Fiat-Chrysler, è davvero tutto oro quello che luccica?

23/01/2009 - Infine, molte parole sagge sul tema si possono leggere qui: “- l’accordo sembrerebbe dare a Fiat l’accesso alla rete di vendita Chrysler in Nord America, e viceversa a Chrysler quella di Fiat in Paesi dove la casa americana è assente

     
 

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Infine, molte parole sagge sul tema si possono leggere qui: “- l’accordo sembrerebbe dare a Fiat l’accesso alla rete di vendita Chrysler in Nord America, e viceversa a Chrysler quella di Fiat in Paesi dove la casa americana è assente o ha una presenza debole. Questa parte dell’accordo può sembrare interessante, e potrebbe esserlo, se però i venditori Chrysler negli Usa e Fiat nel mondo hanno i giusti incentivi a vendere e fornire assistenza a prodotti di altri marchi; Fiat e Chrysler sono aziende abbastanza complementari, sia per tipologia di prodotto sia per distribuzione geografica: Fiat si concentra su prodotti di gamma medio-bassa, in Europa, Sud America e in parte Asia, mentre Chrysler vende prodotti nei segmenti medio-alti soprattutto in Nord America. Questo pone però un dubbio: se le aziende sono complementari, e sanno di esserlo, perché non fondersi direttamente, integrandosi completamente e facendo quindi sparire la separazione tra le due entità? Evidentemente la fiducia nella controparte non è completa”.

UN PO’ DI FINANZA - Infine, c’è la questione finanziaria. Che è giusto cominciare da una notizia che sui giornali italiani è stata un po’ oscurata, pur essendo stata pubblicata sul Wall Street Journal (e in Italia dal Sole: “L’accordo Chrysler-Fiat ha bisogno dei prestiti Usa. Chrysler ha trovato un partner internazionale, ma non è fuori dalle difficoltà, soprattutto perché l’accordo è condizionato al fatto che la Chrysler ottenga altri 3 miliardi di dollari di prestiti governativi. L’accordo diventa vincolante solo se Chrysler otterrà altri 3 miliardi di aiuti finanziari da Washington. Per poterli ottenere, Chrysler deve mettere a punto entro il 17 febbraio un piano che mostri come intende tornare alla redditività. Chrysler potrebbe dover spiegare perché i contribuenti americani devono mettere più soldi nell’azienda quando né l’azionista di maggioranza, Cerberus, né il nuovo partner Fiat fanno altrettanto”. L’esilarante smentita data alle agenzie di stampa da un portavoce Fiat conferma il tutto: ” L’operazione “non è assolutamente” legata al fatto che chrysler riceva un prestito federale ulteriore di 3 miliardi di dollari – in aggiunta ai 4 già ricevuti lo scorso anno – ma dipende principalmente dall’approvazione del dipartimento del tesoro americano. La decisione del tesoro arriverà quando chrysler il mese prossimo presenterà al governo il suo piano industriale. Il prestito di 3 miliardi sarebbe una “conseguenza” del piano e riguarda unicamente Chrysler”. Cioé, esattamente quanto sostenuto da Wsj e Financial Times. E la circostanza secondo la quale Fiat ha un anno per decidere se salire nel capitale conferma il tutto.

(IN)CONCLUDENDO… - Insomma, a voler grattare sotto la superficie, qualche perplessità sulla bontà di un accordo sbandierato come il migliore possibile potrebbe anche venire. Certo, se davvero Obama mette in atto il suo piano ecologico, l’unica chance che ha un produttore di macchinoni come la casa americana è quella di utilizzare la tecnologia italiana. Ma non è detto che basti, visto che anche gli altri produttori ci si tufferanno a pesce. Poi, certo: Fiat è pienamente consapevole del fatto che ha scommesso rischiando un pezzo di un’azienda in crisi. E rimanere fermi sarebbe stata una stupidaggine forse più grave di qualsiasi acquisizione. C’è anche da notare la contraddizione intrinseca di chi chiede la cassa integrazione in Italia e poi fa shopping in America, ma anche qui nulla di nuovo sotto il sole: quando Maroni era ministro del Lavoro disse che la Fiat non avrebbe beccato più un soldo dal governo perché “dalla fine della seconda guerra mondiale ad oggi ha già avuto in regalo, a fondo perduto, un totale equivalente a un milione di miliardi. Con questa cifra la Fiat poteva comprarsi la General Motors”. Ma soprattutto: è difficile, togliersi la convinzione che se Chrysler fosse stata davvero un grande affare, probabilmente lo avrebbero fatto altri.

