CIAMPI MORTO
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È morto Carlo Azeglio Ciampi, il Presidente della Repubblica che ci ha portato all’Euro

CIAMPI MORTO

Carlo Azeglio Ciampi è sicuramente uno dei personaggi che più si sono distinti nella storia italiana del dopoguerra. Nato nel 1920 a Livorno ha attraversato questa stagione della storia del nostro paese da protagonista, ricoprendo alcune tra le più alte cariche e dando sempre un’immagine di sé esente da critiche o da feroci opposizioni. Ciampi è morto oggi, all’età di 95 anni, dopo una lunga lotta con il Parkinson: lascia la moglie Franca Pilla.

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CARLO AZEGLIO CIAMPI MORTO, UNA CARRIERA RARA – Governatore della Banca d’Italia dal 1979 al 1993, presidente del Consiglio dei ministri e ministro del turismo e dello spettacolo ad interim (1993-1994) e ministro del tesoro e del bilancio (1996-1999), infine Presidente della Repubblica e poi senatore a vita. Queste le tappe principali di una carriera iniziata nell’immediato dopoguerra con la decisione di prendere una seconda laurea in giurisprudenza, dopo quella in lettere che gli aveva aperto le porte dell’insegnamento, che lui descriverà come la sua vera passione.

CARLO AZEGLIO CIAMPI MORTO, DAL DOPOGUERRA AL VERTICE DI BANKITALIA – Dopo l’otto settembre Ciampi si riunisce ai lealisti  e s’arruola nel rinnovato esercito italiano, iscritto al Partito d’Azione lo lascerà presto per non iscriversi mai più a alcuna formazione politica. Entra invece in Banca d’Italia, dove rimarrà per 47 anni, ricoprendo per gli ultimi 14 la carica di Governatore dell’istituto. Posizione alla quale arriverà all’indomani dello scoppio dello scandalo del Banco Ambrosiano  l’arresto del suo predecessore Paolo Baffi e le dimissioni del suo vice Mario Sarcinelli, che pretese con forza: «Appena nominato Governatore andai a rendere omaggio al Capo dello Stato e dissi chiaramente che se Mario Sarcinelli avesse dovuto lasciare la Banca d’Italia, mi dovevano considerare dimissionario».

CARLO AZEGLIO CIAMPI MORTO, LA CARRIERA POLITICA – Un rigore e una rettitudine che gli varranno poi la chiamata prima agli incarichi di governo e poi nel 1999 l’elezione al primo tentativo a Presidente della Repubblica con una larga maggioranza. Unico presidente con Einaudi ad aver ricoperto anche la carica di governatore di Bankitalia. Sostenitore dei valori del Risorgimento e della Resistenza, che ricorderà spesso nei suoi discorsi, patriota composto, Ciampi incarnerà il ruolo raccogliendo consensi e percentuali di gradimento vicine a quelle di Sandro Pertini, il più gradito in assoluto. Un consenso che gli servirà sia a contenere le esuberanze berlusconiane, che a guidare il paese attraverso un’epoca di grandi cambiamenti offrendo ai cittadini un riferimento visibile e affidabile.

CARLO AZEGLIO CIAMPI MORTO, UN UOMO DELLE ISTITUZIONI – Un profilo da servitore dello stato che si rintraccia anche nelle parole con le quali rifiutò di presentarsi per un secondo mandato, aprendo così la strada all’elezione di Giorgio Napolitano:

«Confermo la mia non disponibilità a candidarmi per un secondo mandato. Nessuno dei precedenti nove presidenti della Repubblica è stato rieletto. Ritengo che questa sia divenuta una consuetudine significativa. È bene non infrangerla. A mio avviso, il rinnovo di un mandato lungo, qual è quello settennale, mal si confà alle caratteristiche proprie della forma repubblicana del nostro Stato».

CARLO AZEGLIO CIAMPI MORTO, IL PRESIDENTE DI TUTTI – Nonostante l’iscrizione in gioventù alla massoneria e una carriera condotta all’interno di un’istituzione che non sprizza certo simpatia agli occhi degli italiani, Ciampi seppe conservare anche in politica quell’aplomb acquisito nelle quiete stanze dell’istituto centrale, interpretando con grande compostezza e rispetto delle altre istituzioni prima il ruolo di presidente del Consiglio e poi quello di Presidente della Repubblica, tenendosi a grandissima distanza dagli scandali come dalle insinuazioni velenose di questa o quella macchina del fango, a punto che alle cronache è rimasta persino un’occasione nella quale Berlusconi intervenne a sua difesa da un attacco dei leghisti no-euro dell’epoca, che gli rinfacciavano di aver fatto parte del grande complotto per introdurre la moneta unica, della quale comunque era stato un aperto e vocale sostenitore.

Photocredit copertina VINCENZO PINTO/AFP/Getty Images