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Non è un Montecitorio per mamme

Allarme mamma a Montecitorio. Manca ancora uno spazio apposito per i piccoli della Camera dei Deputati, così, chi deve allattare il proprio bambino, deve rimanere a casa. A sollevare la querelle (che va avanti da anni) è la deputata Pd Vanessa Camani che racconta oggi su Repubblica tutte le difficoltà. La neomamma, arrivata a Roma in sostituzione dell’europarlamentare Alessandra Moretti,  sta a casa da settembre: «Perché i bambini non possono entrare a Montecitorio e io ogni tre ore devo allattare Pietro che ha tre mesi. Pensavo di portarlo con me, e pure Anna, due anni, ma non c’è una nursery, né uno spazio bambini». La carenza di uno spazio ad hoc inizia a pesare man mano che aumentano i seggi rosa in Parlamento. E la difficoltà coinvolge anche le dipendenti dei palazzi romani: ben 675 lavoratrici alla Camera su 1442 non hanno una ludoteca a loro disposizione. «Abbiamo esteso il concetto di “missione” alle deputate in maternità – spiega sul quotidiano Valeria Valente, presidente del Comitato Pari opportunità della Camera – per consentire loro di non risultare assenti durante i cinque mesi che la legge italiana prevede per tutte le lavoratrici». Si potrebbe fare di più?

(FILIPPO MONTEFORTE/AFP/Getty Images)
(FILIPPO MONTEFORTE/AFP/Getty Images)

ITALIA E DIFFERENZE – Per giugno a Montecitorio doveva esser aperto uno spazio bimbi finora però non si è fatto nulla. Eppure all’estero per le neomamme la situazione è differente. All’Eliseo deputate e dipendenti hanno a disposizione un nido mentre in Spagna le parlamentari possono votare via telematica. Perfino a Strasburgo le euroelette possono assistere a sedute e votazioni con il figlio a seguito, in aula. In Italia le cose vanno decisamente a rilento. I primi a chiedere una Montecitorio a misura di mamma furono nel 1987 i Verdi. Negli anni ’80 l’ingresso alla Camera era vietato per i bambini sotto gli undici anni e le lotte fatte a suon di comunicati e iniziative non bastarono.

 

STANZETTE IMPROVVISATE – E oggi? Oggi con il 33 per cento in più di elette ci si organizza come si può. Loredana Lupo, deputata 5 stelle, ha sistemato tutto in una stanzetta per l’allattamento con fasciatoio, accanto alla tribuna stampa dell’emiciclo. La collega di Movimento, Roberta Lombardi sul suo blog tocca la spinosa tematica e spiega: «Mi sono attrezzata con lettino, carillon, fasciatoio per il bagno, tutto pagato di tasca mia (e senza metterlo a rimborso dalla famosa diaria)». In realtà un progetto in cantiere c’è ed è a firma della deputata di Scelta Civica Valentina Vezzali e della democratica Marina Sereni. Non si tratta di una reale ludoteca (o asilo) ma di una struttura ad hoc con permessi specifici in grado di dare ospitalità senza “costi aggiuntivi”. Lo spazio diventerebbe disponibile anche per le dipendenti dei palazzi ma finora la soluzione è solo su carta.

LO SPAZIO C’È MA NON ESISTE – Cercare altrove? Sarebbe bello ma il problema è allattare. Nel centro storico non ci sono strutture simili. Non solo: come raccontò diverse settimane fa La Stampa ci sono stati tanti tentavi finiti però a vuoto. Anche il sindaco di Roma Gianni Alemanno diede disponibilità ad aprire la Ztl ai genitori negli orari di entrata e uscita dei bambini. Il progetto non arrivò nemmeno all’Ufficio di presidenza della Camera così come sembrano insormontabili permessi e criteri a cui si deve adattare un palazzo storico per avere mura a misura di bambino. Peccato perché lo spazio bimbi ci sarebbe. Si tratta di un locale al piano terra in via della Missione n.8. dove piazzare fasciatoio e altro: 120 metri quadri a fianco alla libreria di Montecitorio. Dove aprire a giugno ma finora di nidi (o simili) non c’è traccia. «Quando Anna era piccolissima – racconta Carmani su Repubblica – ero consigliere comunale e ogni volta che chiedevo, dopo sei ore di aula, di differire la seduta mi sentivo rispondere “Eh, dimettiti se non ce la fai”. La verità è che per le donne i limiti famigliari vengono ritenuti degli impedimenti all’attività politica».

(In copertina la deputata Jessica Rostellato il primo giorno a Montecitorio, LaPresse)