     
 

19 Commenti

  1. Tetsuo scrive:

    Be Greg cosi però è tutto insignificante :D

    Sinceramente nell’articolo non c’è una base di fatti che giustifichi perchè l’accordo fait-cry sia un cattivo accordo.

    Tutto si riduce a dire “se era un buon accordo lo avrebbero fatto gli altri”, che mi sta pure bene per scherzarci su, ma non può essere la base per criticare la Fiat su qeusto accordo.

    Inoltre non è male puntualizzare che L’alfa non è stata totalmente regalata alla Fiat (come avvenuto per Cai-Alitalia), in fondo i commenti servono proprio per parlare del pezzo e delle cose scritte nel pezzo.

    Restano in tema, io anche non credo che sia tutto oro, ma almeno vedo un’azienda che cerca di muoversi per far fronte alla crisi, considerando che in Italia non ci sono gli aiuti come negli altri paesi… in compenso la Fiat ha aiuti da una vita e pure la cassa integrazione, alla fine, è un aiuto di stato in senso lato.

    Da Italiano spero che la Fiat riesca bene in questa cosa… e sempre da Italiano non mi dispiacerebbe se la Fiat tornasse a creare migliaia di posti di lavoro… in Italia ovviamente.

  2. de PINO philosophia scrive:

    io so’ io e voi nun siete un cazzo…e istruitevi…

    interessante confronto !

  3. Gregorj scrive:

    @ Andrea (e tetsuo):

    “Vede Gregory”,

    si scrive con la J

    “normalmente in un Forum on-line o in una discussione tra persone ci si confronta, ed è confrantandosi che si cresce e si impara”.

    questo però non è un forum.

    “Lei invece fino ad ora ha solo criticato in modo spiacevole il mio pensiero”.

    Le “obiezioni” che lei ha portato a detrimento della tesi esposta nell’articolo non ne sfiorano l’argomentazione. Veda sotto nella risposta a Tetsuo per l’esposizione completa.

    “La invito, sempre che ne sia in grado, di partecipare alla discussione in maniera propositiva, magari spiegandomi perchè secondo Lei le mie considerazioni sono “cretine”.”

    spiegato sopra.

    @ tetsuo:

    “Sinceramente nell’articolo non c’è una base di fatti che giustifichi perchè l’accordo fait-cry sia un cattivo accordo”.

    nell’articolo, invece, vengono evidenziate:

    - ragioni storiche, che sono certo le più deboli ma servono a dare un quadro della situazione

    - ragioni industriali, nell’ordine:
    a) la “massa critica” richiesta dallo stesso marchionne non è raggiunta
    b) il fatto che la 500 e l’Alfa non hanno mai sfondato nei precedenti tentativi di portarle nel mercato americano
    c) i veicoli industriali non andranno “di moda” perché c’è la recessione
    d) la questione della rete di vendita, che funzionerà solo se i venditori Chrysler negli Usa e Fiat nel mondo hanno i giusti incentivi a vendere e fornire assistenza a prodotti di altri marchi;
    e) la questione della complementarietà: se le aziende sono complementari, e sanno di esserlo, perché non fondersi direttamente, integrandosi completamente e facendo quindi sparire la separazione tra le due entità? Evidentemente la fiducia nella controparte non è completa

    - ragioni finanziarie, dove si racconta la storiella del prestito e la smentita-che-conferma di Fiat

    Tra l’altro, quello che auspichi tu è proprio quello che si dice alla fine dell’articolo. E secondo te, tutto questo discorso si riduce a dire “se era un buon accordo lo avrebbero fatto gli altri”, la battuta finale? Sei sicuro di aver letto bene?

