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Rivoluzione Francesco, fuori gli italiani dal Vaticano

Papa Francesco continua a cambiare il Vaticano pezzo per pezzo: l’importante è buttare giù il precedente sistema di potere che faceva capo principalmente a prelati italiani. La corrente ad uscire di scena è infatti quella dei porporati del nostro paese, travolti da una quantità di scandali davvero inaccettabile per il nuovo corso così desiderato da Papa Francesco. Così, a salire nelle quotazioni, ad occupare sia le posizioni che contano davvero sia quelle forse un po’ più onorifiche sono prelati, laici ed esponenti di altre cordate, meglio se straniere, non compromesse con gli scandali dello Ior, con il lusso all’italiana, con gli insabbiamenti dei casi di pedofilia nel clero.

VATICANO, ARRIVANO I MALTESI – La prima e forse più importante cordata di nomi ad affermarsi nello scenario vaticano è quella maltese, o sarebbe meglio dire anglofono-maltese: prelati e laici americani, maltesi, australiani che stanno occupando i principali posti di comando della struttura economica del Vaticano, a partire dall’uomo di cui più di tutti si fida Papa Francesco, che, come lui, è stato “chiamato dalla fine del mondo certo non per stare a guardare il Cupolone”. George Pell, già arcivescovo di Sydney, nel suo paese si è schierato con decisione per la repressione degli abusi del clero, nonostante qualche sua parola abbia causato delle polemiche per le quali poi si è scusato; è molto apprezzato da papa Francesco per il suo stile decisionista, diretto e per le sue ferme intenzioni di fare pulizia nel panorama della finanza e dell’economia vaticana. “Ce l’hanno chiesto i cardinali nei concistori prima dell’elezione del Papa”, ha detto recentemente: “Basta casi Sindona, basta scandali”.

 

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LA SQUADRA ECONOMICA – George Pell, prefetto del segretariato per l’Economia, può contare su una squadra di uomini del nuovo corso vaticano: i maltesi appunto. Lo stesso cardinale recentemente intervistato, ha negato che esista o che possa esistere una vera e propria corrente maltese, ma è un fatto che le nomine più importanti sono maltesi o legate a doppio filo a questo mondo. Il principale di essi è Joseph Zahra, nato e laureato a Malta, banchiere e gestore di fondi di investimento che fa parte come vicecoordinatore (il coordinatore è l’Arcivescovo di Monaco e Frisinga) del Pontificio Consiglio per l’Economia, il tavolo misto religiosi/laici istituito da Papa Francesco per sovrintendere a tutti gli affari economico-finanziari della Santa Sede, sostanzialmente un’authority di controllo con il compito, secondo le parole del Papa, di offrire “consulenza sulla gestione economica e supervisionare le strutture e l’attività amministrativa e finanziaria di tutti i dicasteri della Curia romana, delle Istituzioni connesse alla Santa Sede, e della Città del Vaticano”.

UNA STRETTA CONNESSIONE – Secondo George Pell, Zahra non è certo l’esponente di una corrente o di una lobby maltese, “che non esiste”; e in ogni caso “è impressionante per quanto lavora”. Rimane il fatto che il Consiglio per l’Economia, per la parte laica, è composto per tre settimi da persone che formano un vero e proprio pacchetto. Si tratta di Zahra, del neo presidente dello Ior, il francese Jean-Baptiste de Franssu e del professor Francesco Vermiglio, docente di diritto commerciale a Messina. Già il Giornale e l’Espresso avevano notato le connessioni fra i tre nomi.

Il filo che lega il terzetto è la Misco Malta, la società di consulenza finanziaria fondata da Zahra. De Franssu era manager della controllata Misco Directors Network, Vermiglio aveva fondato con Zahra la Misco Advisory ltd, una joint venture fra lo studio messinese dell’avvocato Vermiglio e il gruppo maltese, pensata, secondo L’Espresso, per calamitare i capitali tricolori nell’isola che fino al 2010 era un paradiso fiscale. Vermiglio, per la cronaca, è il fratello di Carlo, vicepresidente del Consiglio nazionale forense e per sua stessa ammissione massone fino al 1988 nella loggia la Ragione.

Inoltre Zahra è stato, tempo fa, nominato come docente a contratto presso l’Università di Messina, secondo il Malta Independent chiamato proprio da Vermiglio a tenere una serie di lezioni di lingua maltese; lo stesso giornale smentisce poi che De Franssu sia stato un manager della Misco: “Zahra e De Franssu si sono incontrati solo in Vaticano”, si legge dall’isola.

 

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NESSUN ITALIANO ALLO IOR – Altro maltese “in posizione chiave” in Vaticano e sopratutto nel neonato superministero economico è “l’assistente personale del Papa”, Monsignor Alfred Xuereb, nominato Segretario Generale della Prefettura per l’Economia e segretario dello Ior senza diritto di voto: sostanzialmente, un ufficiale di collegamento con la stanza del Papa. Insomma, voci di lobbismo e di correnti a parte, Papa Francesco sta mettendo uomini di assoluta fiducia nei ministeri di tipo economico, promuovendo un rinnovamento complessivo della struttura vaticana e, di fatto, marginalizzando il vecchio corso italiano – sopratutto dopo casi come quello del lussuosissimo superattico di Tarcisio Bertone in Vaticano, una storia che ha fatto venire il sangue agli occhi al pontefice. Ad oggi nel consiglio di amministrazione dello Ior, escludendo il Segretario di Stato Piero Parolin che vi siede di diritto, non c’è nessun membro italiano né laico né religioso; George Pell ha però detto che “ne sarà nominato uno a breve” e che in Curia ci sono “tanti italiani bravissimi”.

LE ALTRE NOMINE – Oltre alle nomine economiche ce ne sono altre, di peso, e nessuna di loro ha un cognome italiano. Direttamente dall’Inghilterra arriva il barone Christopher Francis Patten, membro del Partito Conservatore, pari della Corona d’Inghilterra, ultimo governatore di Hong Kong prima del ritorno dell’amministrazione cinese, Commissario Europeo e presidente del Bbc Trust, l’ente editore della tv nazionale inglese: sarà supervisore delle comunicazioni vaticane, e non si può dire che non si trovi in sintonia con Papa Francesco. “I vescovi, le guide della Chiesa, i pastori dovrebbero parlare dei membri meno fortunati delle loro comunità”, ha detto a Radio Vaticana: “Se la Chiesa non parla dei poveri, dei migranti, di chi è stato colpito dalla vita, ignora una delle lezioni più importanti del nuovo testamento”. Papa Francesco conferma poi la tendenza già inaugurata dal suo predecessore Benedetto: niente italiani all’Onu. E’ stato di recente nominato, infatti, Bernardito Cleopas Auza, arcivescovo filippino definito “diplomatico di lunga esperienza” come rappresentante permanente della Santa Sede al Palazzo di Vetro. Auza è il secondo non italiano dopo l’uscente Francis Chullikatt, nominato nel 2010 da Papa Ratzinger, a rappresentare la Santa Sede nel consesso internazionale.