’ufficio legale dell’FBI respinse la richiesta: non c’erano sufficienti elementi giuridici.
    L’agente dell’FBI rispose con questa mail:

    “Qualunque cosa succeda, un giorno qualcuno morirà, e procedure o meno la gente non capirà per quale ragione non siamo stati più efficaci e non abbiamo dedicato ogni risorsa disponibile per affrontare questa minaccia. Speriamo che la Sezione Legale dell’FBI vorrà difendere questa decisione, specialmente nel momento in cui si saprà che a Osama Bin Laden, la nostra più grande minaccia, sono applicate tutte le garanzie giuridiche”

    I due sospetti facevano parte dei 19 che dirottarono i quattro aerei dell’11 settembre.
    Se la richiesta fosse stata accolta, forse oggi decine di migliaia di persone sarebbero ancora vive.

    Io ci vado cauto con i giudizi netti, su certi argomenti.

    ;-)

  4. Scusa “John”, ma nelle “decine di migliaia” calcoli anche le persone morte per mano degli americani nella risposta all’attacco delle Torri? Perchè se così fosse sarei stupito. Del resto sarei ancora di più stupito se volessi invece dire che sono morte decine di migliaia di persone quell’infausto giorno.

    Ma a parte questa divergenza ‘quantitativa’ (che ovviamente non è solo quantitativa), continuo a pensare che il tuo pragmatismo sia assolutamente inutile e controproducente.

    Dici che non ci sono state “alternative” a Guantanamo. Alternative per risolvere la paura di essere vittime di attacchi. L’alternativa certa è una. Non aprire nessuna Guantanamo. Non dare poteri speciali a nessuno per poter andare in giro per il mondo a catturare sospetti.

    Tu ricordi gli anni di piombo in Italia, le leggi speciali di allora, e mai fatte decadere (ma in quanto a carenze democratiche noi non ci facciamo mica spaventare dalla concorrenza). Ma probabilmente non hai vissuto o non hai mai davvero ascoltato gli effetti che quelle leggi hanno generato. Le storture, le deformazioni.

    Nei paesi anglosassoni si parla spesso di “balance of power” (da noi al massimo di ‘indipendenza della magistratura’). E’ un’idea di filosofia del diritto, che – detta in modo davvero spicciola – mette i bastoni nelle ruote a chi – ente o persona – possa concentrare troppo potere nelle sue mani. Perchè la concentrazione di potere porta all’abuso. Perchè l’essere “al di sopra della legge” porta inevitabilmente al crimine. E alla sfiducia nei confronti della giustizia.

    Guantanamo è (visto che ancora esiste) al di sopra della legge. Un abuso, un torto. Non importa se a “fin di bene”. Nessuna violazione dello spirito delle leggi sarà mai a fin di bene.

    Ritorno – per concludere – sulla tua chiusura. Esistono degli strumenti per seguire dei sospetti. Intercettazioni ambientali prima di tutto, nel caso specifico anche lo spionaggio. Ma buttare in cella qualcuno e torturarlo è assai più semplice. Io però credo che la tortura e la detenzione senza giuste motivazioni siano violazioni di diritti inalienabili che ci appartengono.

    Giustificando la tua tortura per salvare un palazzo, giustifichi anche il terrorismo. Sono identici.

  5. No Essemme.
    Tanto per cominciare io non ho mai giustificato Guantanamo. Il concetto essenziale che ho inteso esprimere è che le persone sono persone e certe decisioni sono prese in momenti in cui l’ultima preoccupazione è quella dei principi morali e giuridici. Tutto qui.
    Il discorso può non piacerti, puoi non condividerlo, ma è così che vanno le cose.
    Guantanamo è nè più nè meno di un normale campo di detenzione militare in guerra, situazione in cui gli Stati Uniti si sono ritrovati (o hanno ritenuto di ritrovarsi).
    Il discorso delle torture prescinde dalla struttura. Puoi torturare a Guantanamo come all’Hotel Ritz. La tortura è un altro discorso.

    =======

    Nelle decine di migliaia di morti conto anche quelli provocati dalle guerre che sono seguite all’11 settembre, certo.

    =======

    Quanto alle “leggi speciali” e al fatto che io non le abbia mai vissute, non vedo cosa ci azzecca. Le leggi sono scritte nero su bianco e sono un fatto, vissute o non vissute dal sottoscritto. Che peraltro le ha vissute e le vive più di quanto tu possa lontanamente immaginare.

    =======

    Nessuna violazione dello spirito delle leggi sarà mai a fin di bene.

    A voler essere pignoli, perfino il nostro ordinamento (noi siamo patria del diritto) riconosce lo stato di necessità come condizione idonea a violare qualsiasi legge.
    Si può perfino torturare e uccidere, per lo stato di necessità.
    Te lo rammento, giusto perché a volte mi pare che si parli astrattamente senza conoscere come stanno le cose:

    “Non e’ punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessita’ di salvare se’ od altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo da lui non volontariamente causato, ne’ altrimenti evitabile, sempre che il fatto sia proporzionato al pericolo. Questa disposizione non si applica a chi ha un particolare dovere giuridico di esporsi al pericolo. La disposizione della prima parte di questo articolo si applica anche se lo stato di necessita’ e’ determinato dall’altrui minaccia; ma, in tal caso, del fatto commesso dalla persona minacciata risponde chi l’ha costretta a commetterlo. “.
    Art. 54 del Codice Penale.

    E’ praticamente una carta bianca, che non si applica solo in un caso specifico (l’agente o ufficiale che agisca per salvare sè stesso da un rischio che il suo dovere gli impone di correre) ma si applica a tutti gli altri.
    E in base a questo articolo, un agente o un ufficiale possono persino torturare, se ciò serve a salvare la vita di un’altra persona.

    Quindi, vediamo di non correre in giro per il mondo a guardare le pagliuzze altrui, quando noi abbiamo grosse travi e ce le abbiamo persino scritte nere su bianco in forma di legge.

    Evito di replicare sul resto, perché non hai colto affatto l’essenza dell’articolo e stai contestando punti di vista e considerazioni che non ho espresso.

  6. Il terrorista patriota

    “E pretendiamo che quelli si mettano a filosofeggiare in punta di principi giuridici…”

    La differenza tra la barbarie terroristica e la civiltà è tutta lì.

    GWB (a parte la sfiga che si è trovato addosso) ha dimostrato incapacità intellettive enormi nel prendere decisioni affrettate e PUNTUALMENTE SBAGLIATE (le armi di distruzione di massa??? Lo sapevano anche i bimbi che erano INESISTENTI).

    Ed accade puntualmente che chi si sceglie un coglione per capo fa la fine del coglione (e.g. ITALIA)

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