  4. Gregorj scrive:

    @ de PINO phiolosofia

    Secondo me, no :D . Come ho scritto nel commento qui sopra, le argomentazioni portate sia da Tetsuo che da Antonio non toccano per nulla il cuore (la ciccia, l’argomento principe dell’articolo): se si chiama Fausto o Giuseppe, il dottor Marchionne, non c’entra nulla; se l’Alfa Romeo è stata svenduta o meno, non c’entra nulla, e così via.

    L’articolo invece riporta degli argomenti – quelli sintetizzati qui sopra – che però né Tetsuo né Antonio hanno colto. Per questo, a mio parere, è inutile cominciare a rispiegare qualcosa che va prima letto con la necessaria attenzione e poi, argomentando, criticato. Per questo, a mio parere, è inutile rispondere: che cosa devo fare, rispiegare quello che è stato già spiegato?

  5. Tetsuo scrive:

    Pino philosofia si e manco fosse la prima volta… e daje ammettilo che un pò di superbia (eufemismo) alberga in te ;)

    “- ragioni storiche, che sono certo le più deboli ma servono a dare un quadro della situazione”

    visto che la situazione è drasticamente cambiata, non credo che sia attendibile una storiografia… troppo diversi i piani congiunturali su cui si opera adesso, rispetto ad anni fà.

    “- ragioni industriali, nell’ordine:
    a) la “massa critica” richiesta dallo stesso marchionne non è raggiunta”

    Parliamo di numeri di massima e tra 4,5 e 5 non c’è sta gran differenza, è un pò debole la cosa

    “b) il fatto che la 500 e l’Alfa non hanno mai sfondato nei precedenti tentativi di portarle nel mercato americano”

    Ecco prorpio perchè non si è mai riusciti prima, forse entrare con un competitor americano può essere utile, soprattutto se i soldi della gente sono pochi è probabile che abbiano più interesse verso il piccolo rispetto al megajeppone.

    “c) i veicoli industriali non andranno “di moda” perché c’è la recessione”

    500 ed Alfa non sono veicoli industriali

    “d) la questione della rete di vendita, che funzionerà solo se i venditori Chrysler negli Usa e Fiat nel mondo hanno i giusti incentivi a vendere e fornire assistenza a prodotti di altri marchi;”

    Nessun piano strategico funziona solo sulla carta, certamente i venditori sanno bene che se va a fondo questo accordo forse vanno a fondo anche loro, quindi l’incentivo minimo (sopravvivere) già lo hanno.

    “e) la questione della complementarietà: se le aziende sono complementari, e sanno di esserlo, perché non fondersi direttamente, integrandosi completamente e facendo quindi sparire la separazione tra le due entità? Evidentemente la fiducia nella controparte non è completa”

    La fiducia forse mancherà, ma forse c’è anche solo la voglia di fare fronte comune alla crisi non perdendo la propria identità, ne il potere in casa propria… infatti è una joint-venture non una fusione.

    “- ragioni finanziarie, dove si racconta la storiella del prestito e la smentita-che-conferma di Fiat”

    che vuoi che dicano “si cogliamo i soldi del governo” apertamente… lo lasciano capire (soprattutto la Fiat) e quindi non vedo “controindicazioni” in questa affermazione, ma solo che l’accordo è sub-judice

    Ribadisco quanto detto, le considerazioni di cui sopra sono poche e senza una base reale per smontare questo accordo, insomma sono cose che si sanno e che stanno insite in qualsiasi accordo… visto che niente è sicuro al 100%, mi sembra ovvio che ogni accordo possa avere i suoi lati oscuri non luccicanti, ma non per questo debba sempre essere catalogato come la solita “sola” all’italiana.

  6. icy scrive:

    @Andrea:
    Sul passaggio di AlfaRomeo a Fiat invece che in Ford non hai portato alcuna informazione utile (visto che non hai confrontato i termini di acquisizione tra ford e fiat, ma hai solo detto chsa ha fatto fiat, il che ha una utilità di 0), sul pensare che siamo più bravi degli altri penso che lo stato dell’industria italiana sia già la risposta alla tua domanda (ovvero, si gli imprenditori italiani si sentono più bravi degli altri, salvo poi essere smentiti nei fatti), é più facile e gratificante ma non aggiusta i conti.

