Nessuna propaganda si ferma alla paura
07/04/2008 - Dal 1988 si chiama Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli. È nome che suona senza dubbio meglio del vecchio – Propaganda Fide – ma non ne tradisce il fine, nel senso che è sempre lo stesso e cerca di non darlo
Dal 1988 si chiama Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli. È nome che suona senza dubbio meglio del vecchio – Propaganda Fide – ma non ne tradisce il fine, nel senso che è sempre lo stesso e cerca di non darlo da vedere. Prendendo a prestito le parole di chi ha studiato bene il fenomeno, “la propaganda è sempre stata il mezzo attraverso cui le diverse organizzazioni politiche e religiose hanno cercato di imporre la loro volontà […] Il propagandista religioso comincia di solito coll’evocare la tensione angosciosa della colpa […] ma nessuna propaganda si ferma alla paura. Dopo avere risvegliato, o perlomeno intensificato l’ansia, il suo passo successivo è quello di ridestare la speranza nel suo particolare tipo di salvezza” (Roger Money-Kyrle, La psicologia della propaganda – in: Scritti 1927-1977, Loescher 1985).
Ve n’è buona prova nel dossier dal titolo “La crisi della famiglia in Europa”, diffuso il 28 marzo 2008 da questa macchina vaticana. Un esempio solo: “Quel che accade in Europa oggi non è diverso da quanto accaduto in altre epoche storiche rispetto ad altre civiltà che si sono estinte. L’estinzione ha rispettato sempre uno schema: denatalità, invecchiamento, declino e infine decadenza […] La causa primaria del declino demografico è la profonda trasformazione subita dalla famiglia a partire dalla fine degli anni Sessanta, una trasformazione che ha investito la donna e la durata dell’unione, la dimensione e la composizione dei nuclei, il ruolo dei genitori e il legame tra le generazioni. La tradizionale struttura fatta da un padre che lavora e provvede ai bisogni economici, una madre educatrice ed una prole numerosa, è quasi del tutto scomparsa in Europa, per fare posto a forme cosiddette moderne […], basate sul rispetto per le scelte individuali dell’altro, sull’uguaglianza dei ruoli tra uomo e donna, sul sentimento come base della formazione delle coppie e del rapporto tra genitori e figli” *.
Ma – dicevamo – “dopo avere risvegliato, o perlomeno intensificato l’ansia, il passo successivo è quello di ridestare la speranza”. Come possiamo salvare l’Europa dall’estinzione? Rimuovendo le cause, sennò che altro? Basta con“il rispetto per le scelte individuali dell’altro”? Basta con “l’uguaglianza dei ruoli tra uomo e donna”? Basta con “il sentimento come base della formazione delle coppie e del rapporto tra genitori e figli”? Ma sì, basta. Meglio non dirlo in modo esplicito, però: non suona bene.
Luigi Castaldi













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@ Alessandro (Cronachesorprese)
Lei si arrampica sugli specchi, perciò è costretto a premettere che “il caso di Malvino [...] è sicuramente meno grave, ecc.”.
(1)Le affermazioni di Francois Dumont sono fatte proprie “in toto” dallo stesore del documento, che infatti le riprende per mostrarle in perfetta sintonia con le affermazioni di Benedetto XVI (Congresso Comece, 24.3.2007).
(2) Le virgolette messe a “rispetto” hanno lo scopo di introdurre polemicamente un dubbio sul fatto che quello verso l’individuo (e non già verso la persona) sia “vero rispetto” (come poco oltre è per “vivaci”, usato per definire le famiglie nelle quali si “pretende” [le virgolette, qui, sono mie] di applicare il principio del rispetto verso l’individuo).
Lei, gentile Alessandro, si arrampica sugli specchi, ma ha ventose assai imperfette.
si figuri, gentile malvino, quale interesse posso avere ad arrampicarmi sugli specchi su una questione sollevata da lei. chi ha scritto il documento usa le affermazioni di dumont per i dati che contiene a sostegno delle affermazioni di benedetto XVI, non le fa proprie “in toto”. è vero, le concedo, che non c’è segnalazione di distonia tra le due posizioni; ma questo non basta per riportare le frasi del dumont come se fossero integralmente di chi ha scritto il documento, come fa lei. è quanto meno poco elegante. mi fa piacere comunque che lei abbia finalmente considerato il significato delle parole tra virgolette: nel suo commento l’aveva del tutto omesso. spero che le sia valso come esercizio a leggere con minore prevenzione i documenti di provenienza a lei non gradita: come può constatare quelle virgolette, una volta considerate, dovrebbero impedirle di tirare le conclusioni perentorie che lei ha tirato (”basta con il rispetto?…” eccetera). con stima e cordialità.