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Rassegna stampadi Alessandro D'Amato (Gregorj)
pubblicato il 23 gennaio 2009 alle 09:25 dallo stesso autore - torna alla home

Sul caso Englaro è tempo che il ministro Maurizio Sacconi prenda una decisione forte. La situazione infatti sta precipitando: il suo atto d’indirizzo volto a “minacciare” la clinica che si era detta disposta ad accogliere Eluana per il suo ultimo viaggio ha sortito l’effetto voluto. La Casa di Cura Città di Udine è tornata indietro dalla decisione, perché metteva in pericolo la sua convenzione con il Sistema Sanitario Nazionale, che il ministro del Welfare aveva minacciato di togliergli se avesse compiuto l’atto di lasciar rispettare ciò che era scritto chiaro e tondo che si potesse fare in una sentenza di un giudice. Stiamo 20090121 artefatti Caso Englaro, ora Sacconi deve deciderescherzando, vero? Non sia mai! Tra l’altro c’è da ricordare che ancora ieri Sacconi ha rivendicato la correttezza dell’atto: “Un atto in cui si chiede alle strutture del servizio sanitario nazionale o convenzionate con il Ssn di non interrompere l’alimentazione e l’idratazione artificiali per evitare un’ingiusta discriminazione dei malati. L’atto si lega infatti indissolubilmente alla cronaca, e piu’ precisamente alla vicenda di Eluana Englaro, la donna da 17 anni in stato vegetativo persistente a cui un’ordinanza della Corte d’Appello di Milano, confermata dalla Corte di Cassazione, ha riconosciuto il diritto a interrompere i trattamenti che la tengono in vita. Le inesattezze e la campagna ideologica che di un caso specifico vuol fare una regola generale precisa Sacconi in una nota mi obbligano a ricordare le ragioni dell’atto che ho prodotto e la disciplina allo stato applicabile, con riferimento al dovere di idratazione e alimentazione verso qualunque persona, specialmente ove non sia in grado di provvedere a se stessa, nell’ambito del Ssn”. Inutile ricominciare a spiegargli perché il suo atto era sostanzialmente illegale: “Per fortuna Alessandro Pace, presidente dell’Associazione italiana dei costituzionalisti, ha dichiarato che “l’atto d’indirizzo del ministro è scorretto. Spetta al Parlamento fare le leggi e ai giudici applicarle [...] Non entro nella polemica sul diritto a una scelta di vita o di morte da parte di una persona o del suo tutore [...] ma una cosa è certa: in linea di principio è scorretto l’intervento di un ministro che dà un’interpretazione vincolante per tutti i consociati, incidendo sulla libertà di coscienza di chi la pensa diversamente”.“. Non ha alcuna intenzione di prendere in considerazione l’ipotesi di comprenderlo.

Proprio per questo è il momento che Sacconi prenda una decisione forte. Perché Mercedes Bresso, governatore del Piemonte - annunciandolo addirittura su Facebook  - e la clinica “La quiete” di Udine  si sono detti disposti ad accogliere Eluana. Nel frattempo, il Cardinale di Torino Severino Poletto è stato molto chiaro: “I medici cattolici che si trovassero a lavorare nell’ospedale dove si intende interrompere l’alimentazione di una persona, dovrebbero obiettare e rifiutarsi di farlo. C’è la legge dell’uomo e c’è la legge di Dio. Se entrano in contrasto è perché la legge dell’uomo è una cattiva legge per l’uomo. Dunque, è diritto dei cittadini obiettare“. E la Bresso, scatenando la Ola dello stadio, ha dichiarato quello che molti laici sognavano un politico avesse il coraggio di dire, ovvero: “A Poletto, che richiama i medici cattolici alla obiezione di coscienza, chiedo: quale è la differenza tra l’Italia di oggi e gli stati clericali, come quello degli Ayatollah, dove viene ingiunto a tutti coloro che credono di assumere un certo comportamento? Una cosa è una raccomandazione, l’espressione di una posizione che io considero assolutamente legittima, Un’altra cosa è l’ingiunzione a persone che sono tenute al rispetto delle leggi del proprio Stato che fino a prova contraria è ancora uno Stato laico“.

E Sacconi, nel bel mezzo, ora che si inventa? Posto che c’è una clinica udinese pronta a disobbedirgli, e che se non bastasse il governatore del Piemonte ha detto che è pronta a usare una struttura clinica regionale, al governo non può certo bastare farsi rappresentare soltanto da quello che dice il sottosegretario cattolico al Welfare del Pdl con delega alle questioni bioetiche, Eugenia Roccella: “Temo che ci saranno delle difficoltà forti ad applicare quella sentenza. Ci sono dei problemi tra la sanità pubblica e il modo in cui è stato fatto quel decreto. Non esiste un livello di assistenza in cui inserire un protocollo di quel genere. E’ difficile inserire un protocollo per portare una malata, che può vivere ancora molti anni e che viene curata, allo stadio terminale e farla morire. Perché questo si chiede. Si chiede che si prenda un malato e invece di curarlo lo si porti alla morte. Qualsiasi struttura sanitaria pubblica che vorrà provare a fare questo scoprirà che ci sono dei problemi“. Su, ragazzi, siamo seri: questa è una minaccia bella e buona, anche se detta in politichese. E chi alza così la voce, poi deve fare anche qualcosa, se no ci fa la figura del ciula. Non dico che mi aspetto come minimo che la Roccella circondi la clinica di benzina e gli dia fuoco ridendo come una pazza mentre le fiamme lambiscono le camere dei primi malati – però lo penso – ma qualcosa dovrà pur fare. E’ tempo che Sacconi, in primo luogo, si metta d’accordo con il ministro della Difesa per mandare i carabinieri intorno alla clinica udinese, e circondi di filo spinato l’intera area (non sia mai che a Eluana venga in mente di scavalcare). Perché se questo è un atto illegale, va fermato prima che accada, non dopo. E’ inutile che il sottosegretario Roccella dica che poi dopo la pagano. Eh, no, cari miei: troppo facile. Ora ci andate a mettere la faccia. Perché se no, a ’sto giro ce la perdete. A proposito, per il Piemonte ce l’avete un piano B? No, perché alzare un muro sui confini dell’intera regione forse non è un’idea tanto praticabile. Però, c’è da dire che i soldi della sanità al Piemonte glieli dà lo Stato, entro dei budget decisi dalla Conferenza Stato-Regioni, come scritto nel patto di stabilità interno. E allora Sacconi perché non toglie i soldi della sanità a tutto il Piemonte? Dite che sarebbe illegale? Perché, scusate, minacciare un ente privato – come fa il sottosegretario Roccella - cos’è? Roba da educande? Poi, non so. Magari ci sono altri metodi (escluso quello di muovere guerra alla Regione: non sarebbe carino), ma bisogna utilizzarli tutti.

…perché se per caso Sacconi ora non li utilizza tutti, limitandosi, a fatto accaduto, soltanto a togliere una convenzione a una clinica – che in capo a un paio d’anni se la vedrà restituire dal tribunale, con tanto di danni che pagherà lo Stato, cioé tutti noi – ci fa una brutta figura. Ovvero quella di colui che ha capito di essere in torto, anche se non lo vuole ammettere. E, di solito, in paesi più civili dell’Italia, chi è in torto in politica non deve minacciare. Si deve dimettere.

 

(vignetta di Artefatti)

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