    @Tetsuo:
    Le ragioni storiche si basano sull’approccio delle persone che guidano la fiat e non sui risparmiatori, e sono i secondi a essere meno prevedibili e non i primi ;)

    a) Tra 4.5 e 5 c’è una gran differenza, perché sono milioni di vetture. Il mercato italiano (ante recessione) cresceva di 250 mila auto all’anno, 500000 auto di differenza sono tante. Soprattutto ora.

    b) Concordo sul fatto che la fiat parte da una buona posizione su auto un po’ più attente ai consumi. Ma bisognerebbe anche sapere quali sono i prezzi di vendita (e il cambio euro dollaro non aiuta).

    c) Rileggi l’articolo, è spiegato il perché dei veicoli industriali ;)

    d) L’incentivo minimo di vendere per non andare a casa c’è a prescindere, se non altro si prova a tenersi il lavoro in condizioni averse.

    e) L’identità di crysler è persa da un bel po’ (almeno a giudicare dalla storia dei suoi passaggi di mano), quella di fiat invece avrebbe potuto effettivamente compromettersi un po’ con una fusione.

    Per le ragioni finanziarie, la negazione della fiat è stata fatta per mantenere il segreto di pulcinella, e poi ci si chiede il perché dell’ultima frase?

    E comunque condivido il fatto che le altre aspettano e sperano(speravano) nella dipartita di crysler, quindi avevano più omtivazioni contro l’acquisizione che altro.
    Un paio di mesi e sapremo se sarà stato (sempre che ci sia) un buon affare.

  7. gregorj scrive:

    @ icy, grazie per aver letto l’articolo con attenzione sin dal primo momento ;-)

    @ tetsuo

    in premessa: come vedi, da discutere nel merito ce n’era eccome. solo che né tu né antonio lo avete fatto all’inizio. Lascio agli altri lettori l’onore di giudicare quale sia la superbia: il comportamento di chi si rifiuta di discutere con qualcuno che non legge ma giudica, o quella di chi non legge ma giudica.

    “visto che la situazione è drasticamente cambiata, non credo che sia attendibile una storiografia… troppo diversi i piani congiunturali su cui si opera adesso, rispetto ad anni fà”.

    spiace deluderti, ma per quanto riguarda Fiat la situazione congiunturale è drammaticamente simile a quella di alcuni anni fa. Come tra l’altro viene evidenziato nell’articolo (pagina 2, prime righe e link alla fonte).

    “a) la “massa critica” richiesta dallo stesso marchionne non è raggiunta”
    Parliamo di numeri di massima e tra 4,5 e 5 non c’è sta gran differenza, è un pò debole la cosa”

    ti ha già perfettamente replicato Icy. Aggiungo soltanto (ma si capiva già dal commento di Bragantini) che stiamo parlando di numeri ante-crisi. Ah, un’altra cosa: è stato lo stesso Marchionne ad aggiungere che il piano di alleanze non è concluso, facendo capire che c’è spazio per farne un’altra. Ecco quindi che a smentirti non ci sono solo i numeri, ma anche la Fiat.

    b) “Ecco prorpio perchè non si è mai riusciti prima, forse entrare con un competitor americano può essere utile, soprattutto se i soldi della gente sono pochi è probabile che abbiano più interesse verso il piccolo rispetto al megajeppone.”

    sopra ti è stato spiegato quale è il doppio problema: 1) un mercato comunque immaginato in calo 2) una rete di vendita

    “c) i veicoli industriali non andranno “di moda” perché c’è la recessione”
    500 ed Alfa non sono veicoli industriali”

    sopra ti è stato spiegato – e Icy ti ha giustamente fatto notare che è scritto nell’articolo – il perché del riferimento ai veicoli industriali. Leggi con maggiore attenzione.

