Le testimonianze di Salvatore Borsellino, le accuse di Ciancimino jr, i vuoti di Mancino, un cambio repentino di Ministri, le carte dei processi. Dietro una data si nasconde uno dei più grandi misteri italiani degli ultimi decenni
“Escludo in maniera netta e categorica che lo Stato abbia trattato con esponenti della mafia: nessuno dei vertici delle Forze di Polizia me ne parlò nè chiese il mio parere, che sarebbe stato decisamente negativo, sull’apertura di una trattativa con la malavita organizzata, che negli anni Novanta era pericolosa, violenta e stragista”. L’attuale vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, Nicola Mancino, già Ministro ai tempi della Democrazia Cristiana, successivamente Presidente del Senato durante l’esperienza di governo del centrosinistra ’96-2001, si difende con una lettera all’Espresso dalle accuse lanciate dal settimanale pochi giorni fa. Secondo quanto scritto in un articolo firmato da Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza “nei 56 giorni che separarono l’attentato a Giovanni Falcone da quello a Paolo Borsellino, l’allora Ministro degli Interni Mancino sarebbe venuto a sapere che pezzi dello Stato avevano intavolato una trattativa con Cosa Nostra per far cessare il terrorismo mafioso, in cambio di alcune concessioni legislative: prime fra tutte la revisione del maxiprocesso. Sarebbe stato uno dei protagonisti di quel negoziato, Vito Ciancimino, a chiedere alcune garanzie istituzionali, tra cui quella che Mancino venisse informato”. L’autore delle nuove rivelazioni ai pm di Palermo è Massimo Ciancimino, ultimo figlio dell’ex Sindaco del capoluogo siciliano Vito. Il padre fu condannato per favoreggiamento e concorso esterno in associazione mafiosa, il figlio lo è stato per “riciclaggio del tesoro accumulato dal padre in quanrant’anni di vita politico-amministrativa”. Stando al racconto di Massimo, che è l’unico testimone della trattativa avvenuta tra il padre e gli uomini del Ros Mario Mori e Giuseppe De Donno, Ciancimino “voleva essere sicuro che ci fosse una copertura istituzionale al negoziato” e avrebbe chiesto, scrive L’Espresso, “di informare il ministro Mancino degli incontri avviati tra Roma e Palermo”. La richiesta sarebbe stata poi esaudita.
PRIMO LUGLIO ’92 - E’ furioso Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, che si fa vivo dalle pagine di 19luglio1992.com pubblicando una foto della pagina della agenda grigia del giudice (non quella rossa misteriosamente scomparsa da via D’Amelio pochi minuti dopo l’attentato). Il giorno in questione è il primo luglio 1992, giorno in cui Nicola Mancino saliva per la prima volta al Viminale, e proprio in quella data sarebbe avvenuto un incontro tra il giudice Paolo Borsellino e Mancino. Secondo gli appunti dell’agenda, scrive Salvatore, Paolo sarebbe stato “nel pomeriggio di quel giorno, dalle 15 all 18.30 alla Dia ad interrogare Mutolo”, avrebbe incontrato “dalle 18.30 alle 19.00 il Capo della Polizia Parisi”, e “dalle 19.30 alle 20.00 Mancino” e sarebbe poi “tornato alle 20 alla Dia per proseguire l’interrogatorio di Mutolo, il quale dichiarò di avere notato in lui un nervosismo spinto al punto da mettere in bocca contemporaneamente due sigarette”. Secondo Salvatore, infatti, l’allora Ministro degli Interni “convocò nella sua stanza al ministero Paolo Borsellino mentre stava interrogando Gaspare Mutolo” per comunicargli “che lo Stato aveva avviato una trattativa con quella stessa criminalità organizzata che aveva da poco, nella strage di Capaci, massacrato Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli uomini della sua scorta”. Dell’episodio si parla nel libro “La Trattativa (Mafia e Stato: un dialogo a colpi di bombe)” del giornalista Maurizio Torrealta, che analizza in toto la vicenda. Viene riportata la testimonianza del pentito Gaspare Mutolo, che racconta della telefonata ricevuta da Paolo Borsellino durante l’interrogatorio del primo luglio a Roma e dell’assenza di circa mezz’ora del giudice rientrato poi palesemente teso e nervoso dopo un incontro col numero tre del Sisde Bruno Contrada e il capo della Polizia Parisi. “Sai Gaspare, debbo smettere perché mi ha telefonato il Ministro, manco una mezz’oretta e vengo”, disse Paolo.



La cosa bella è che se effettivamente la base della trattativa, il papiello, riguardava il 41bis, questa è fallita. Ma allora perchè non dire la verità? Perchè nascondersi in questi incredibili non ricordo?
Davvero c’è tanto altro sotto che si deve addirittura smentire un incontro di mezz’ora?
Complimenti all’autore per la bella ricostruzione storica
Che poi sul 41 bis il papello aveva mica torto.
Non passa rapporto di Amnesty che non lo condanni.
E’ un monstrum burocratico all’italiana, una fabbrica di delazioni fuori controllo e il bello è che la gente pensa sia una macchina oliata e rigorosa senza sapere che è solo un grigio meccanismo burocratico senz’anima e senza vie d’uscita.
Molto interessante…
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C’è un piccolo problema. In regime carcerario normale i boss mafiosi continuano regolarmente a mafiare. E ci prendono pure per il culo, gozzovigliando o fingendo pseudo-malattie.
No, il “piccolo problema” è che questo post dopo due giorni ha 4 commenti!
Vi linko il video di S. Borsellino su iutub:
http://it.youtube.com/watch?v=bDUmvp4_3Q4
guardatelo, rabbrividite ed alzate la schiena!
Shame on you!
http://it.youtube.com/watch?v=bDUmvp4_3Q4
NO IL “PICCOLO PROBLEMA” E’ CHE DOPO DUE GIORNI QUESTO POST HA SOLO 4 COMMENTI…
TRISTE…