    “d) Nessun piano strategico funziona solo sulla carta, certamente i venditori sanno bene che se va a fondo questo accordo forse vanno a fondo anche loro, quindi l’incentivo minimo (sopravvivere) già lo hanno”.

    Parti da un presupposto tipicamente italiano: i rivenditori, secondo te, sono monomarca. Puoi per favore verificare se è così anche negli Usa? E quanta è la percentuale di monomarca rispetto a plurimarca? :D

    “e) La fiducia forse mancherà, ma forse c’è anche solo la voglia di fare fronte comune alla crisi non perdendo la propria identità, ne il potere in casa propria… infatti è una joint-venture non una fusione.”

    L’argomento è perfettamente girabile al contrario.

    “che vuoi che dicano “si cogliamo i soldi del governo” apertamente… lo lasciano capire (soprattutto la Fiat) e quindi non vedo “controindicazioni” in questa affermazione, ma solo che l’accordo è sub-judice”

    L’accordo non è sub-judice. La Fiat ha ufficialmente “smentito”, ma quello che ha detto ha fatto capire che avevano ragione Wsj e Financial Times. ” “si cogliamo i soldi del governo” è stato invece detto apertamente sia da Chrysler che da Fiat proprio ieri (un rapido giro su GNews te lo confermerà).

    Ribadisco quanto detto: il discorso nel merito è arrivato soltanto quando è stato fatto il Bignami dell’articolo, che quindi prima non è stato letto con la dovuta attenzione. Le confutazioni che hai provato a portare sono poche e senza una base reale per “smontare” questo articolo, nonostante presuntuosamente si affermasse il contrario… e nessuno ha parlato di “sòla” all’italiana. Forse riprovare a rileggere con maggiore attenzione potrebbe dare una comprensione maggiore dei termini della questione.

  8. Il motivo per cui se oggi un ingresso di Fiat nel mercato Usa avrà successo mentre nel passato non lo è stato o non avrebbe avuto senso, è dato dal fatto che gli Usa si stanno dando una regolata “volontaria” in fatto di emissioni (ai fini dell’ambiente) e di ridurre i consumi di petrolio ai fini della bilancia commerciale. Le macchine da 3 litri di cilindrata andavano bene fino a qualche anno fa. Da qualche anno ci siamo resi conti che il petrolio costa, inquina, e che si può vivere lo stesso con un motore da 1000 cc. Gli americani si sanno adattare e accettarenno i motori più piccoli della Fiat. Quanto al resto dell’articolo per me l’alleanza Fiat-Chrysler è azzeccata. Costa poco, ci sono soldi dello stato amerciano (non è colpa della Fiat questo, e poi il settore auto o è sussidiato in qualche modo o chiude, almeno in occidente). Quanto poi all’affermazione se fosse stato un buon affare perchè non lo hanno fatto gli altri. La risposta è semplice: laddove Cerberus, un fondo di private equity, ha fallito Fiat può riusicrci perchè capisce di auto e fa automobili, e fa automobili che non produce la Chrysler. Nessun investitore assennato l’avrebbe acquistata. Neanche gratis. Ecco perchè Fiat lo ha fatto!

  9. Si pensi ai valori sul lavoro dei diritti sindacali italiani, quando, è cosa possiblissima, vi sarà la vendita in Italia di auto cinesi a quasi metà prezzo. Si salvarà la nosra industria automobilistica col solo marchio ” made in Italy? E stato mostrato alla TV italiana la fiera capionania internazionale di Canton? Dire stupefacente sarebbe diminuitivo. Sola salvezza, l’alta qualità. Possibile in Italia dove la contrefazione sembra la qualità attuale?Quale partito dell’opposiione, oltre lo stantio antiberlusconismo, evocherà i veri problemi, della laicità, della ecologia senza velami, e come realizzare posti di lavoro rentabili e dell’integrazione di immigrati non cristiani? E di una giustizia, se non uguale per tutti, almeno equa e non da lumaca? Evocando problemi di attualità innFrancia e altre parti di Europa, devo essere considerato un visionario affetto di senilità. Ameglio

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